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Stalking in Provincia: dipendente inchiodato dalla perizia grafica

tribunale

Altra udienza del processo contro un 64enne, dipendente dell’amministrazione provinciale, accusato di stalking in ambito lavorativo. Parte civile attraverso l’avvocato Marco Azzali è un 31enne, oggi messo notificatore in Provincia, all’epoca dei fatti magazziniere nelle sede di Corso Vittorio Emanuele II. Per l’accusa, l’imputato, difeso dall’avvocato Fabio Galli, sarebbe l’autore di una serie di sabotaggi nei confronti del 31enne e di altri due dipendenti. Lo ha spiegato lo stesso 31enne durante la scorsa udienza: “Ho trovato la serratura della porta del magazzino ostruita con l’attack, le luci spente e l’acqua saponata messa lì per farmi cadere, gli escrementi sulla porta e una serie di bigliettini con insulti e minacce”. Per il perito grafico Roberta Lombardi, che ha comparato la grafia dei biglietti con alcuni scritti dell’imputato sia in corsivo che in stampatello, l’autore è “senza dubbio” lo stesso.  “Si tratta di una grafia estetica molto bella e difficilissima da imitare. E’ trent’anni che faccio il perito grafico, ma una grafia così bella non l’avevo mai vista”. Oggi in aula è stata sentita anche la testimonianza della responsabile acquisti del magazzino, collega del 31enne. “Mi è capitato di trovare biglietti infilati sotto la porta, la serratura ostruita e altre volte una sostanza sparsa lungo il corridoio. Uno dei biglietti è stato messo dopo la morte di un nostro collega che si è suicidato. Consigliava di impiccarsi”. Nessuno dei messaggi indicava il destinatario, ma per la testimone “in quell’ufficio c’era solo una persona” e quei fogli “erano indirizzati senz’altro ad una figura maschile”. “Ricordati che devi morire”, “cane rognoso”, “la guerra continua”, era il contenuto dei biglietti, compreso uno in cui si inneggiava alle Brigate Rosse con scritto “la tua fine è decretata”. “Avevo paura”, aveva riferito il 31enne “Anche quando andavo a casa non ero tranquillo. Non chiudevo più occhio. Lo stress si rifletteva sul mio rendimento lavorativo”. Il 2 ottobre del 2010 il gip Guido Salvini, su richiesta del pm Francesco Messina, aveva disposto nei confronti del 64enne la misura del “divieto di avvicinamento alla persona offesa e al suo luogo di lavoro a meno di 200 metri” e il “divieto assoluto di comunicazione in qualunque forma e con qualunque mezzo”, un provvedimento poi annullato il 19 ottobre successivo dal tribunale del Riesame di Brescia che aveva accolto il ricorso della difesa. Da parte sua l’imputato, che oggi era assente, ha sempre ribadito la sua innocenza, affermando di essere lui la vittima di vessazioni all’interno degli uffici della Provincia. Si torna in aula davanti al giudice Cristina Pavarani il prossimo 26 settembre.

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