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Fulminato dai fili dell'alta tensione, assoluzione in appello

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Assolto in appello dall’accusa di omicidio colposo. Questa, dopo quattro ore di camera di consiglio, la decisione dei giudici di Brescia per il guardia pesca Giovanni Piacentini, condannato in primo grado a Cremona il 14 luglio dell’anno scorso per il reato di omicidio colposo a quattro mesi di reclusione, pena sospesa. Piacentini, difeso dall’avvocato Davide Lacchini, e Francesco Canfora, dell’associazione Pesca Sportiva Gessate, già assolto in primo grado, erano finiti a processo per la morte del 29enne Massimo Gasparini, avvenuta sulla riva del fiume Gambara il 4 giugno del 2006. Il giovane, residente a Cologno Monzese, tesserato dell’associazione di Gessate, era stato folgorato dai fili dell’alta tensione. La vittima, operaio prossimo alle nozze, stava preparando la sua canna da pesca, otto metri di manico in fibra di carbonio, per disputare una gara. Sopra di lui, a meno di dieci metri in prospettiva, passava la linea elettrica da 15 mila volt nascosta da un pioppeto. La canna non aveva nemmeno urtato i fili dell’alta tensione, ma il carbonio è un potente conduttore e il pescatore era stato folgorato. Canfora e Piacentini erano accusati di aver violato gli obblighi di vigilanza “tendenti ad impedire che i campi di gara fossero posizionati nelle vicinanze delle linee elettriche ad alta tensione e che i partecipanti transitassero con le canne montate in prossimità delle linee ad una distanza inferiore ai 40 metri”.

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