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Ha scritto lui i biglietti: anche il perito del pm incolpa il dipendente

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Che fosse lui l’autore dei biglietti con cui aveva preso di mira i colleghi dell’amministrazione provinciale lo aveva già sostenuto il perito grafico Roberta Lombardi, esperta incaricata dall’amministrazione provinciale di confrontare  la grafia dei biglietti con alcuni scritti dell’imputato. A confermare che “la mano è la stessa” ci ha pensato oggi in aula Marco Rossetti, perito del pm Francesco Messina, che ha esaminato 48 bigliettini anonimi, 44 dei quali attribuiti alla mano di Leandro Cavaglieri, 64 anni, magazziniere dell’amministrazione provinciale accusato del primo caso di stalking lavorativo. Dei 48 scritti, due erano fotocopie, e quindi difficilmente analizzabili, mentre su altri due le poche parole messe su carta non erano sufficienti per poter esprimere un giudizio. Per il perito, che si è sentito di escludere imitazioni calligrafiche, gli altri bigliettini sono attribuibili alla stessa mano, e cioè a quella dell’imputato. In aula, davanti al giudice Cristina Pavarani, è stata sentita anche la testimonianza di Rinalda Bellotti, dirigente del settore del personale della Provincia, che nei confronti di Cavaglieri, sospeso dal servizio senza retribuzione, aveva preso provvedimenti disciplinari, due nel 2009 e uno nel 2010. Nel fascicolo di Cavaglieri, inoltre, erano contenuti altri scritti minacciosi precedenti a quelli diventati oggetto di denuncia. In riferimento a questi ultimi, sottoposti a perizia interna, la Bellotti ha ricordato che alcuni erano stati trovati da un dipendente sulla scrivania, mentre altri erano stati recuperati al piano terra e consegnati dal responsabile del settore cultura”. Tra la dirigente e Cavaglieri, come ha spiegato la stessa testimone, c’erano state discussioni in merito ai provvedimenti disciplinari, “a volte con toni civili, altre invece con toni non consoni al luogo di lavoro”. Si torna in aula il prossimo 9 novembre con la testimonianza dei nove testimoni della difesa.

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