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Caos multe, anche Vitali (Udc) critica Perri: 'Grosso errore politico'

Sopra, Vitali e Perri (foto Francesco Sessa)

Non si placano le polemiche sul caos multe, legato al numero minimo di sanzioni inserito negli obiettivi dei vigili e alla successiva marcia indietro del sindaco con delega alla Polizia municipale (“non sapevo nulla di questa cosa”). Ora a prendere la parola è il capogruppo dell’Udc in Consiglio comunale, Roberto Vitali, che prende posizione sulla vicenda e critica il primo cittadino Perri.

Di seguito il suo intervento completo.

“GROSSO ERRORE POLITICO”

Apprendo dalla stampa – accogliendola favorevolmente – la decisione del ?sindaco Perri di rivedere i criteri da inserire nelle schede di valutazione ?degli agenti della polizia municipale. Un ravvedimento, un pentimento ?opportuno che tuttavia non può far passare in secondo piano i due errori, uno ?di comunicazione ed uno di merito, da lui fatti. I quali, messi assieme, formano un ?grosso errore politico. Il primo – semplice nella sua evidenza – consiste in un ?difetto di comunicazione all’interno della macchina amministrativa: il ?Comandante dei Vigili su una questione così delicata avrebbe dovuto perlomeno ?informare il suo referente politico (in questo caso direttamente il sindaco, avendo la delega alla Sicurezza). ?Anche se, beninteso, come espresso nella nota diramata dall’amministrazione, ?“la specificazione degli obiettivi di settore rientra infatti nell’autonomia ?gestionale dei singoli dirigenti, pur nel rispetto degli indirizzi generali ?dell’amministrazione”. Che evidentemente – questi ultimi – non sono stati ben ?enucleati dalla Giunta.

“AGENTI AVANGUARDIA DEL COMUNE”

Il secondo abbaglio, come detto di merito, attiene intrinsecamente al metodo ?di valutazione. Gli agenti di polizia municipale rappresentano l’avanguardia ?di un Comune, ossia l’interfaccia tra il cittadino e l’Amministrazione. Non ?possono quindi essere valutati, pesati, per il numero di contravvenzioni che ?elevano. Esempio di scuola: succede un incidente che tiene impegnato mezza ?giornata il vigile. Il quale, quel giorno, non ha tempo di fare multe. Ergo: ?non è stato un buon agente. Non posso essere costretto a chiedermi, mi metto ?nei panni del vigile, di sera a casa, dopo una giornata di lavoro: “Oggi ?fatto multe? No. Quindi avrò lavorato bene lo stesso? Come mi giudicherà il mio capo?”. Significa repressione tout court. Che sono certo non essere l’obiettivo di questa ?amministrazione.

“FARE CASSA CON MULTE? PURTROPPO LA NORMALITA’, ANCHE A SINISTRA. NECESSARIE ALTERNATIVE”

Insomma, non è più bravo chi fa più multe. Ma chi lavora ?meglio, chi svolge meglio l’attività di controllo del territorio. Attività ?che, naturalmente, deve comportare l’elevazione di sanzioni qualora vengano ?riscontrate violazioni. ?Un’ultima considerazione. Negli ultimi anni è aumentata sempre di più la ?necessità di reperire fondi. E non si è mai voluto ufficializzare – sul piano ?dell’immagine sarebbe stato un boomerang, una macchia difficilmente ?cancellabile – ciò che è sempre stato sotto gli occhi di tutti: le multe ?servono per fare cassa. Oltretutto, c’è da dire, che noi italiani siamo ?particolarmente propensi a infrangere il codice della strada. Bene, allora si ?elevino sanzioni. Si è sempre operato in questa maniera. Nell’incapacità di ?percorrere terreni alternativi. ?Sfugge quindi il motivo della tanta virulenza del Pd nel criticare Perri, ?stigmatizzandone l’obiettivo di far cassa con multe. Ricordo bene che Corada, ?tre o quattro anni fa, sdoganò tale modus operandi, seppur ponendo l’asticella ?sul gettito da incassare piuttosto che sul numero di contravvenzioni da ?elevare. Non cambia la sostanza. E il centrodestra di allora? In Consiglio ?giustamente protestò. Per poi però ritrovarsi, oggi, a dover/voler affrontare la ?questione nello stesso, identico e vessatorio modo.

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