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La rocca e i manifesti

Lettera scritta da Franco Occhio

La pubblicità per le feste della Lega e del Popolo delle Libertà di Soncino propone orgogliosamente l’immagine del Castello (per i soncinesi sarà sempre “èl Castèl” anche se per i turisti viene spiegato che è una “Rocca”).

E tutti i residenti, anche coloro che alle feste di partito non ci vanno, guardano con piacere questi manifesti che dovrebbero rappresentare simbolicamente l’attaccamento degli amministratori verso il proprio paese ed i suoi monumenti più significativi.

Ma poi, ripensandoci un attimo, si deve constatare che se c’è stata una amministrazione che per la Rocca ha fatto proprio pochino, quasi niente, questa è l’amministrazione Pedretti: il simbolo di Soncino, il principale punto di richiamo turistico, è stato dimenticato e quasi lasciato andare alla malora.

Eppure da sempre tutte le amministrazioni comunali ci hanno speso fior di quattrini badando a che la rocca si mantenesse sana e si presentasse bene: basta ricordare, negli ultimi decenni il rifacimento della merlatura crollata, la pulizia delle fosse, il consolidamento degli spalti, il rinnovo del tetto delle torri, il primo stralcio dell’impianto di illuminazione…

L’incidente avvenuto sette anni fa ha fatto chiudere tutti gli accessi alle torri ed agli spalti del Rivellino. Si pensava che si provvedesse a mettere in sicurezza gli accessi: ed invece ci sono ovunque catenelle di sbarramento con grave disappunto dei turisti.

E sono venute a mancare addirittura anche le indispensabili opere di pulizia e di piccola manutenzione (salvo il rifacimento della pavimentazione del pianerottolo dello scalone che procurava danni continui ai muri sottostanti).

Non basta che il Castello sia esibito come simbolo di affetto per la propria terra! L’amministrazione possa garantire le cure continue di cui il vecchio maniero ha sempre bisogno.

Ultimamente si parla di grandi progetti.

Ma questi amministratori si sono dimostrati spesso “larg dè buca e strècc dè mà”.

Speriamo che stavolta non siano solo parole.

Franco Occhio

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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