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Senza colpevoli dopo 11 anni Il Dna scagiona i tre ragazzi indagati per l'omicidio di Arianna Zardi

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L'avvocato Davide Lacchini

L’omicidio di Arianna Zardi, 25enne di Casalbellotto trovata morta nell’ottobre del 2001 nella campagna cremonese, rimane nel mistero. L’esame completato quindici giorni fa dal Ris di Parma ha escluso la compatibilità tra i Dna dei tre indagati (all’epoca dei fatti due minori e un maggiorenne per i quali era stato riaperto il caso) e quello estratto dalle tracce rinvenute sugli oggetti a referto (un mozzicone di sigaretta e gli abiti della ragazza su cui è stato trovato Dna maschile). Uno dei tre ragazzi era già stato scagionato all’epoca dei fatti. L’avvocato Davide Lacchini, legale degli indagati, ha fatto sapere che chiederà l’archiviazione.

L’OMICIDIO DI ARIANNA ZARDI

Arianna Zardi, 25 anni, viveva a Casalbellotto con la madre e la sorella. Domenica 30 settembre 2001 la ragazza era uscita di casa intorno all’una, senza dire dove andava. Quella sera aveva appuntamento con il padre – che abita in un paese lì vicino insieme all’altro fratello della ragazza – per l’ora di cena. Ma Arianna all’appuntamento non si era presentata, e non era nemmeno tornata a casa; il suo cellulare risultava spento. Una cosa insolita per lei, che non era abituata a dormire fuori, o ad allontanarsi a lungo senza avvertire. I parenti, preoccupatissimi, avevano presentato la denuncia di scomparsa. Due giorni dopo – martedì 2 ottobre – un’amica aveva telefonato alla sorella di Arianna, e le aveva passato una persona che sosteneva di aver sentito dei ragazzi dire di aver visto la borsetta della scomparsa tra le cascine, nella zona della golena del Po. Ma non era così: due zii di Arianna, recatisi lì immediatamente, avevano trovato invece la borsetta appoggiata al muretto di un ponticello sopra il greto asciutto di un canalone di irrigazione, a Torricella del Pizzo. Sotto il ponticello c’era il corpo della ragazza, disteso, con la testa verso il muro. Sulla parete c’erano diverse macchie di sangue, come se Arianna, ferita, si fosse spostata, forse cercando di alzarsi.

LE INDAGINI

In un primo momento la causa della morte di Arianna era sembrata una caduta volontaria dal ponte, anche se il cadavere era stato localizzato a qualche metro di distanza, lungo il terreno che corre al di sotto dell’ arco. Le indagini erano proseguite con gli interrogatori degli amici della vittima, tra cui un 17enne nella cui casa era stato trovato il telefonino della vittima. «L’ ho preso dalla borsetta dopo essermi imbattuto nella ragazza ormai cadavere – si era giustificato – poi sono scappato per lo choc». Era stato arrestato e poi prosciolto per insussistenza di gravi indizi di colpevolezza.

LA RIAPERTURA DEL CASO

Dieci anni dopo, il gip del tribunale di Cremona, Guido Salvini, ha riaperto il caso. Nuovi sopralluoghi guidati da foto e planimetrie, interrogatori ripetuti a diverse persone già sentite all’epoca, contatti attivati con i carabinieri che si occupano dei ‘cold case’ hanno dato una nuova speranza alla risoluzione del caso. Tre gli indagati e nuovi incroci di dati, a partire da quelli emersi nel corso degli esami compiuti nel 2007 sul cadavere della ragazza: una perizia autoptica (la seconda dopo quella fatta a ridosso del decesso) e una perizia compiuta da un entomologo sulle larve e sugli insetti trovati sul cadavere della ragazza. Ora l’esito dell’esame del Dna. Altri indagati scagionati e l’omicidio di Arianna di nuovo senza una risposta.

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