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Pdl cremonese in frantumi, Perri lo vuole rifondare Nolli sogna la "grosse koalition" Laici e ciellini non si parlano e gli ex An sono pronti ad andarsene

Cosa succede nel Pdl cremonese? “E’ un casino – ci dice un esponente di punta del partito all’uscita dal vertice serale della maggioranza sul Pgt – I laici non si sono fatti vedere, solo Zanibelli ha fatto capolino, andandosene dopo pochi minuti. Dimostrando così una frattura netta tra componente laica e quella ciellina, guidata da Malvezzi che ci teneva a presentare la sua creatura”. La frizione politica, da mesi in tensione, è ormai sull’orlo dell’esplosione. Nell’ultimo consiglio comunale Giorgio Everet (laico) non avrebbe votato alcune delibere che riguardavano l’assessore  Malvezzi, ritirando la scheda di presenza, proprio per segnalare il disagio di una componente importante del partito nei confronti della gestione ciellina che, specialmente in Comune, fa un po’ quello che vuole senza condividere nulla con il resto del Pdl: quattro consiglieri, il capogruppo, il vicesindaco, parte dell’apparato.
D’altra parte che il Pdl cremonese (ma anche quello nazionale) sia in condizioni di affanno (usando un eufemismo) è cosa nota. A cominciare dalle posizioni del sindaco Oreste Perri che dopo aver sbandierato ai quattro venti che lui è il sindaco di tutti, che non ha interessi di partito, è andato a sottoscrivere un appello per rifondare il Pdl, lui che a quel partito non è mai stato iscritto. In quel documento si indicava la necessità di un nuovo contratto sociale con gli italiani che parta dalla rifondazione del Pdl, ma anche la fine della stagione ‘con Berlusconi senza se e senza ma’, rivalutando il ruolo ‘di chi ogni giorno spende la propria faccia sul territorio’. Sono state chiare infatti le parole espresse nella sede nazionale del Pdl dal sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo, coordinatore dell’iniziativa: ‘non siamo una corrente né un nuovo partito, siamo amministratori eletti che vogliono cambiare il partito dall’interno’. Tuttavia, ha proseguito affiancato dagli altri sindaci (Guido Castelli di Ascoli, Paolo Perrone di Lecce, Pasquale Aliberti di Scafati, Giovanni Schiappa di Mondragone, Luigi Mascia di Pescara, Umberto di Primio di Chieti, Maurizio Brucchi di Teramo, Nicola Ottaviani di Frosinone, Roberto Visentin di Siracusa, Oreste Perri di Cremona e Marco Zacchera di Verbania), ‘chiediamo l’azzeramento di tutte le cariche e di tutti i ruoli per cui non si è stati eletti’, aggiungendo poi che ‘se l’Ufficio di Presidenza del Pdl desse le dimissioni sarebbe un buon segnale, naturalmente per consentire al partito di ripartire con una nuova impronta’, perchè ‘una nuova classe dirigente può nascere solo con il metodo delle primarie a tutti i livelli, stoppando così i listini bloccati’. ‘Noi – ha chiarito Cattaneo – siamo pronti ad andare oltre il berlusconismo, ma se Berlusconi dovesse dare segnali concreti di novità saremmo al suo fianco con entusiasmo: dovrà però sposare chi lavora sul territorio, mandando a casa i cortigiani’. I firmatari di ‘L’Italia chiamo’!’ (che è aperta alla sottoscrizione degli amministratori locali che intendono aderire al manifesto) chiariscono intanto che rinunceranno fin da ora a candidature parlamentari.

Ma un altro uomo forte della Giunta Perri, l’assessore al bilancio Roberto Nolli, ha un progetto diverso per andare oltre il Pdl: riunire quelle forze che partendo dalla destra  e andando al centro e “persino a Renzi”, pensino al bene comune e non agli interessi di partito. Nolli dichiarò infatti al nostro giornale: “Basta, fermiamoci qui. Il Pdl è finito. Il partito non c’è più. Il centrodestra non c’è più. Ripartiamo da altro. O i vertici del Pdl lo capiscono oppure la gente non ci seguirà mai più”. “Situazioni come il Lazio, la Lombardia, la Campania e chissà cosa altro arriva non sono più possibili – ha detto ancora Nolli  – Siamo al capolinea. La storia del Pdl è finita qui come altrove. I vertici hanno fallito, bisogna cambiare. L’unica salvezza è ripartire dai sindaci: da Alemanno, da Perri, da Tosi e magari arrivare fino a Renzi. Questi sono gli unici in grado di cambiare il sistema Italia. Se non ce la fanno a livello romano, partiamo da Cremona, altri ci seguiranno. Andiamo alle elezioni con logiche diverse, con uomini diversi altrimenti è la fine. I mediocri che hanno gestito la politica italiana non vanno più bene. Chi sbaglia paga – si infervorava Nolli – ed il Pdl ha sbagliato. La sua classe dirigente deve lasciare e lasciare il campo a chi è in prima linea, come i sindaci, come tanti amministratori locali”. E Nolli ne ha anche per il Pd: “Io ci sto a confrontarmi con tutti, anche con la sinistra moderata. Mi era piaciuto il discorso di Veltroni al Lingotto. Ci stiamo a confrontarci con le idee  ma senza gli inciuci a cui ci hanno abituato”.

E gli ex An doc (Ugo Carminati, Chiara Capelletti, Luca Grignani ecc.)? Anche loro sarebbero già con il piede alzato dal Pdl, sull’esempio di quanto succede nel resto d’Italia. Le due sedi di An di Cremona e Crema sono quasi sempre aperte e lì si infittiscono le riunioni serali. L’idea di un Pdl (o come si chiamerà il nuovo partito, forse “Il Centrodestra”) a sostegno di Monti non garba agli ex An cremonesi e l’avviso di “estote parati” (mutuato dal moto evangelico preso a slogan dallo scoutismo) partito da Ignazio La Russa, Alemanno e C.  sarebbe stato preso quasi come una liberazione.

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