Cronaca
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Il carcere 'scoppia' e per la nuova ala è tutto fermo: guaio per noi e Brescia

E’ ancora senza soluzione la questione del sovraffollamento dei detenuti e delle carenze di organico del personale che lavora nel carcere di Cà del Ferro (con turni massacranti). Il tanto atteso nuovo padiglione non è ancora in funzione: non sono arrivati tutti gli ok necessari da Roma. L’apertura, attesa in questo periodo, è slittata, una data precisa al momento non c’è e servono comunque altri agenti di polizia penitenziaria per il controllo. Attualmente circa 400 le persone dietro le sbarre a Cremona, mentre il tetto massimo fissato con deroghe era di 350 (addirittura la capienza regolamentare parlava inizialmente di 200 detenuti). La direttrice Ornella Bellezza e i suoi collaboratori fanno quello che possono. La situazione però non è semplice da gestire e da vivere. Non ha certo aiutato l’arrivo di una trentina di reclusi a causa di lavori iniziati nella casa circondariale di Monza. Per non parlare delle preoccupazioni legate a casi di tubercolosi riscontrati nelle scorse settimane (con la profilassi il problema è stato tamponato prima che raggiungesse livelli di emergenza). Una piccola boccata di ossigeno arriverebbe con l’attivazione della nuova ala di Cà del Ferro. Potrebbe ospitare fino a 200 detenuti. E si rivelerebbe utile anche a livello lombardo, considerato il panorama complicatissimo delle carceri italiani. Soffre infatti parecchio pure la struttura di Canton Mombello (Brescia), e la sua direttrice, nel corso di un’iniziativa pubblica nei giorni scorsi, ha delineato la possibilità di trasferire nel padiglione in attesa di apertura nella città di Cremona – che si trova nello stesso distretto di Corte d’Appello – un gruppo di reclusi ‘bresciani’, fino a un massimo di cento (si aspetta una decisione dal Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria).

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