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Mondomusica a New York, perchè non si pensa ad un padiglione "Cremona" recuperando i nostri liutai? La proposta dell'Anlai

violino

Mondomusica a Cremona e il “gemello” americano tornano a far discutere. L’Anlai torna alla carica con una proposta: “il recupero” dei liutai e della tradizione cremonese in un padiglione “Cremona”, visto che ancora il 30% degli spazi è rimasto vuoto?. La proposta in una lettera del professor Nicolni, presidente Anlai, e del Consiglio direttivo dell’associazione.

Caro Direttore, non sarò  certo io a “contestare”  la presenza di Cremona o dell’Italia o di suoi rappresentanti o di  opere di maestri liutai italiani  (antiche e/o moderne ) all’estero come veicolo di “ propaganda” e di diffusione del messaggio di “ supremazia” delle scuole liutarie italiane e cremonese in particolare.  Anzi ! Il sottoscritto,  negli anni settanta,  è stato un “antesignano”  di queste missioni all’estero con le prime presenze  personali in Svizzera ( Convegno  Esta a Zurigo ), in Germania a Fussen, in Ungheria a Budapest,  Miskolc e a Esztergom,  in Russia  a Mosca  e quindi negli anni successivi con la Scuola di Liuteria in  Polonia a Poznan,  in Germania, a Monaco e ad Amburgo, e più tardi con il preside Renzi e sempre la Scuola di Liuteria al di là dell’oceano in  Cina a Pechino, a Singapore, a Cuba a L’ Avana, in Messico a Città del Messico e a Xalapa  ecc.

Come ALI ho organizzato  quindi nel 2002 la “spedizione”  a Puebla,  ancora in Messico, e con l’ Acisa in  precedenza  nel 2000 in Cina a Pechino. Inoltre  nei progetti Anlai c’è la possibilità di una grande presenza liutaria italiana in Brasile oltre che in Bulgaria in tempi abbastanza ravvicinati.

Tutto ciò premesso, l’Anlai non ritiene assurdo organizzare una grande presenza della liuteria italiana e cremonese negli Stati Uniti  anche se sarebbe stato più utile organizzare una analoga manifestazione in “paesi emergenti”)  ma che sarebbe davvero un grave errore se Mondomusica a New York servisse solo da passerella per la liuteria non italiana e se la manifestazione servisse  per attirare  un grande pubblico specializzato dove la liuteria italiana non è rappresentata o lo è non adeguatamente.

Al di là quindi delle polemiche e degli errori compiuti sino ad ora, è necessario trovare un rimedio  perché la manifestazione si realizzi nella maniera meno traumatica possibile, vista l’impossibilità di annullare impegni già assunti, tentando di trasformare l’attuale situazione di conflittualità in una collaborazione fattiva.

In questo contesto la posizione dell’Anlai che è espressa nell’allegato comunicato nella speranza che finalmente si ascoltino, e  non solo nella situazione contingente,  gli operatori del settore specie quelli seri che lavorano coscienziosamente (e non infangano l’immagine di Cremona e della liuteria con i loro comportamenti scorretti) e che dovrebbero essere i soli a meritare i cospicui investimenti  disponibili per il settore.

Distinti saluti

Prof Gualtiero Nicolini Presidente Anlai

Ed ecco il comunicato dell’Anlai

Con un comunicato del 25 giugno  u.s. “ Se i liutai nostrani decidono di boicottare Mondomusica” , ( dopo che in un precedente  intervento del 30 marzo u.s.  l’associazione aveva fatto presente le difficoltà, a suo parere, del “Consorzio Liutai e Archettai  Antonio Stradivari”, invitando  i responsabili della liuteria cremonese …” a non nascondere la testa sotto la sabbia “ ) l’ ANLAI sottolineava  e “per prima” alcuni problemi  riscontrati nel settore liutario di Cremona derivati  in particolare dalla assurda decisione presa dai dirigenti dell’Ente Fiera di  vietare l’ utilizzo degli stand da parte di più liutai e per la  “trasferta di New York” che molti cremonesi (liutai professionisti e ditte qualificate del settore)  contestavano perché ritenuta  “dannosa” per i loro interessi.

L’intendimento dell’ANLAI  non era quello di dar voce alle polemiche  ma, come  era stato anche scritto a chiare lettere,  quello di tentare di risolvere i problemi.

Il nostro appello è rimasto inascoltato e forse c’era ancora la possibilità di trovare soluzioni

In questi ultimi tempi  abbiamo visto  altri  interventi  ed in particolare la lettera  di Dimitri Musafia, che riteniamo molto positiva, con la  richiesta di  “mettersi intorno a un tavolo “, ma anche  la presa di posizione  del presidente della Fondazione Stradivari sen. Paolo Bodini, non certo personaggio di secondo piano, che ha lamentato il fatto di non essere stato neppure consultato in alcune scelte dell’Ente Fiera, malgrado quanto previsto dagli Statuti, e la risposta non certo conciliante del Presidente  della Fiera che terminava il suo intervento con la ”minaccia “ neppure tanto velata di  possibili “ tagli ai finanziamenti” per la Fondazione.

Successivamente è giunta  la presa di posizione della CNA  che, contestando  la scelta di Mondomusica  a New  York,  sottolineava  che il suo rappresentante in seno al CD avrebbe sollevato perplessità al momento della discussione ( a nostro parere invece di esprimere  perplessità forse avrebbe fatto  meglio  ad opporsi !) .

A questo punto ci si deve porre una  domanda : “Ma allora se ” tutti “  sono “contrari” ..chi ha voluto questa manifestazione negli Usa e perché ?”.

Ma evitiamo ulteriori polemiche.

Le contestazioni  del comunicato della CNA proseguivano  con la sottolineatura del  mancato coinvolgimento del mondo liutario cremonese a cominciare dalle associazioni,  dalla Fondazione Stradivari, della Scuola di Liuteria ( che forse sarebbe  bene magari lasciar stare in questo particolare  momento ).

Di recente anche  l’Ali  si è unita al coro con un intervento della sua presidente sullo stesso  tono o quasi  aggiungendo alla lista dei “non coinvolti”  anche la Fondazione Stauffer ed  i famosi musicisti  dei suoi corsi specialistici.

Tutto ciò premesso,  pensiamo sia  chiaro a tutti  che

–   Mondomusica  2012 non vedrà la presenza di molti liutai che, come l’Anlai aveva anticipato,  saranno presenti invece in vari “ negozi”  o ambienti della città esponendo le  loro opere e che organizzeranno  anche una serie  di manifestazioni (  a Fuorifiera ) .

Non sarebbe quindi opportuno che –  se non quest’anno visto i tempi tecnici –   almeno per il prossimo anno la decisione del divieto di utilizzo di uno stand per più liutai sia riveduta… e corretta e che la Fiera riveda almeno anche alcune delle altre sue scelte “ punitive“ ? Esempio entrata da …“Cremona Pianoforte”?

Ma c’è di più  l’Ente Fiera, la CCIAA e gli altri enti cremonesi  se vogliono davvero recuperare  i molti liutai che hanno creduto e “investito”  nel  “vecchio salone commerciale”  e che lo considerano invece adesso   “un calderone con dentro qualsiasi cosa possa attirare ‘grandi numeri’ (‘dopati’ per bene, se andiamo a ‘fare le pulci’ ai ‘numeri’ di ingressi ed espositori) come afferma in una recente lettera una delle liutaie  devono impegnarsi rivedendo le loro politiche “commerciali” per far  tornare Mondomusica una VETRINA  della migliore produzione locale e quindi mettendo al centro la liuteria di Cremona riservando ai liutai  i posti migliori e le condizioni migliori e bandendo espositori e  manufatti di nessuna qualità.

Solo questa è la via d’uscita non solo per la liuteria e i liutai ma per la città.

Sulla salvaguardia della produzione e sulla deontologia dei liutai ritorneremo con altri interventi

Per quanto riguarda invece “Mondomusica a New York”  la situazione è  ancor più  complicata e ormai “ compromessa”  ed anche l’invito al Sindaco di un recente intervento del PD di farsi promotore di soluzioni ci appare estremamente problematico  perché il Comune è ufficialmente uno dei partner privilegiati ( insieme alla  Fondazione Pro Canale, al Conservatorio di Milano ed al Quartetto Verdi ) di Mondomusica a NewYork avendo sicuramente promesso  i suoi gioielli e addirittura  alcuni cimeli stradivariani ( dono Fiorini è opportuno ricordarlo visto che non ci  è giunta  ancora  alcuna risposta alla richiesta pro Fiorini da noi formulata ), a meno che tutto non sia stato una “ montatura” per ottenere “ spazi maggiori”.

E’ in questa situazione sempre più agguerrita e complicata che l’Anlai  ritiene comunque  di   voler avanzare  una proposta  che  potrebbe essere almeno una  base  di  discussione.

Visto che ormai non si può più ritornare indietro e rivedere una decisione ormai assunta  anche se  osteggiata da tanti liutai,  da ditte del settore,  da associazioni e da Fondazioni  a Cremona;

visto  che 14 Stati americani hanno  dato la loro adesione  e che il 50% dell’area disponibile è già stata occupata da loro e da espositori di 11 paesi………

1) perché  almeno il 30%  dell’area  che è  ancora libera  ( e magari anche una porzione maggiore ) non viene messa  a disposizione GRATUITAMENTE delle ditte liutarie italiane e  cremonesi  in particolare, ad  associazioni, fondazioni,  scuole ecc  per portare davvero Cremona e l’Italia negli Stati Uniti e promuovere DAVVERO la liuteria cremonese e italiana ?

2) Perché  la CCIAA di Cremona  non mette a disposizione  i 100 mila euro promessi  non singolarmente ( 2500 euro a testa ) ai pochi liutai interessati   ma unitariamente per  portare direttamente LA LIUTERIA CREMONESE  a New York  e magari stanziare ulteriori fondi  per favorire  così la presenza del maggior numero di liutai cremonesi – e non solo delle loro opere –  evitando in tal modo  un possibile  clamoroso “fiasco”?

Perché non pensare quindi ad una grandissimo  PADIGLIONE CREMONA  dove  siano presenti molti  liutai cremonesi invitati ad esporre la loro produzione  senza spese da affrontare  ( consorzio e non consorzio  e con  precise regole di correttezza)  e con  l’aiuto economico anche per la loro effettiva presenza a New York    lasciando la possibilità che anche altri liutai italiani ottengano dalle loro CCIAA possibili aiuti e vi sia quindi   anche per loro la possibilità di spazi gratuiti  o a costi “ competitivi” in un PADIGLIONE ITALIA  ?

Ciò potrebbe  far diventare allora davvero Mondomusica a New York un momento di confronto poichè  la  proposta così formulata potrebbe essere accolta   da parte di un certo  numero di liutai e di ditte del settore

Se si insiste invece  con il muro contro muro c’è il rischio che il Salone americano diventi   solo una passerella per liutai non cremonesi e non italiani o con  un loro numero molto limitato e che quindi possa risultare davvero addirittura controproducente per la nostra liuteria

3) Perché, inoltre,  accanto alle iniziative già programmate,  non  pensarne altre che valorizzino davvero la musica  ( con musicisti di grande spessore per le loro masterclass  e con grandi  concerti )  e l’arte e  la liuteria ( magari  coinvolgendo anche   altre scuole italiane  ma  anche il meglio delle nostre forze locali  ) ?

Al punto in cui siamo –  con  l’obbligo  ormai di  realizzare questa manifestazione per gli impegni  presi – anche  se non si raggiungeranno  i  “guadagni” sperati,  queste proposte potrebbero  essere o un male minore o la parziale soluzione dei problemi e la  manifestazione  almeno un po’  UTILE  alla LIUTERIA ITALIANA

CD ANLAI

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Commenti
  • Giovanni Baldesio

    Ineccepibile e di buonsenso.
    Tanto buonsenso, tutto concentrato, che fa quasi male perche’, non si era piu’ abituati.
    Interessante, ancorche’ nostalgico e per me il piu’ sentito, il passaggio che fa riferimento agli impegni presi, e all’obbligo morale di rispettarli.
    Sono cose vecchie, ormai, ahime’ desuete, ma se qualcuno ha promesso , come Cremonese, a nome di Cremona, qualcosa a qualcun altro… beh la promessa va mantenuta, l’impegno va rispettato.
    Ad ogni costo.
    Se per rispettarlo bisogna tirar fuori quattrini, anche piu’ di quelli previsti, li si tiri fuori, a costo di sacrifici.
    Sono sicuro che i liutai che andranno la’, a lavorare!, lo faranno con passione e parsimonia e con la soddisfazione di rappresentare la Cremonesita’.
    Bisogna tornare ad un mondo di Valori, dove i soldi sono valori meno importanti.

  • Primo Pistoni – Liutaio

    Gentile Gualtiero, ho apprezzato il tuo intervento, ci conosciamo da una vita e sei stato il mio prof alla scuola di liuteria.

    Non mi pronuncio sulle tue proposte per Mondomusica a New York,io sono uno tra quei liutai che non ha MAI appoggiato il trasferimento del Salone commerciale a Cà de Somenzi,e sai com’è qui, o stai nel mucchio o ti tagliano fuori, ma è acqua passata.
    Penso che però mai come adesso ci sia bisogno di essere propositivi e mi
    sembra che quello che scrivi nella tua lettera vada in quella direzione.

    Vorrei essere anch’io propositivo, la prendo un po alla larga ma ci arrivo.
    Parto dalla Scuola di Liuteria alla quale dopo essere stata promessa l’autonomia (On.Gelmini 2011)adesso si ritrova in difficoltà, non avendo
    un numero sufficiente di iscritti per rientrare negli istituti professionali riconosciuti,dovrà cercare accorpamenti per raggiungere il quorum. Quindi niente autonomia.

    Questo è il risultato del non avere ,a suo tempo,cercato di trasformarsi
    in triennio superiore post-diploma,ti ricordi?, forse avrebbe creato qualche problema agli insegananti che avrebbero dovuto affrontare un concorso per entrare,ma il vantaggio era che i programmi sarebbero stati esclusivamente professionali e non legati a quelli di un istituto statale,a probabile vantaggio della qualità dell’insegnamento.

    Qualche giorno fa si è riunito un tavolo di dirigenti che ha stilato un documento per richiedere l’autonomia attraverso una interrogazione parlamentare,della quale vedremo l’esito.Ma almeno per questo è stata fatta.

    Adesso vengo al sodo;io penso che il Nodo di Gordio della liuteria(cremonese e non solo) stia nel fatto che la liuteria sia trattata come tutte le altre forme di artigianato che permettono il grosso della lavorazione altrove (dove la mano d’opera costa meno)e la finitura e il “brand” l’etichetta (“made in Italy” “Fatto a Cremona” etc,)in Italia.
    Tutto legale,ok.

    Mai,però,nessuna associazione di categoria ha scomodato parlamentari per una tutela del lavoro interamente artigianale realizzato nel proprio laboratorio,a Cremona lo stiamo facendo per la scuola di liuteria,lo faremo anche per la liuteria ?

    O quel “bene immateriale ” dell’UNESCO alla quale aspirerebbe la tradizione cremonese sarà ridotto a “produzione della liuteria cremonese” ?

    Su questo problema di “trasparenza” si incentrerà l’imminente conflitto
    che farà impallidire la diatriba(che era culturale almeno!)forma interna-
    vs-forma esterna che tante polemiche ha scatenato 35 anni fa a Cremona.

    Cordiali saluti
    Primo

    • delfi merlo

      Buongiorno a tutti i lettori. Mi sono diplomato in liuteria nel 1984 a Cremona e mi sono trasferito subito a Milano dove ho immediatamente avuto contatto con professionisti della musica, insomma quelli che lo strumento lo adoperano, più interessati alla sua messa a punto che al metodo di costruzione, insomma tutto ciò che a scuola, a quei tempi, non si insegnava. E una qualche idea del perché non venissero insegnati i “segreti” del mestiere me la sono fatta: la liuteria, a Cremona, serviva solo come vetrina per esportare il proprio nome nel mondo. E c’è riuscita eccome! Ma della liuteria in sé, come a Milano del resto, a chi interessa? Il nostro fatturato rispetto all’agricoltura industriale o alla moda (parlando di Milano) è insignificante. Il nostro è un settore di nicchia, come tutti i mestieri artigianali e/o artistici, e ci rivolgiamo a quel pubblico e non altro. Non vedo il bisogno delle 120 aziende che producono lo stesso prodotto nella stessa città. Eppure questo è successo e di ciò bisogna

  • Gualtiero Nicolini

    Carissimo Primo
    Il tuo intervento, che apprezzo, esula in parte dagli argomenti trattati dal CD dell’Anlai, che è voluta intervenire su Mondomusica ( a Cremona e New York ). Per la verità nel corso del comunicato si sollevano un paio di altri argomenti tra i fondamentali per la situazione in cui viviamo ma sui quali, come è scritto, ci riservavamo di tornare: la Scuola di Liuteria e .. la deontologia liutaria se così possiamo definirla.
    Eppure devo darti ragione perché al di là del problema contingente, ( la protesta dei liutai o di una parte di loro contro Mondumusica e la trasferta in America), i problemi fondamentali da cui si dovrebbe partire per un dibattito sulla liuteria a Cremona sono proprio la Scuola e la formazione dei liutai e la costruzione dello strumento e la sua reale tutela PROBLEMI CHE TU HAI SOLLEVATO.
    Cercherò di essere sintetico il più possibile anche se devo partire da lontano. Come sappiamo negli anni trenta ci furono personaggi non di secondo piano che cercarono di far tornare Cremona, la città di Stradivari all’attenzione del mondo e altri che si batterono anche per il ritorno alla forma interna. Tanto per citare i più importanti Giuseppe Fiorini, Anelli, Farinacci, Bacchetta, Camelli, Sacconi Ogni nome meriterebbe una “ sua storia” ma non è il momento e il luogo . Dopo la fine della guerra e la chiara percezione che la Scuola di Liuteria nata nel ’38 non aveva certo dato i frutti sperati, ci furono altri uomini che si inserirono nel progetto con risultati certamente molto positivi: il prof Puerari ad esempio che riuscì a portare a Cremona lo “ Stradivari 1715” e i due Amati ( Carlo IX e Hammerle) ponendo sicuramente Cremona all’attenzione del mondo e il prof Ugo Gualazzini Presidente del CdA della Scuola ed il preside Cusumano che con i grandi maestri della scuola milanese Garimberti in particolare e con Sacconi riuscirono a far fare all’istituto di Piazza Marconi e di Palazzo dell’Arte quel salto di qualità che le consentì le prime affermazioni e permise anche la rinascita della scuola cremonese (anche con le polemiche forma interna e forma esterna Morassi e Bissolotti Santoro ecc altri argomenti che meriterebbero …..un libro e che tu hai ricordato ) .
    Da questo momento la scuola iniziò ad essere conosciuta e ad attrarre molti allievi da tutto il mondo. Senza falsa modestia anche il mio libro tradotto anche in inglese ( “ 40 anni di Storia della Scuola Internazionale di Liuteria di Cremona” e “ The score years of Violin Making The Intenational Schol of Cremona ) contribuì a questo disegno così come il grande impegno del preside Renzi , la nascita delle Biennali, gli incontri di liuteria, la Bottega Scuola CEE nata proprio dalla lettura del mio libro al Ministero e molte altre lodevoli iniziative a cominciare dalle “ trasferte all’estero della Scuola di Liuteria e dei rappresentanti degli enti locali ecc.
    Tutto questo ha consentito a far ottenere a Cremona il ruolo di capitale mondiale della liuteria.
    Ma ecco il punto; mentre Cremona e la sua Scuola diventavano famose mancò quel salto di “ qualità” necessario. Il numero spropositato di allievi portava infatti gravi problemi sia economici sia di formazione ( non era certo sempre facile trovare docenti all’altezza dei maestri più validi ( Morassi, Bissolotti, Sgarabotto.) L’istituzione del “numero chiuso “ fu una decisione necessaria, giusta e importante ma non risolutiva, perché comunque per evitare la chiusura della Scuola si dovevano inventare soluzioni in contrasto con la qualità.
    Per di più si verificò un altro fatto determinante : la riforma voluta dal Ministero della P.U. con l’imposizione a tutti gli istituti professionali di adeguamento ai 5 anni di studio .
    L’IPIALL cessava di essere quindi “ ATIPICO” e di avere la possibilità di autogestirsi….. in maniera appunto atipica e doveva rientrare nelle regole “ statali” con la conclusione del ciclo di studi con un esame di maturità
    Quello che era già assurdo prima per una parte considerevole degli allievi magari laureati che dovevano essere giudicati su materie e programmi come i giovani italiani ( ma che poteva essere gestito internamente con modifiche di orari, giustificazioni più o meno valide, apertura dei laboratori di liuteria ) diventava sempre più problematico anche per la prova finale con una commissione esterna e ministeriale
    QUI CI FU IL GRAVE ERRORE: QUELLO DI AVER VOLUTO CONTINUARE- COME SE NIENTE FOSSE ACCADUTO. E CON UNA SCUOLA CHE ANCORA OGGI HA PROGRAMMI CHE SI CONCLUDONO CON UN ESAME DI MATURITA’ MENTRE E’ FREQUENTATA DA ALLIEVI IN GRAN PARTE LAUREATI O CHE HANNO GIA’ UN TITOLO DI STUDIO SUPERIORE IL CHE E’ UN ASSURDO. MA E’ ANCORA PIU’ ASSURDO CHE SI CERCHI DI OVVIARE AMMETTENDO AL 3° ANNO ALLIEVI CON TITOLO DI STUDIO SUPERIORE O LAUREA CON LA CONSEGUENZA DI RIDURRE ANCORA DI PIU’ LA LORO FORMAZIONE PROFESSIONALE
    OGGI LA SCUOLA HA PROGRAMMI CHE PREVEDONO POCHE ORE DI LABORATORIO RISTETTO AL PASSATO PER DAR SPAZIO A MATERIE “INUTILI” PER MOLTI A DIFFERENZA DELLA PREPARAZIONE CHE AVVENIVA NEGLI ANNI LONTANI DOVE IL LABORATORIO DI LIUTERIA QUELLO DI VERNICIATURA, LO STUDIO DEL VIOLINO , LA FISICA ACUSTICA E LA TECNOLOGIA ERANO LE MATERIE FONDAMENTALI E LE PIU’ FORMATIVE E CON UN MONTE ORE MOLTO PIU’ ALTO.
    NON DICO CHE OGGI NON ESCANO DALLA SCUOLA GIOVANI VALIDI; CE NE SONO E LO DIMOSTRANO CON LE LORO OPERE MA SONO CONVINTO CHE LA LORO PREPARAZIONE AVVIENE MOLTO SPESSO ANCHE AL DI FUORI DELLA SCUOLA GRAZIE AD UNA CITTA’ CHE CONSENTE CON TUTTA UNA SERIE DI ALTRE STRUTTURE DISPONIBILI LA POSSIBILITA’ DI APPROFONDIRE, CONFRONTARE, SVILUPPARE ECC
    MA TORNANDO ALLA SCUOLA … NESSUNO SE NE E’ ACCORTO ? NESSUNO CONOSCE QUESTE PROBLEMATICHE ?
    ANCHE QUANDO IL PRESIDE TORRISI GIUNSE AD UN PASSO DECISIVO PER TENTARE DI RISOLVERLO ALMENO IN PARTE – PERCHE’ LA SOLUZIONE IDEALE SAREBBE QUELLA DI CREARE UNA SCUOLA DAVVERO A LIVELLO UNIVERSITARIO POST DIPLOMA- FURONO PROPRIO ALCUNI LIUTAI CHE CONTANO A FAR FALLIRE IL PIANO FORSE PER PAURA DI AVERE TRA I PIEDI POI LIUTAI CON UNA GRANDE PREPARAZIONE CHE LI AVREBBERO MESSI IN DIFFICOLTA’ COSì COME FURONO ALCUNI DOCENTI DELLA SCUOLA I PIU’ ACERRIMI NEMICI DELLE INNOVAZIONI PER PAURA DI PERDERE IL LORO POSTO
    E DA ANNI SI VA AVANTI PIU’ O MENO SULLA STESSA FALSARIGA CON QUALCHE CORSO INTERNO SICURAMENTE PREGEVOLOE MA CHE NON CAMBIA IL PROBLEMA DI FONDO
    IL VERO PROBLEMA DELLA SCUOLA NON E’ QUINDI L’AUTONOMIA; QUELLO E’ UN FALSO PROBLEMA O UN PROBLEMA MINORE O UNO DEI TANTI PROBLEMI
    INVECE DI AFFANNARSI A CHIEDERE DEROGHE I NOSTRI PARLAMENTARI E I TECNICI REGIONALI E I RESPONSABILI DOVREBBERO PENSARE ANCHE A RISOLVERE QUELLO BEN CHIARO A TUTTI MA CHE TUTTI STRANAMENTE SI RIFIUTANO DI VOLER AFFRONTARE LA NASCITA DI UNA SCUOLA…… A LIVELLO UNIVERSITARIO IL CHE RIDURREBBE ANCHE A LIVELLI ACCETTABILI IL NUMERO DEI LIUTAI “ LAUREATI” A CREMONA MENTRE OGNI ANNO SI DIPLOMANO UNA TRENTINA DI ALLIEVI E ANCHE DI PIU’ CHE POSSONO FREGIARSI DEL TITOLO DEL DIPLOMA DELLA SCUOLA SENZA AVERE MAGARI UNA PREPARAZIONE ADEGUATA

    ARRIVO ANCHE A DIRE CHE SI MANTENGA PURE SE NON SE NE PUO’ FARE A MENO LA SCUOLA A QUESTO LIVELLO ( NON CERTO PER I LAUREATI ) MA CHE SI FACCIA ANCHE ALMENO IL SALTO DI QUALITA’ CON LA SCUOLA POST DIPLOMA

    L’altro problema che hai sollevato riguarda la produzione artigianale, l’arte, la liuteria vera.
    E’ importantissimo perché il tentativo di denigrare e affossare Cremona liutaria è in atto da anni da parte di molti altri paesi gelosi della nostra “ vitalità “ e tradizione ma purtroppo non senza alcune ragioni
    Scoperto che la liuteria era una “miniera d’oro” perché Cremona si stava affermando nel mondo si aprirono botteghe sempre più belle sempre più in centro, giunsero liutai anche da altre scuole, sempre più allievi diplomati si fermarono e la città diventò la piu’ grande per botteghe e concentrazione di liutai.
    Accanto a questa bella situazione che molti avevano addirittura sognato però alcuni “furbetti” iniziarono magari a fare i violini con l’aiuto del pantografo, altri a far fare tutto o in parte i loro strumenti ad allievi iniziando un commercio parallelo inserendovi magari la propria etichetta ( fatto discutibile ma che anche nelle botteghe antiche poteva avvenire bastava la supervisione del maestro ) Ma poi i furbetti proliferarono perché era sempre più facile vendere all’estero o a commercianti che arrivavano a Cremona specie dal Giappone strumenti magari fatti da altri ( la crisi economica non era alle porte ) Poi arrivarono dall’est anche i primi pezzi che si potevano assemblare, quindi i violini in bianco ed …….è storia attuale che molti sanno. Per difenderci da questi comportamenti anche di pochi ma non pochissimi e che denigrano l’immagine di Cremona bisognerebbe difendersi davvero per sostenere la qualità e la purezza degli strumenti della scuola classica cremonese E L’IMMAGINE DI CREMONA
    Invece in questa situazione come tu hai sottolineato giustamente i responsabili ( politici, associazioni, enti ) sono rimasti a guardare. C’è stato il tentativo apprezzabile del Consorzio ma gli stessi liutai ( alcuni ovviamente ) hanno continuato non solo a fare i furbi e magari anche aderendovi si sono riservati la possibilità di continuare con la produzione “ esterna” . Per alcuni propria ma per altri magari come pare anche con schiavetti mal pagati.
    Non per buttare la croce su di uno ( non certo l’unico ) ma solo per indicare il livello cui siamo giunti : mostra in Cina, un rappresentate “con tutti crismi dell’ ufficialità “ sorpres ad acquistare un certo numero di strumenti in bianco cinesi. Un fatto clamoroso mi pare no ? : ne parlano tutti i giornali ed il risultato ? Nulla, come se nulla fosse accaduto.
    CREMONA NON DOVREBBE PER PRIMA COSA IMPEGNARSI A SALVAGUARDARE CHI LAVORA SENZA SCORRETTEZZE E ARTIGIANALMENTE ( ARTISTICAMENTE DIREI) ?
    A COSA SERVE IL CONSORZIO ALTRIMENTI ? PERCHE’ NON SI AIUTANO VERAMENTE COLORO CHE SONO BRAVI E ONESTI ARTIGIANI E ARTISTI ?
    LO SO CHE E’ DIFFICILE MA NON IMPOSSIBILE E SE L’AIUTO FOSSE CONSISTENTE MA SOPRATTUTTO I MEZZI DI CONTROLLO DELLA PRODUZIONE RIGOROSI SI POTREBBERO A MIO AVVISO “ RECUPERARE” QUEI LIUTAI SERI CHE ORA SONO TUTTI O QUASI SULL’AVENTINO E CHE SONO I PRIMI A “SOFFRIRE “ DI UN’ IMMAGINE NON CORRETTA DI CREMONA.
    MA DOVREMMO SVILUPPARE ANCORA QUESTO ARGOMENTO !

    Scusami non sono stato molto.. sintetico come avrei voluto e comunque grazie per avermi ” stuzzicato” perchè questi sono i temi che Cremona dovrebbe davvero affrontare e risolvere e che spero qualcuno che mi legge possa tenere in considerazione

    Ciao buon onesto lavoro

    Gualtiero Nicolini

  • delfi merlo

    Eppure questo è quello che è successo e bisogna tenerne conto. Non ci si deve stupire però se un oggetto così personale e prezioso diventa oggetto di consumo. Mi si perdoni il paragone, ma come per il Parmigiano, il Chianti e l’alta moda, il prodotto deve essere poco disponibile sul mercato. Dedicato a una clientela privata e senza intermediazioni commerciali, che è stimolata a recarsi presso la bottega e tra l’altro contribuisce allo sviluppo turistico. La proposta di ristrutturazione del comparto artigianale/artistico deve venire non solo dal mondo imprenditoriale, ma soprattutto dalla Politica, inserendo la liuteria tra quei prodotti di eccellenza dove sia l’oggetto stesso a garantire la propria unicità e non affidato a marchi certificati o altri inutili pezzi di carta, quasi che il nostro lavoro sia inutile senza di essi. Chi sfrutta l’eccellenza di altri per il suo tornaconto di immagine è un parassita e come tale va trattato. Perciò fuori i nomi! Che l’onere della prova sia di colui che è accusato, se vogliamo non più ritrovarci strumento di promozione del lavoro seriale. Buon lavoro atutti Delfi Merlo