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Omicidio colposo per suicida in ospedale, dirigenti prosciolti

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Aveva legato alla pediera del letto il laccio della tuta e si era lasciato scivolare, togliendosi la vita in pochi minuti. Il 14 marzo del 2008 il suicidio di un paziente di 51 anni sottoposto a cure psichiatriche all’ospedale di Cremona era costato ai responsabili del reparto un’accusa di omicidio colposo. Oggi, però, il giudice per l’udienza preliminare Letizia Platè ha emesso sentenza di non doversi procedere perché il fatto non sussiste nei confronti di Mila Agrimi, direttore responsabile del reparto di Psichiatria, difesa dall’avvocato Antonio Picasso, ed Ezio Medagliani, responsabile di reparto, assistito dall’avvocato Marcello Lattari. Il pm Fabio Saponara aveva chiesto il rinvio a giudizio in quanto avrebbero omesso di effettuare un adeguato controllo sul paziente e avrebbero dovuto privarlo del laccio della tuta con il quale si era impiccato. Secondo l’avvocato Picasso, “le contestazioni omissive erano inconsistenti”, in quanto il paziente, anche privato del laccio, avrebbe potuto togliersi la vita ugualmente. Per di più “i controlli avvenivano regolarmente ogni 50 minuti, e la morte era arrivata in pochissimi minuti”. Impossibile, dunque, secondo il legale, aver potuto scongiurare il gesto estremo del paziente. “Non è possibile contenere i pazienti con rischi suicidi”, ha aggiunto l’avvocato Lattari, “oggi il trattamento psichiatrico ha perso la propria connotazione detentiva a favore dell’aspetto curativo. In questo caso tutte le misure precauzionali erano state adottate”.

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