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In sei mesi, 530 imprese artigiane hanno cessato la propria attività Saldo negativo a Cremona: -1,84%

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In sei mesi 530 cessazione di imprese artigiane a Cremona. Non è solo il commercio a soffrire la crisi sul territorio. I dati arrivano dalla Camera di Commercio di Piacenza che ha effettuato uno studio confrontando il proprio territorio con quelli circostanti, tra i quali quello cremonese. 9.871 imprese artigiane attive al 30 giugno 2012. In sei mesi 343 sono state le nuove iscrizioni alla Camera di Commercio di Cremona, 530 le cessazione (di cui 2 cancellate d’ufficio). Il saldo è, dunque, negativo: meno 187. Il tasso di crescita pure: -1,84% da gennaio a giugno. Il più basso dopo quello di Lodi che si attesta a -1,85%. Le città emiliane (Piacenza, Parma e Reggio Emilia) sono anche loro a segno negativo anche se il tasso di decrescita è inferiore: rispettivamente 1,35%, 1,22% e 1,22%. Pavia è la città presente nello studio che sta meglio con un tasso di crescita al -0,55%.
Le incertezze sul futuro economico e le difficoltà a reperire credito non sono sicuramente un viatico che spinge ad avviare nuove iniziative imprenditoriali. Non solo, le condizioni attuali provocano chiusure pesanti. E una riduzione dello stock degli imprenditori artigiani.

Dinamica demografica relativa alle imprese artigiane (primo semestre 2012)

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Commenti
  • Gigetto

    Reggio Emilia ha avuto il record di imprese artigiane. Ma il problema che realmente si trattava di muratori che non venivano assunti come dipendenti ma dovevano iscriversi alla CCIA per poter lavorare.
    Adesso che l’edilizia é in crisi, dopo aver saturato il mercato ed il territorio, sono rimasti a piedi. Sfruttati prima e senza lavoro adesso.
    Così anche le altre provincie citate. I comuni hanno incamerato gli oneri e poi abbiamo palazzi nuovi invenduti.

  • Maurizio

    La riforma prevista dalla mitica Fornero per le aziende introduce la pressione del cuneo fiscale al 114,22%.(la percentuale che versa rispetto allo stipendio netto percepito dal lavoratore)
    L’azienda che riesce ugualmente a guadagnare va avanti, ma chi non riesce ha due alternative: lavoro nero oppure chiude baracca e lascia a casa i burattini.