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Negozi, capannoni e magazzini I numeri della crisi che avanza

Negozi chiusi

Il settore del commercio è in affanno. In tempi di profonda crisi gli esercizi provano a rimanere a galla tra mille difficoltà. C’è chi tenta di sfidare i tempi che corrono mettendo a nuovo qualche locale chiuso per lanciare la sua attività. Settimana dopo settimana, però, si contano costantemente negozi, anche “storici”, che chiudono in modo definitivo. Una “desertificazione” fatta di saracinesche abbassate in atto soprattutto a Cremona, in centro.

NEGOZI, CAPANNONI, MAGAZZINI, LABORATORI

Un metro per misurare l’impatto della crisi sul commercio, e su diverse attività economiche, è l’analisi dell’andamento del mercato immobiliare non residenziale. Compravendite, transazioni di negozi, capannoni, laboratori, istituti di credito, alberghi, magazzini. E la situazione, come prevedibile, è tutt’altro che confortante. Un crollo generalizzato è in corso dal 2004 nella provincia cremonese.

La panoramica è fornita dall’ultimo rapporto di Ance Lombardia e dell’istituto di ricerca Cresme sulla base degli ultimi dati disponibili. Per il sesto anno consecutivo il mercato immobiliare non residenziale continua a ridursi a causa dell’over-produzione di spazi non residenziali e della crisi. In regione, nel 2011, compravendite in flessione del 2,2% rispetto all’anno precedente, con un calo complessivo del 39% rispetto al 2006.

La caduta è maggiore nei comuni capoluogo, dove nel 2011 si perde il 44% del mercato rispetto al 2006, con una caduta generalizzata che ‘salva’ solo Como (-12%) e Lecco (-12,7%), e penalizza pesantemente gli altri comuni.

CAPOLUOGO E PROVINCIA

Nel capoluogo di Cremona le transazioni non residenziali nel 2011 sono state 106. Una lieve ripresa rispetto all’anno precedente (erano 82) ma scenario ancora lontano dai dati del 2004 (192) e del 2005 (202). Situazione similia nel resto della provincia.

SITUAZIONE NERA PER UFFICI E NEGOZI

In provincia segnali positivi arrivano dall’industria e dai capannoni (transazioni passate da 75 a 122 tra 2010 e 2011). Nera invece la condizione del settore degli uffici e quello di negozi e laboratori (in cui sono inclusi anche i centri commerciali). Nel primo caso il calo non si ferma: da 80 a 73 le transazioni tra 2010 e 2011 (erano 173 nel 2004). Nel secondo numeri pressoché costanti tra 2010 e 2011 (205 e 208), lontani dai dati del 2004 (364) o anche solo del 2008 (324). Crollati anche i movimenti relativi ai magazzini: da 348 a 321 tra 2010 e 2011 (erano 519 nel 2005).

Michele Ferro

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Commenti
  • kunta

    sono sempre stato contrario alle rivoluzioni, ma comincio a pensare che forse ho torto.
    in italia non servono riforme, serve un cambiamento RADICALE.

    • NO ABC

      Bravo!

  • Annamaria Menta

    “Per il sesto anno consecutivo il mercato immobiliare non residenziale continua a ridursi a causa dell’over-produzione di spazi non residenziali e della crisi.”

    Anche senza la crisi basterebbe la produzione (anzi, userò un termine da ‘criminale’, la SPECULAZIONE) di tutti capannoni e cubi di cemento a far precipitare la situazione.

    E c’è ancora chi chiede a gran voce di costruire, qualsiasi cosa, basta poter ‘smaltire’ tutte le materie, prime e seconde, che girano intorno all’edilizia, e chi pretende di aprire nuove cave per ottenere materiale che non serve a nessuno, solo a chi deve ‘far girare’ dei soldi.

    “E la situazione, come prevedibile, è tutt’altro che confortante.”
    Questione di opinioni…

  • Giuliano

    Tirando le somme: vediamo di vendere o affittare (se serve ristrutturando) i molti locali che sono vuoti e non buttiamo giù ancora fiumi di cemento!! (e magari non alziamo continuamente le tasse!!!)

  • kunta

    spiego a livello pratico il DRAMMA edilizio con un esempio sulla mia pelle.

    Tema:
    casa di proprietà data in locazione: quanto mi rende?

    opzione: cedolare secca

    Cedolare secca = 25%, cioè su 4 affitti che prendo, uno va allo stato. In altri termini su 12 mesi di affitto, 3 vanno a putt…e ne rimangono 9.

    IMU = calcoli del commercialista alla mano, questa TASSA PATRIMONIALE è pari a 2,5 canoni di locazione. Passato il vomito, aggiorno il conto: 9 meno 2,5 = 6,5 canoni che rimangono.

    SPESE CONDOMINIALI = quota a carico proprietario (dati dello scorso anno) circa 1,5 canoni di locazione. Altro conato e riconteggio: 6,5 meno 1,5 = 5,0 canoni che rimangono.

    SPESE DI RISTRUTTURAZIONE MEDIE ANNUALI (naturalmente a carico proprietario) corrispondenti a circa 1,0 o 2,0 canoni mensili. Aggiornamento: 5,0 – 1,0 (o meno 2,0) =

    da 3,0 a 4,0 canoni che restano in tasca su 12 percepiti.

    Se poi si pensa alla svalutazione del mattone, il disastro è compiuto.

    CHE SCHIFO.

    • Ftw

      pensa se avessi messo quei soldi in borsa da cassettista dando retta a uno di quei promotori che dicevano che sul lungo periodo le azioni erano l’investimento migliore!