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Scandalo formaggi avariati, al processo la parola alla difesa

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Parola ai testi della difesa nel processo sui formaggi avariati celebrato davanti al presidente Pio Massa (a latere i giudici Francesco Sora ed Andrea Milesi). Tra i testi, una ex dipendente della Megal che lavorava nel laboratorio chimico microbiologico. “Alla Tradel arrivava del formaggio che poi noi alla Megal utilizzavamo per la fusione”, ha raccontato la teste. “Da Megal usciva formaggio essiccato oppure fuso in panetti”. “Merce sana”, secondo l’ex dipendente, che ha anche aggiunto che “l’Asl veniva sempre anche a fare i controlli visivi nello stabilimento, oltre a fare i prelievi”. “Non ci hanno mai detto che avevamo prodotti pericolosi per la salute”.

Un’altra testimone, dipendente della Galbani fino al 2003 come capo reparto e poi alla Tradel di Casalbuttano, ha detto che “la Tradel lavorava provoloni per conto di Gabani” e di non aver “mai visto merce avariata”. “C’erano escrementi di topo nelle celle del reparto provolone, cosa che abbiamo segnalato al direttore dello stabilimento Luciano Bosio.

Sentiti anche il maresciallo del Nas Raffaele Marongiu e il suo luogotenente, Valter Piersimoni. Prima che scoppiasse lo scandalo formaggi, i militari del Nas, nel marzo del 2006, in seguito ad una segnalazione dell’Asl, avevano effettuato controlli alla Tradel dove era stata sequestrata una partita di burro che sembrava vegetale, prodotto poi risultato in regola e restituito. Verifiche erano state disposte anche in tutto lo stabilimento. Nella parte centrale c’era del formaggio che i carabinieri avevano ritenuto in condizioni non idonee e anche merce scaduta. “Ci siamo andati tante volte insieme all’Asl”, hanno riferito sia Marongiu che Piersimoni. “Non abbiamo mai preannunciato le ispezioni”. Nel novembre del 2006 l’indagine era passata nelle mani della guardia di finanza

LE ACCUSE

L’accusa, per gli imputati, è quella di aver “alterato le caratteristiche di vari prodotti lattiero-caseari prima che fossero distribuiti per il consumo, rendendoli pericolosi per la salute pubblica”. In particolare, perché dal 2004 al giugno 2007 “lavoravano formaggi destinati al consumo umano, mescolandovi prodotti per il consumo animale, oppure, in altri casi, prodotti avariati e dall’odore nauseabondo recanti la presenza di estese muffe, di inchiostri, di residui di plastica, di vermi, di topi morti e di escrementi di roditori”. Quel formaggio avariato e putrefatto era merce che doveva essere smaltita, destinata ad uso zootecnico. E invece, secondo l’accusa, sarebbe stata riciclata e lavorata come prodotto “buono”, di prima qualità. L’inchiesta era partita nel novembre 2006 con il controllo, sulla Castelleonese, di un tir carico di oltre 2900 tonnellate di semilavorati, fra mozzarelle, stracchino e gorgonzola, nauseabondi. Il carico proveniva dalla Tra.De.L di Casalbuttano ed era diretto alla Megal di Vicolungo, in provincia di Novara. La prima raccoglieva, sconfezionava e iniziava la lavorazione, la seconda miscelava e confezionava.

GLI IMPUTATI

A giudizio c’è Domenico Russo, l’imprenditore siciliano a capo della Tra.De.L e della Megal, accusato di adulterazione e contraffazione dei formaggi in concorso con Luciano Bosio e Gheorghe Vlagea, direttore e magazziniere della Tra.De.L, e con Francesco Tripodi, magazziniere della Megal. Accusati di abuso di ufficio sono Riccardo Crotti, direttore del Dipartimento di prevenzione veterinaria dell’Asl, e i veterinari Paolo Balestreri e Andrea Chittò. “Invece di effettuare ispezioni e controlli a sorpresa”, allo stabilimento della Tra.De.L avrebbero preannunciato e concordato le ispezioni a volte con Russo, altre con Bosio.

L’udienza, per l’esame dei periti, è stata aggiornata al prossimo 25 settembre.

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