Un commento

Cremona solo sulla carta non è sismica Ma il terreno può amplificare gli effetti Il terremoto in Emilia fotocopia di quello a Soncino

Terremoto

Le mappe sul rischio sismico di Cremona probabilmente sono tutte da rifare. Così come quelle della Lombardia alla luce di quanto sta avvenendo in Emilia Romagna e nella vicina provincia di Mantova dove i danni sono davvero rilevanti. Ricordiamo che Cremona fu distrutta il 3 gennaio 1117 da un terremoto violentissimo. Nel 2003 la Regione ha stilato una nuova classificazione sismica nella quale figurano a rischio sismico nella nostra provincia i Comuni di Soncino, Casaletto di Sopra, Ticengo e Romanengo. Il rischio sismico è 2, vale a dire “zona con pericolosità sismica media, dove possono verificarsi terremoti abbastanza forti”. Gli altri 111 Comuni della provincia di Cremona, compreso il capoluogo, sono invece classificati come zona 4. Ma di quanto sia inadatta la mappatura del 2003 lo raccontano le immagini dei giornali provenienti da Moglia (Mantova): paese che – secondo la Regione – è a rischio sismico medio-basso ma di fatto semidistrutto.

“Basta guardare attentamente la mappa del rischio sismico e subito tutta Cremona e la sua provincia passerebbero a rischio 3.  La zona 3 è caratterizzata da una bassa sismicità, che però in particolari contesti geologici può vedere amplificati i propri effetti, il che vorrebbe dire una accelerazione notevole sia sui vincoli di costruzione che sul resto – afferma il geologo Giovanni Bassi – Se poi analizziamo lo stato della falda, la sabbia del nostro terreno, alcune situazioni morfologiche particolari allora riusciamo a capire che qui gli effetti possono essere amplificati. Anche il Piano Regolatore di Soregaroli che ha delimitato il rischio sismico seguendo l’arginatura maestra era assolutamente sbagliato. D’altra parte l’andamento del terremoto in Emilia di questi giorni è la fotocopia esatta di quello avvenuto a Soncino. Quindi la guardia va tenuta alta con criteri rigidi di costruzione soprattutto per gli edifici pubblici”.

Per il territorio provinciale dei quattro Comuni della provincia classificati come sismici la Provincia di Cremona ha disposto nel 2011 la redazione di un unico piano di emergenza di protezione civile settoriale per il rischio sismico. Il tutto deriva dallo studio sulle storicità dei terremoti. Infatti a Soncino ci fu un evento sismico avvenuto il 12 maggio 1802 con un’intensità pari a 8÷9 gradi della scala Mercalli. Una prima scossa fu avvertita il giorno precedente, l’11 maggio verso le 18, con abbassamento del livello delle acque nei pozzi e presenza di odore di zolfo. La scossa principale avvenne il giorno 12 verso le ore 9,30 e il suo epicentro dovrebbe essere posto nella media valle dell’Oglio nei dintorni della città di Soncino interessando una ventina di paesi. A Orzinuovi si ebbero i danni maggiori con danni su 400 degli oltre 500 edifici del centro abitato. Si ebbero crolli nelle chiese di San Domenico, di San Francesco, nella Chiesa della Madonna, nell’Ospedale dei Poveri e nel convento di Santa Chiara. A Soncino si rilevarono danni alla chiesa parrocchiale, alla chiesa di San Giacomo, alla chiesa di Santa Maria delle Grazie, con il crollo di un’arcata, alla chiesa di San Bernardo, cui crollò parte del campanile. Si ebbero anche 2 morti. Baracche di legno improvvisate accolsero la popolazione che si dedicò a pratiche devozionali e penitenziali. Danni furono rilevati anche nella frazione di Gallignano e nel comune di Ticengo. A Romanengo crollò la chiesa parrocchiale, tanto che venne ricostruita ex novo dopo pochi anni. Si ebbero danni anche a Crema, con fenditure e crepe nella Cattedrale, nell’Arco del Torrazzo, nella chiesa di San Bernardino; crolli al campanile del santuario di Santa Maria delle Grazie, le cappelle della basilica di Santa Maria della Croce furono scoperchiate. Una fenditura si ebbe nel territorio di Credera Rubbiano con fuoriuscita di abbondate acqua. La scossa fu avvertita distintamente anche a Lodi, Cremona e Brescia. Altre scosse si susseguirono fino al 24 giugno dello stesso anno.

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Commenti
  • faglie mobili, e sabbie, fluidi, vuoti, pieni, e non solo…
    «Il terremoto in Emilia, il fracking, lo stoccaggio gas
    (…) Nella zona è certo che non ci siano operazioni di fracking dato che ci sono comitati di cittadini molto vivaci ed attenti che si battono contro la realizzazione di un impianto di stoccaggio gas.
    Questo era il vero problema: nonostante la faglia fosse stata individuata dall’INGV oltre 10 anni fa (vedi link nel post precedente), alcuni “negazionisti” di cui taccio il nome sostenevano in un rapporto redatto per il proponente dello stocaggio che il problema era secondario o inesistente. (…)
    E’ anche auspicabile che questo terremoto porti ad un ripensamento circa le proposte di stoccaggio gas coincidenti con altre anticlinali sismicamente attive come Soncino nel cremonese e Monte Netto nel bresciano.»
    « (…) La differenzza principale tra Montemurro o Ferrandina da un lato e Rivara, Soncino e Capriano dall’altro è che per le prime due il petrolio è ancora presente o il gas comunque c’era, memtre per le altre la reiniezione avverrebbe in zone dove i fluidi non erano presenti. Questo significa che in un caso si introducono variazioni limitate di pressione o addirittura si ripristina la situazione pre-esistente allo sfruttamento, mentre nell’altro le conseguenze sono molto meno prevedibili.»
    Prof. Marco Mucciarelli, Laureato in Fisica, professore universitario Sismologia Applicata, Facoltà di Ingegeria – Università della Basilicata.
    http://tersiscio.blogspot.it/2012/05/il-terremoto-in-emilia-il-fracking-lo.html