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Ricordo e commozione per don Martini, sacerdote morto nel terremoto

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Ricordi e commozione dopo la notizia della morte del sacerdote cremonese don Ivan Martini, parroco della parrocchia di S. Caterina a Rovereto sul Secchia, morto sotto i calcinacci della sua chiesa caduti a seguito del sisma, mentre stava tentando di recuperare la statua della Madonnina. L’amico di infanzia Enrico Gabbioneta ricorda una telefonata di qualche giorno fa: «Mi disse che quella di Rovereto era la terza chiesa che i terremoti gli rendevano inagibile, ma mi assicurò che non si sarebbe arreso e che l’avrebbe ricostruita». «Amici di asilo, di scuola, di parrocchia, di scoutismo – conclude Gabbioneta – piangono la dipartita di un compagno di viaggio che era diventato un solido punto di riferimento per la concretezza della loro fede e la profondità della loro vita coniugale».
«Era entrato in Seminario dopo il diploma magistrale – ricorda don Renato Onida, compagno di ordinazione nell’anno 1973 -. Aveva un carattere molto aperto e allegro, era un ottimista per natura e anche nelle scelte pastorali aveva mostrato un grande coraggio. A Vicobellignano con il parroco don Emilio Beltrami visse dei momenti di grande fraternità, poi nel 1985 decise di servire una chiesa, quella di Carpi, che mancava di sacerdoti. Anche questa decisione fu dettata dal suo zelo pastorale che non aveva certo orizzonti limitati».
Commozione e sconcerto anche da parte di don Aldo Manfredini, parroco di San Michele: «L’avevo incontrato l’estate scorsa – ricorda il sacerdote – e mi ha sempre dato l’impressione di un tipo giovanile, molto contento del suo ministero. Tra le sue doti la capacità di creare relazioni significative tra le persone, come testimoniano anche tante persone di San Michele che a lui sono state legate con affetto sincero».
«Don Ivan era un prete molto stimato in diocesi – ricorda il rettore del seminario di Carpi don Massimo Dotti che martedì pomeriggio ha benedetto la salma del sacerdote scomparso – . Era parrocco di una comunità di 4000 anime e al contempo aiuto cappellano nel nostro ospedale e al carcere di Modena. Due attività che compiva con grande generosità e che arricchivano umanamente e spiritualmente il suo ministero pastorale. Ultimamente era stato in Malawi per organizzare un gemellaggio con le popolazioni assistite da una nostra missionaria laica, la dottoressa Germana Munari. Anche da questo viaggio era tornato con un grande entusiamo e tanta voglia di fare»·
«I funerali non sono stati ancora fissati – continua don Dotti – anche perché la situazione in questo momento è davvero tragica. Il palazzo vescovile e tutti gli uffici di Curia sono inagibili tanto che il vescovo si è dovuto trasferire in Seminario. Qui le scosse continuano e siamo in emergenza».

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Commenti
  • Antonino Rizzo

    L’ho conosciuto in anni lontanissimi, quando eravamo ancora ragazzi. Sono costernato.