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LA LETTERA – Tanti eventi e cultura 'diffusa' per 'risvegliare' la nostra Cremona

Lettera scritta da Roberto Vitali (Udc)

Nessuno ha la pretesa di avere ricette perfette, ma qualcosa bisogna pur tentare. E se ha ragione quel tale, sostenendo che i periodi di crisi sono i migliori per sviluppare l’ingegno, bene, il momento per aguzzarlo è proprio questo. A parte il progetto del Museo del violino – uno spazio nel cuore pulsante della città che ha ritrovato finalmente vita grazie alla genialità mecenatesca del cavalier Arvedi, e rispetto al quale si pongono evidenti problemi di gestione che il Partito democratico, in quanto forza responsabile di opposizione, dovrebbe per il bene della città contribuire a risolvere anziché amplificare stigmatizzando oltremodo la scarsa risolutezza del sindaco – Cremona manca di iniziative culturali di un certo peso specifico. Che possano attirare turisti in città, contribuendo al rilancio di un commercio – specie quello nel centro storico –  che vive una situazione di grande sofferenza. Saracinesche abbassate. Locali sfitti, con buona pace dei proprietari. Gente che sempre più spesso si ritrova nei centri commerciali per trascorrere del tempo con gli amici. Tasselli di un mosaico impietoso. E’ naturale che anche con una virtuosa gestione del Museo del violino – compito della prossima amministrazione, ma le cui basi vanno gettate già da ora – se a corollario non verranno messe in piedi altre iniziative satellite ma ci si limiterà all’“ordinaria manutenzione” (appendere e togliere quadri dai musei, aprire ville e giardini per visite private), c’è il serio rischio che Palazzo dell’arte resti una cattedrale nel deserto. Magnifica, ma pur sempre nel deserto. E’ proprio per esorcizzare tale spettro che la politica – fin da ora e lo ripeto: fin da ora – deve fare la sua parte. Con un paio di idee, semplici e fattibili. In maniera propositiva, più che catastrofista. Ben venga quindi quella cabina di regia auspicata dal presidente di CremonaFiere Antonio Piva, ed affidata dall’amministrazione comunale alla PubliA. Vorrei però spingermi oltre – al di fuori dei grandi eventi (Corde dell’anima, Festival di Mezza Estate, Festa del Torrone…) – un tavolo di lavoro, magari coordinato dal consigliere Giacomo Zaffanella, delegato dal sindaco al coordinamento degli eventi cittadini, e composto da imprenditori, associazioni, politici, liberi cittadini. Un luogo, che potrebbe essere proprio il circolo di via Palestro, per la condivisione di conoscenze e spinta propulsiva a tutte quelle iniziative minori (dimensionalmente parlando) realizzate dai singoli. In sostanza, al posto di investire centinaia di migliaia di euro per pochissimi eventi, meglio diluire i denari per dare continuità ad una serie di iniziative, lungo tutto l’anno, valorizzando e moltiplicando gli investimenti dei privati.

Tra le passate iniziative, ma senza dubbio ce ne sono state altre, altrettanto significative, mi colgo a pensare a quelle organizzate dal ristoratore Cerri in piazza Giovanni XXIII, alle feste in Stràada Canòon e a Porta Romana, resa possibile, tra gli altri, da Giovanni Uggeri, a Stradivaria in corso Garibaldi spinta da Giorgio Soldi e sostenuta da Luisa Carminati ed altri colleghi, all’intuizione di quelli di via Torriani (anima Gianpaolo Fenocchio). Oppure, in prospettiva futura, all’intendimento di Patrizia Signorini dell’Enoteca Cremona, che vorrebbe – in occasione del prossimo salone di Mondomusica – invitare i musicisti (professionisti e non) ad esibirsi sotto i portici di via Platina. Vino e note. Un calice mentre ascolti buona musica. Cosa ci vuole, se qualcuno ti aiuta? Il dispiegamento della cultura, definiamola così, ‘alta’ (museo diffuso, biblioteca, archivi, teatri…), Cremona lo registra già. Va gestito meglio, a mio avviso, con nuove progettualità (al calo di presenze nei musei di Cremona, per esempio, fa da contraltare l’aumento di Mantova). Ma c’è. Ciò che deve essere sviluppato, e che può fare da vera e propria forza trainante, è la cultura popolare, per tutti. Possibilmente gratuita. Iniziative, spettacoli organizzati a spese del promotore (esercente o privato che sia), con un contributo minimo del 50% (e con un tetto massimo di spesa) da parte dell’Amministrazione Comunale. Un modo di fare cultura che, con una buona risposta di pubblico, sarebbe in grado di attrarre grandi sponsor. All’ora l’ente pubblico potrebbe fare da collettore per iniziative di più ampio respiro. Insomma se Milano era “…una citta da bere”, perchè Cremona non può diventare “una città da gustare”… il nome già ci agevola.

Allora da una parte – come detto – l’incentivazione della voglia di fare dei singoli, dei Piccoli, intesi come pancia della comunità. Il mondo, si sa, è fatto di buone intenzioni. E fortunatamente di uomini di buona volontà. E le idee, per correre e realizzarsi, hanno bisogno di gambe svelte.

Dall’altra, la Rete, ambito nel quale, con una realtà importante e in continua crescita come AemCom, la nostra città è senza dubbio all’avanguardia. Una Rete che darebbe altresì la possibilità a Cremona di essere competitiva in termini di turismo di massa, non solo d’élite. Coniugando l’accesso Wi-Fi (magari gratis per il visitatore) allo sviluppo di quel sistema che con i cartelli turistici è già diffuso, ad esempio, a Milano e a Bologna. Ossia il cosiddetto Qr Code: un codice che viene impiegato per memorizzare informazioni, che poi possono essere lette da cellulari e smartphone. Entrare a far parte di un nuovo circuito.
Qualcuno dirà che è solo un sogno, quindi un proposito velleitario, addirittura utopistico far vivere alla nostra città una nuova ‘Estate cremonese’ in miniatura, sull’esempio della celebre Estate romana del compianto Nicolini? Eppure per me è – più semplicemente – un progetto ambizioso ma realizzabile, se l’impegno è collettivo?

Roberto Vitali
Consigliere comunale Udc

 

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Commenti
  • jackie o’neil

    Egregio Dottor Vitali,
    ho letto con attenzione la sua lettera e non posso tacere davanti alle sue osservazioni che trasudano una scarsa conoscenza sia di marketing, sia di comunicazione. Lei sarà un ottimo politico ma lasci ai professionisti capaci la formulazione di strategie che, per tamponare alcuni disastri frutto dall’improvvisazione, vanno nella direzione opposta delle sue proposte decisamente inutili agli obiettivi elencati nella sua lettera.
    I dati sull’affluenza di turismo dell’ultimo trimestre 2012 lasciano intendere che nemmeno quelli che lei chiama “grandi eventi” hanno funzionato, si immagini quindi i piccoli cosa potrebbero fare.
    Soldi buttati!
    Il problema del commercio non è riconducibile all’animazione del centro storico ma a ben altre variabili che da un attento studio/lettura di stampa specializzata ed indagini di mercato potrebbero aiutarla a comprendere.
    Auspico che Zaffanella, il cui profilo professionale non è dei più indicati al ruolo di team leader,non metta mai mano ad alcuna programmazione di piccoli medi o grandi eventi, per evitare ulteriori catastrofi-
    Il nocciolo della questione è sempre la competenza e la professionalità di chi deve amministrare, che manca ma nonostante i dati ha ancora la presunzione di gridare alle soluzioni miracolose!!
    Il Museo del violino avrà grande impatto solo se il Cvalier Arvedi lo gestirà direttamente, senza la mano della politica, ed auspico per il bene della cultura cremonese che lo faccia sul serio.
    Programmare non significa fare eventi ma porsi degli obiettivi economici convergenti a coerenti, a lungo termine, di calendari inutili e scombinati ne abbiamo anche troppi. Occorre, invece, ottimizzare e risparmiare.
    Cordialmente

    • Cocco Bill

      Concordo solo in parte con il suo commento. Sia l’intervento di Vitali che il suo sono infatti inficiati da un’idea assolutamente fallimentare di ‘cultura’, ancor più se nell’accezione di ‘popolare’.
      Cultura e ‘marketing’, termine che andrebbe abolito dal vocabolario italiano, non sempre si compenetrano perché la cultura, intesa in senso anche solo etimologico, è altro dal mercato. O meglio, non è tra le prerogative di un processo culturale quello di essere anche remunerativo per chi lo promuove.Ed è questa una delle derive della contemporaneità…

      Il tema è complesso e certamente non è affrontabile affidandolo ai cosiddetti esperti di “marketing e comunicazione” soltanto che, almeno in Italia, in genere sembrano ragionare sulla base di logiche mutuate dal sistema della comunicazione televisiva: la cultura è intesa quasi esclusivamente come ‘spettacolazione’, forma di ‘intrattenimento’, ‘evento’, la cui partecipazione di un pubblico è concepita esclusivamente in una dimensione di passività: acquisto biglietto (pago canone), batto le mani e urlo.
      Come è facile intuire, la cultura è un processo di costruzione, impone che si coinvolgano cittadini, si promuovano concorsi di idee, si accetti la sfida di sperimentare, anche fallendo, percorsi alternativi a quelli già conosciuti, si offrano spazi duttili, luoghi informali, in cui esercitare l’espressività delle idee…
      Tutt’altro da quanto in genere viene contrabbandato per ‘cultura’, anche a Cremona.
      L'”evento” costruito a tavolino, eterodiretto, calato dall’alto, in una logica di mera calendarizzazione di iniziative, rischia infatti di non lasciare un segno tangibile nella storia di una comunità.
      Per intrattenersi, l’uomo contemporaneo ha mille e più strumenti e non è certo indispensabile che l’intrattenimento sia condiviso con altri.
      Diversa è l’idea di una cultura locale, autenticamente ‘popolare’, che si fa processo di costruzione di senso, incidendosi nella storia di un popolo. In quest’ottica, che venda o meno, che qualcuno (in genere pochi) ci guadagni, alla fine conta davvero poco…

  • jackie o’neil

    In democrazia è lecito esprimere le proprie opinioni, ed io le rispetto, ma in economia è fallimentare ciò che non opera sulla base di principi matematici che possono essere applicati tanto ai piccoli, come ai grandi eventi di comunicazione.
    Questa non è materia per chi è laureato in lettere o in filosofia, che può trattare il tema solo sotto un profilo meramente ideologico, ma è tema di chi il suo lavoro lo esprime garantendo risulti operativi al proprio cliente e centrando anche obiettivi morali e socio culturali richiesti in fase di progettazione.
    La comunicazione non è fare vedere lati A o lati B del gentil sesso e nemmeno far applaudire a comando come dice lei, qui non si tratta di audience!. Legga e si informi prima di parlare di temi che non le sono noti, ed è evidente che lei ne è del tutto a digiuno, poi potremo discutere anche nel dettaglio da competente a competente.
    Cremona è giunta ad un bivio davanti al quale deve operare con responsabilità e determinazione, le sperimentazioni andranno fatte quando ci sarà un margine sufficiente per poter rischiare progetti alternativi. Troppi flops, troppi debiti, troppi eventi inutili hanno ridotto questa città ad un palcoscenico chiuso su se stesso, buono solo per alcuni turisti per caso!! Ma quanto è costato ai cittadini l’assenza di un piano strategico dei referenti amministrativi degli ultimi vent’anni? Troppo, in compenso gli assessori si sono comodamente guadagnati popolarità e poltrone sulle quali alcuni hanno ancora il coraggio di sedere!!!
    Lei parla di condivisione, che è il principio basilare su cui poggia il mondo della comunicazione, ma anche la cultura popolare può non essere oggetto di condivisione, soprattutto fra il mondo giovanile che ha bisogno di ben altro per rimanere ancorato al territorio. Una nota e splendida penna cremonese disse che a NY quello che succede in 12 mesi a Cremona non succede in 30 anni…ed io sottoscrivo avendo vissuto lontano per molte lune.
    Ma è innegabile che oltre le sterili riflessioni di cosa sia lecito o no, è il vil danaro il motore che muove qualsiasi iniziativa anche quella culturale, se no addio Michelangelo, Leonardo etc.., e quando si chiede una sponsorizzazione ad un privato o azienda che sia, ciò che fa la differenza è il ritorno in termini sia economici, sia di immagine perchè questo è il mondo in cui viviamo, che piaccia o no. Altrimenti si tratta di “paghette” o “contribuiti” dietro insistenze, raccomandazioni, intercessioni di personaggi forti, che trovo del tutto vergognosi e si è già detto inutili.
    Qui non si tratta di vendere ma di coniugare interessi diversi con obiettivi comuni ed è importante che questo assioma venga sempre rispettato e coerentemente applicato se si vuole migliorare.
    A meno che non si continui l’eterno letargo che anche a lei mi pare vada benissimo.
    Certo l’apertura ed il confronto lo reggono solo quelli che, come si dice in gergo, hanno i numeri per emergere e questo farebbe venire a galla tristi realtà. Politici per primi.
    Non cerchiamo sempre e solo il consenso facile, i voti di uno o dell’altro con il solito meccanismo del se mi dai un mano….un po’ di sano orgoglio ci sta eg è arrivato il momento di chiedere di più.
    I giovani stanno aspettando risposte concrete non feste di paese, futuro e non passato remoto.

    • Cocco Bill

      Non so da quale pulpito stia parlando lei, ma la differenza fra chi rispetta le opinioni altrui, pur esprimendo le proprie, e chi millanta arrogantemente una qualsivoglia esperienza o formazione su un tema, ripetendo stereotipi da manuale di economia con irritante paternalismo, credo sia splendidamente espressa nel nostro botta e risposta. Agli eventuali lettori un’opinione in merito.

      Lei riproduce logiche stantie in nome del mercato e fatica a comprendere, poiché questo è il tema proposto nella lettera da Vitali, che il concetto di cultura ha assunto numerosi, tutte leciti, significati.
      Quindi, cominci ad informarsi lei, piuttosto, anche semplicemente andando a leggersi le approssimative note di Wikipedia alla voce, appunto, “cultura”.
      Ideologica è semmai, a mio modo di vedere, cercando di interpretare il suo ultimo intervento, la sua visione del problema che non può essere ricondotto esclusivamente al rapporto economia (mercato)-cultura.
      La cultura, le piaccia o no, esiste a prescindere dal mercato e dall’interesse di pochi (imprenditori più o meno illuminati, lobby, politici…), si implementa comunque, programmata o meno come piacerebbe tanto a lei.
      Il punto è poter decidere, avendone una reale (non fittizia) opportunità, se il modello (o i modelli) culturale(i) cui ci si riferisce rimandino o meno all’esistente, al contemporaneo, che, almeno limitandosi a Cremona, è palesemente appiattito sul paradigma televisivo: come uno sceneggiato qualunque, gli ‘eventi’ nascono e muoiono senza lasciar traccia, non si rifrangono nella comunità, non sono generativi, non alimentano tradizioni vecchie o nuove. Come ha scritto l’antropologo Marc Augè a proposito dei luoghi del contemporaneo, sono ‘non luoghi’, essendo irrimediabilmente privi di un legame con la Storia, di identità, di relazioni.
      Eventi-non luoghi quelli a cui continua a pensare lei, che muovano economia forse, ma non generano cultura.
      Credo si possa coniugare anche l’interesse economico di una comunità a partire da un radicale ripensamento delle logiche storicizzate su cui abbiamo basato sino ad ora la nostra idea di ‘cultura’.

  • marrazzo giovanni

    Cremona è solo il risultato del nulla, nonostante le iniziative, i saccenti, i letterati ed i professori che spazoetti sulle testate e potere a parte hanno lasciato lo zero assoluto.
    Sono d’accordo che la cultura nasce dal bisogno di evolversi dell’essere umano ma in un contesto come il nostro pretendere che ciò avvenga mi sembra davvero un eufemismo. Per ottenere questo traguardo occorre molto di più ed occorre farlo con volontà, mezzi e risorse umane capaci, non sempre reperibili….purtroppo
    La cultura deve essere svecchiata e subire trasformazioni come succede nel processo evolutivo delle cose, se resta nelle mani dei sapientoni è solo un arma per far pesare la propria conoscenza ma non è comunicazione, fusione, interazione, crescita…
    Evidentemente, a lei qyesto genere di cultura andrà bene a me no.
    Recentemente, in un gruppo di associati ad un ente culturale, viaggiatori e frequentatori assidui di musei, mostre, mostrine ed altro, un signore mi disse di aver visto splendide opere di Lorenzo da Vinci………COSA??
    e lo ha ripetuto più volte dietro mie insistenti domande per verificare se ci fosse stato un lapsus……e invece no,no,no ORRORE ne era proprio convinto!
    Che dire, se questi sono i soci dei nouveaux ateliers de culture….preferisco i più “ruspanti” principi keynesiani….si danno meno arie ed ottengono più risultati.
    I leave you floating in your sea and hope it makes all your DREAMS, just dreams, true!

  • jackie o’neil

    Caro Cocco………Bill,
    il pulpito dal quale parlo è quello di una persona che ha studiato, lavorato, sudato senza raccomandazioni facendosi strada dove si emerge solo se si hanno i numeri per farlo.
    Io parlo e mi esprimo liberamente, con parole mie, non attraverso il mio addetto stampa…anche questo la dice lunga sulla mia trasparenza e la sua. Io non sono pagata per questi scambi che lei definisce “votta e risposta” io difendo i miei diritti di cittadino che vuole politici competenti sulle poltrone, lei difende un suo cliente.
    Se si vuole confrontare su temi dove mi sento molto preparata lo faccia a suo nome, sarò lieta di proseguire nel dibattito. Ma non accetto lezioni di morale su queste premesse.

    • Cocco Bill

      “Lezioni di morale”? “Addetto stampa?” Ma di cosa va straparlando? Proprio come lei, sono un libero cittadino che si mantiene anonimo dopo aver fatto esperienza di cosa significa, su queste pagine, rivelare liberamente la propria identità (chieda al direttore Silla conferma della mia identità… si renderà conto di aver preso un abbaglio).
      Quindi non sto parlando a nome di nessuno se non di me stesso. Anch’io ho studiato e lavoro da tempo, anch’io ho viaggiato e mi sono fatto un’idea di cosa accade nel mondo. Anch’io, come lei, ho un’idea di cosa dovrebbe/potrebbe essere la cultura. Ho scritto e tradotto libri, organizzato rassegne, tenuto conferenze…
      La differenza fra i suoi intereventi e il mio iniziale credo stia nel registro che lei adotta rispondendomi: arrogante, spocchioso, presuntuoso.
      Un conto è esprimere le proprie opinioni; un conto è presumere di poter insegnare agli altri come si sta al mondo dall’alto di una supposta ‘supeiorità intellettuale’ derivatale, scrive, dall’aver “studiato, lavorato, sudato senza raccomandazioni facendosi strada dove si emerge solo se si hanno i numeri per farlo”.

      Ribadisco: al di là delle identità dichiarate (non vorrà far credere che il suo nome anagrafico è veramente “jackie o’neil”…?!), quello che conta in questo confronto sono le idee.
      Non concordo con la sua impostazione che concepisce la cultura come strettamente compenetrata al mercato. Tutto qui.
      Mi pare che lei adotti categorie vecchie, lontane dal ‘sentire’ contemporaneo…
      La cultura si costruisce dovunque, con e senza le istituzioni; con e senza mecenatismo; con e senza denaro.
      Faccia lo sforzo di guardarsi intorno: anche se non siamo a New York, Cremona ha espresso ed esprime culture anche oggi, nonostante la profonda crisi economica e sociale. Ad esempio nel volontariato sociale. Ad esempio nei centri sociali ‘antagonisti’. Ad esempio nell’ambito dell’associazionismo ambientale…

      Quello che manca, per come la vedo io, sono le opportunità reali (contesti informali, spazi pubblici, concorsi di idee…), senza filtri, ‘libere’ di poter esprimere i propri saperi, rielaborarli, costruire processi di conoscenza diffusa, collettiva che contribuiscano al miglioramento complessivo della comunità.

      E’ un dato evidente che eventi spot, manifestazioni mutuate dall’universo radio-televisivo, sagre paesane calate dall’alto (tipo feste del salame…)… non lasciano segno, sostanzialmente non servono a nulla se non, probabilmente, a muovere un po’ di economia per il vataggio di pochi.
      Perché in una società complessa come la nostra, stratificata, ancora classista, bisogna guardare soprattutto a coloro che non appartengono alle elite intellettuali: per come la vedo io, sarebbe auspicabile che finisse il tempo della “spettacolazione della realtà” (ha letto Debord?) e nascesse un’epoca in cui la persona torna ad essere protagonista del suo sapere, portatore di conoscenza ed esperienza in una dimensione di reale partecipazione e condivisione…

  • RIDURRE I TEMPI
    La comunicazione efficace è quella che vibra, non l’abbondante. Roberto Bettinelli, direttore dell’Inviato on line, interroga a lungo l’onorevole Pizzetti Luciano. Ma dopo questo botta risposta, tutt’altro che raro nell’onorevole:
    “In tanti pensano che lei è l’uomo dei poteri forti….
    Chi pensa questo è un cretino. E un ignorante. E, lo scriva pure, un coglione.”
    che bisogno c’era di andare avanti?
    Ritornasse pure, senza disturbarlo oltre, nella sua casa da milionario di via Volturno, già sede del Partito comunista cremonese.

    Cremona 08 09 2012 http://www.flaminiocozzaglio

  • Annamaria Menta

    “al posto di investire centinaia di migliaia di euro per pochissimi eventi, meglio diluire i denari per dare continuità ad una serie di iniziative, lungo tutto l’anno”
    Personalmente è l’unico punto che trovo in parte condivisibile nella lettera del consigliere, il resto mi pare più che altro propaganda elettorale.

    “Il Museo del violino avrà grande impatto solo se il Cvalier Arvedi lo gestirà direttamente, senza la mano della politica, ed auspico per il bene della cultura cremonese che lo faccia sul serio.”
    Il museo del violino, contenuto inadatto al contenitore, scelto per motivi che poco hanno a che fare con “il bene della liuteria” (o della cultura cremonese), tanto meno col mecenatismo, poteva essere una valida idea a patto di essere inserito in altro contesto (tipo il progetto del parco ex monasteri, affossato in uguale maniera da maggioranza ed opposizione) e di vedere il coinvolgimento vero di chi vive di liuteria (antica e moderna), senza intrusioni di chi vuole, a vario titolo, “segnare il territorio”.

    Credo che se siamo a questo punto di “coma culturale” (ma non solo), dobbiamo ringraziare la politica (anzi, gli interessi di partito), gli esperti di marketing e pure noi stessi, che abbiamo permesso che questi soggetti sostituissero poco a poco la vita reale con la “movida”, lo “shopping”, le “notti” di qualsivoglia colore, i “grandi eventi” più o meno pseudo culturali e il “nuovo brand”.

    Opinione di artigiana, liutaio, non laureata, non esperta di marketing o di sociologia, senza tessera di partito.

    • osvaldo maccheroni

      Non era necessario che specificasse la parte finale si capiva benissmo che le di esperti non ne ha mai visto uno in carne ed ossa, anche perchè a Cremona non li hanno mai interpellati. Forse avrà conosciuto chi fa PR da discoyeca come Zaffanella ma è un altra storia, allora ci sta la movida, signorini, le notti e lo shopping…
      Il museo del violino……..sarà un toccasana per la città e spazzerà via con un colpo di spugna tutte le invidie di chi non PUO’ e NON DEVE metterci mano (gli incompetenti)! Evviva il mecenatismo che, grazie ai DANARI, ci ha lasciato i gioielli del rinascimento, evviva gli zar di tutte le russie che, grazie ai DANARI, hanno lasciato una raccolta di valore inestimabile all’Hermitage, evviva chi investe nell’arte con le proprie risorse per farcene un dono prezioso.
      Dimenticavo…io vado a votare, esprimo LIBERAMENTE le mie preferenze e non ho tessere….ma so per chi non voterò MAI, la mediocrità!!

      • Cocco Bill

        Il Museo del Violino potrà rappresentare una grande occasione per la città solo se saprà aprirsi alla comunità reale, non solo agli esperti del settore liutario(magari solo presunti) e, più in generale, alle elite.
        Di musei è piena Cremona come il mondo, si tratta di capire se quello del violino si ridurrà ad essere ‘solo’ un museo come i tanti che già esistono o se saprà stimolare una rinascita culturale della città.
        Anche perché, strettamente correlato all’annosa retorica di “Cremona città della musica”, sono curioso di capire se e in che modo il Museo del Violino sarà in grado di promuovere un rilancio concreto delle ‘musiche’ (colte e non) nella città, rendendo protagonisti anche i cittadini (non solo passivi spettatori/fruitori), a partire dai più giovani…

      • Giacomo Zaffanella

        Faccio un attimo chiarezza circa il mio ruolo: coordinare gli eventi. Significa che non mi sostituisco a nessun assessore alal cultura,allo sport ecc ecc ma cerco di organizzare e gestire la macchina comunale affinchè non vi siano sovrapposizioni. Inoltre ho già provveduto ad agevolare l’iter di chi vuole organizzare piccoli eventi e non sa a chi rivolgersi e quali pratiche seguire. Credo sia ingeneroso bollarmi come pr da discoteca, visto che ho un titolo di studio che non è quello del Trota e una storia umana che non tutti sanno. Ringrazio il Consigliere e amico Vitali, il quale avanza una proposta tenendomi in considerazione, dimostrando fiducia nelle mie capacità. L’obiettivo fissato da Vitali è impegnativo e complesso, ma cercherò di fare il possibile. Lo ricordo, a titolo gratuito. Se le critiche sono costruttive e chi ha più capacità di me, quali i qui presenti jackie o’neil ecc ecc volessero aiutarmi mettendo a disposizione della città le loro idee e competenze, mi trovate alla mail giacomo.zaffanella@comune.cremona.it

  • OCCHIO AL CENSORE
    Leggo un pezzo su http://www.cremaoggi.it, titolo: Consigliere Agazzi, non meni il can per l’aia, di Pizzetti Luciano. Cambiano nomi date fatti, ma la struttura è la medesima, in qualunque argomento l’onorevole compagno entri: insulti e aggressioni. Allora unisco il commento sotto.
    RIDURRE I TEMPI
    La comunicazione efficace è quella che vibra, non l’abbondante. Roberto Bettinelli, direttore dell’Inviato on line, interroga a lungo l’onorevole Pizzetti Luciano. Ma dopo questo botta risposta, tutt’altro che raro nell’onorevole:
    “In tanti pensano che lei è l’uomo dei poteri forti….
    Chi pensa questo è un cretino. E un ignorante. E, lo scriva pure, un coglione.”
    che bisogno c’era di andare avanti?
    Ritornasse pure, senza disturbarlo oltre, nella sua casa da milionario di via Volturno, già sede del Partito comunista cremonese.
    Il giorno dopo, la consueta risposta dell’onorevole compagno:
    “Cozziglio, lei mi ha già dedicato centinaia di pagine di suoi commenti al vetriolo e offensivi, pieni di allusioni immorali ma ben attento a non varcare mai la soglia della denuncia penale. Lei è un coniglio, glielo dico nuovamente. Per il resto confermo che la sua paranoia mi fa solo una gran pena, se fossi cattolico direi una preghiera per lei.”
    Senz’altro l’onorevole compagno, a cinquant’anni suonati, ha ancora molte cose da imparare, prima di tutto l’italiano, se davvero è convinto che a insultare sia io, ma bisogna aver rispetto della sua condizione: appena finita la scuola dell’obbligo, dovendo mantenersi, s’è messo subito in politica, e non ha potuto continuare gli studi.
    E onestamente ammette spesso che lui e il suo segretario, Titta Magnoli, sono di cultura ben diversa.
    Ma andando al nocciolo, dietro le banderillas di rito, ciò che riesce insopportabile all’onorevole è che io, informato dai suoi compagni di corrente, ripeto: di corrente, da un anno in qua gli rivolga pubbliche domande sull’acquisto della sua casa cremonese di via Volturno, già sede del Pci. Proprio non gli va giù: Scajola ha l’obbligo di riferire, lui no. O meglio, ha riferito. Non risponde perché il suo senso morale è al di sopra di ogni sospetto. Proprio come nella Fattoria degli animali: tutti gli animali sono eguali, ma qualcuno è più eguale degli altri.
    Giusto nell’agosto di un anno fa l’onorevole diede l’ennesima limata al suo sempre più scarso seguito di tifosi: io parlamentare guadagno meno di un bergamino.
    Andrò avanti, intanto vi anticipo qualche notiziola sull’acquisto (repertorio 46942, raccolta 21990) della casa, dicembre 2009, che potete tranquillamente rintracciare all’Agenzia del Territorio al modico prezzo di 7 euro: 400mila euro in contanti, più Iva al 4% come prima casa, 208 mq a rustico, 45 a garage invece pronto. Valore di oggi almeno 700mila euro, tre anni fa, prima della crisi, ben più.
    Non male, per uno che guadagna meno di un bergamino.

    Cremona 10 09 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info

  • UN VERO DURO
    Fin che non si decide a cantare, restano un sacco di domande sulla nuova casa cremonese di Pizzetti Luciano, la storica sede del Pci di via Volturno. La prima è la più ovvia. Con tutte le case in vendita in città e dintorni, con proprietari ben felici di accontentarlo, pur di fare la sua conoscenza, proprio quella doveva comprare? e perché si è sempre rifiutato di dichiarare un prezzo d’acquisto all’apparenza normale, 400mila euro?
    Ma vediamo di sgranare con un po’ di ordine le prime domande che vengono alla mente.
    L’atto trascritto parla chiaro, la vendita dell’immobile, tre piani, è a corpo, non a metri, come risultano dal catasto, anche se ad occhio sembrano di più. I 400mila s’hanno da dividere: 52 per un garage di 48 mq, cioè doppio, pronto, 348 per la parte abitativa, di 208 mq, allo stato di rustico, senza pavimenti, infissi, impianti etc.
    La casa s’ha da intendere, agli effetti Iva, qui 4%, come prima casa, nonostante le dimensioni; è definita non di lusso, si vede che a Cremona quelle di lusso hanno le mattonelle d’oro, perché qui già corridoio comune e cortiletto son messi a beole e acciottolato di gran costo; la casa termina con una terrazza panoramica, cintata da vasi di arbusti vari, tra cui emerge una specie di torretta; se adesso è abitata, senza alcun dubbio l’onorevole sarebbe in grado di mostrare, invece che chiudersi in un incazzato silenzio, autorizzazioni comunali e fatture di ristrutturazione che , dallo stato di rustico, l’han portata ad essere una casa di lusso, se non per legge, di fatto.
    Ce n’è abbastanza per eccitare la curiosità di tanti, per svariati motivi, e in primis, mi vien da dire, quella del partito, che è molto aperto e democratico, se le informazioni riguardano gli altri……

    Cremona 11 09 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info

  • CONFESSIONE
    Gli scritti dell’onorevole Pizzetti, questa volta su http://www.cremaoggi.it, non lasciano dubbi, non si tratta di decidere se ha comprato regolarmente una casa: se lo vogliono, ci penseranno Procura e Finanza, cui mando regolarmente i miei pezzi, nel caso possano interessare; il mio compito di cittadino attento e critico finisce qui. Svelano, ahilui! chi è lui, e la sua solitudine, da che qualsiasi persona dotata di un minimo di senso critico, li leggesse prima, gli sconsiglierebbe vivamente di diffonderli.
    L’uomo è stanco, tanto stanco che nella sua bella casa, bella e basta ma non da milionario, infatti costa un po’ meno di un milione, acquistata nel 2009 dopo una vita di lavoro che gli ha lasciato meno soldi che a un bergamino, come ha dimostrato l’anno scorso, due piani, ha fatto mettere un ascensore riservato, altro segno evidente di casa popolare.
    E se quella non è casa di lusso, in tempi di tragediose Imu e balzelli vari, mi auguro che le autorità preposte, almeno a Cremona, non contestino le dichiarazioni di alcun altro cittadino proprietario: vanno accettate e basta.

    Cremona 12 09 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info

  • IL SILENZIO E’ D’ORO
    Voglio provare a scrivere ciò che trasuda fin dalle pietre: il compagno onorevole Pizzetti Luciano è il politico cremonese più inviso ai cittadini nella Storia della Repubblica. Devo ancora trovare una persona, anche del suo partito, della sua corrente, che, al riparo da orecchie indiscrete sospiri un: avrà tanti difetti, però è così simpatico….
    Ma quando il cremonese tipo parla perché lo ascoltino, gnacchete, il Pizzetti sarà un po’ ruvido, ma è l’unico politico di livello nazionale! Credo di averlo già scritto, un anno fa’ chiedo a uno dei miei, in alto e di quelli che pensano: mi spieghi coi fatti perché politico di livello nazionale?
    Domandaccia.
    Resta fermo un minuto, si gratta la testa, e : se vuoi far venire Napolitano a Cremona è l’unico in grado di interessarsi.
    Va beh, ciascuno misura come vuole. Resta, certa e forte, l’antipatia, che non è un moto che per cause sconosciute parte da noi a Lui, è Lui a crescerla affettuosamente come un figlio prediletto.
    Sono noti i suoi interventi che hanno convinto la direzione a spedire in fretta e furia a Cremona il commissario politico Magnoli; anche fuori ambito, da che non spetta a Lui cambiare assessori, inventare sindaci eccetera. Per poi far prendere una legnata al partito dopo vent’anni di regno.
    Basta che uno critichi la sua giacca, in risposta bordate di parolacce.
    La casa: a dir poco, ai valori attuali in ribasso, 700mila euro, più annessi di pratiche e arredamento. Non male, acquistata nel dicembre 2009 da uno che nell’agosto 2011 raggiunge notorietà nazionale perché sostiene che, da deputato, guadagna meno di un bergamino.
    E non una casa qualsiasi, una casa simbolo, sede storica del partito comunista.
    Eppure, dopo un anno che gli chiedo pubbliche spiegazioni, nessuno a Cremona, ufficialmente, è chiaro, a tu per tu sono subissato di domande, sembra interessarsene. Escluso Mario Silla, che pubblica i miei pezzi su http://www.cremonaoggi.it.
    Per tutti gli altri giornali, carta, on line, silenzio completo: l’argomento non interessa, né loro, né i loro lettori. Che devono sfogliare il mio blog…..
    Ah, sì, dimenticavo altri lettori, che non potendo prendersela direttamente, l’affare brucia, vomitano insulti su di me, ad altro titolo, su un altro post di http://www.cremonaoggi.it. Ma questa è Cremona……

    Cremona 14 09 2012 http://www.flaminiocozzaglio.info