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Acqua, Virgilio (Pd): "Aprire il Tavolo Idrico ai sindaci" Piazzoni (Sel): "Salini rinunci" E il Comitato: "Era ora"

acqua-evidenza

Il giorno dopo la riunione dei sindaci sul servizio idrico cremonese che ha approvato i verbali delle sedute precedenti senza però esprimersi (per mancanza di tempo) sul progetto di fusione delle società, arrivano le prime reazioni politiche.

VIRGILIO (PD): “DISCUTIBILE IL TAVOLO IDRICO SENZA RAPPRESENTANZA DEI SINDACI”
«Mentre i sindaci sono sempre pronti a collaborare con realismo a prescindere dall’appartenenza politica sui diversi ambiti del governo locale – interviene Andrea Virgilio, capogruppo Pd in consiglio provinciale – rispetto all’acqua emerge solo una logica di contrapposizione ben alimentata dalla cattiva gestione della Provincia che vuole portare a casa la partita a colpi di maggioranza e che agisce dentro a una dirompente logica di parte. Il risultato è che ormai da anni tutto è fermo e il processo decisionale si è arenato». «L’altra sera – continua Virgilio – il Presidente Salini si è impegnato informalmente a fare un passo indietro, tuttavia il primo atto distensivo che dovrebbe compiere è quello del ritiro immediato della delibera del 22 dicembre 2011 che di fatto sancisce il modello pubblico–privato. Sarebbe forse anche opportuno cambiare la consulenza dell’ATO anche per facilitare  una soluzione in grado di ricomporre la frattura che si è generata Ricordo infine che l’intero Consiglio Provinciale ha votato un atto di indirizzo che prevede di porre in essere ulteriori attività di approfondimento destinate ai sindaci, per consentire loro di arrivare ad una decisione consapevole sul tema della gestione dell’acqua, un impegno che purtroppo è stato tenacemente disatteso in questi mesi. Per queste ragioni è infatti alquanto discutibile la costituzione di un Tavolo Idrico Provinciale con le sole aziende del territorio e senza una rappresentanza dei primi cittadini».

PIAZZONI (SEL): “SALINI RINUNCI A QUESTA CROCIATA INSENSATA”
Sinistra Ecologia Libertà plaude la decisione presa dalla Conferenza dei Sindaci della provincia di Cremona, che «decidendo di ratificare il verbale dell’assemblea del 16 dicembre scorso, ha nuovamente affermato la volontà dei Comuni del nostro territorio di tutelare l’acqua come bene pubblico, non disponibile per le speculazioni». «Ancora una volta – dichiara Gabriele Piazzoni, coordinatore provinciale di Sel – il Presidente Salini ha visto respinto, anche dai Sindaci del centro-destra, il proprio tentativo di consegnare l’acqua della Provincia di Cremona in mano ai privati. Come già sancito a stragrande maggioranza dagli italiani con i referendum di giugno, l’acqua è e deve rimanere un bene comune: Salini si rassegni alla volontà dei cittadini e rinunci a questa crociata insensata, che sta assumendo tratti sempre più grotteschi».

IL COMITATO PER L’ACQUA PUBBLICA: “VERGOGNOSO SPETTACOLO DI UN GRUPPO DI SINDACI”
«Era ora – è il commento del Comitato -. A quattro mesi di distanza dai fatti i cittadini riescono finalmente a vedere certificato ciò che sinora era notizia “non ufficiale”, cioè che la provincia di Cremona rifiuta la società mista proposta nel piano d’ambito. Lo stesso presidente Salini è stato costretto, pallido per la sconfitta, a riconoscere pubblicamente che il territorio di Cremona non lo segue. Era per la verità l’unico a non averlo ancora capito. Resta dunque sul tappeto l’ipotesi di cui nessuno vuole parlare, l’azienda consortile. Semplice, realizzabile, economica. Peccato che la serata sia stata rovinata dal vergognoso spettacolo di un gruppetto di sindaci (Crema in testa a tutti) che pur di salvare la faccia ai due presidenti (Salini e Leni) vota ubbidiente per l’approvazione del verbale (incompleto) di una seduta a cui nessuno di loro ha partecipato. Quando si vota su questioni di fondamentale rilevanza democratica si dovrebbe avere maggior rispetto di se stessi e non fare di tutto per togliere una seconda volta voce ai colleghi. A proposito di regole: a che titolo ieri sera il presidente Salini è intervenuto più volte al microfono? Non è stato detto più volte che nelle sedute deliberative possono parlare solo gli aventi diritto? Da quale sindaco era delegato?».

 

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Commenti
  • mari

    Grazie al comitato che continua a rappresentare migliaia di voti referendari cremonesi per l’acqua pubblica!

  • kunta

    Certo, continuiamo con l’abbaglio che l’acqua è un bene comune per cui deve essere gestita solo da uffici pubblici.
    E avanti con gli sprechi, le dispersioni medie del 40% (!) negli attuali impianti mal gestiti, niente investimenti. avanti così…

    • M

      Insieme di numeri inventati ( o almeno non constestualizzabili alla nostra realtà) senza essere comprovati da nessun dato

      • kunta

        insieme (?) di numeri inventati…ho scritto un solo numero, evidentemente non sa quello scrive. O anche Lei è il Mosè della valpadana che ha in esclusiva le tavole della verità? Solo lei riesce a contestualizzare il problema?

        si legga http://lexambiente.it/acrobat/Muratori02-2010.pdf

        nè destra, nè sinistra: quindi per molti spiazzante.

        Il mio pensiero è che fin dall’inizio si è affrontato un falso tema, quello del servizio pubblico dell’acqua minacciato dai imprenditori privati quindi sfruttatori…e come tutte le cose in italia, anche questo tema non si è affrontato per quello che è.
        saluti,

  • Giuseppe Trespidi

    Se sulla gestione pubblica dell’acqua non ci sono mai stati dubbi sulla natura della società che la deve fare non si è mai fatta chiarezza. Se è la tariffa che deve sostenere gli investimenti che differenza c’è se a farli è una società totalmente pubblica (la cosiddetta “in house”) rispetto ad una società mista con maggioranza di capitale pubblico e minoranza di capitale privato? Chi pensa alla mista conosce qualche imprenditore che vuol fare beneficenza? Fatelo conoscere anche a noi. A questo punto se si facesse un confronto realistico con il sistema bancario non avremmo tutti le idee più chiare?

  • Giuseppe Trespidi

    Se sulla gestione pubblica dell’acqua non ci sono mai stati dubbi sulla natura della società che la deve fare non si è mai fatta chiarezza. Se è la tariffa che deve sostenere gli investimenti che differenza c’è se a farli è una società totalmente pubblica (la cosiddetta “in house”) rispetto ad una società mista con maggioranza di capitale pubblico e minoranza di capitale privato? Chi pensa alla mista conosce qualche imprenditore che vuol fare beneficenza? Fatelo conoscere anche a noi. A questo punto se si facesse un confronto realistico con il sistema bancario non avremmo tutti le idee più chiare?
    Giuseppe Trespidi