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A San Pietro al Po l'ingresso di don Moruzzi

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Più che un benvenuto è stato un ben tornato a casa quello che la comunità di S. Giorgio in S. Pietro al Po in Cremona, nel pomeriggio di domenica 14 ottobr,e ha espresso al suo nuovo parroco, don Stefano Moruzzi. Il sacerdote, nato a Longardore il 25 dicembre 1950, ha vissuto la sua giovinezza proprio in questa parrocchia, dove ha maturato la  vocazione sacerdotale – ha ricordato lo stesso don Moruzzi nel suo saluto – e ha celebrato la sua prima Messa all’indomani dell’ordinazione sacerdote avvenuta il 21 giugno 1975. Nel giorno dell’ingresso da parroco i paramenti liturgici indossati erano proprio gli stessi della sua prima Eucaristia.

Nel pomeriggio di domenica 14 ottobre davvero in tanti gremivano la chiesa parrocchiale dedicata a S. Giorgio in S. Pietro al Po, in via Cesari a Cremona, per la Messa d’ingresso del nuovo parroco, don Stefano Moruzzi, presieduta dal vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi. Oltre ai fedeli della comunità cittadina, c’erano quelli delle parrocchie servite negli anni, in particolare Martignana di Po (1995-2002) e Calcio (dal 2002 a oggi). Di quest’ultima comunità bergamasca hanno prestato servizio all’altare i confratelli del Santissimo Sacramento nel loro caratteristico abito.

La lunga processione d’ingresso ha fatto tappa sul sagrato dove ad  accogliere il Vescovo e il nuovo parroco vi era il sindaco di Cremona, Oreste Perri. Il primo cittadino, nel breve saluto, in cui l’amicizia con don Moruzzi si è mescolata con la rappresentanza istituzionale, ha voluto ancora una volta ribadire la collaborazione tra Amministrazione e Chiesa cremonese su tanti aspetti della vita sociale.

La liturgia, animata dalla corale parrocchiale per l’occasione impreziosita da un violino e una tromba, è iniziata con la lettura del decreto di nomina da parte del vicario zonale, don Gianpaolo Maccagni. Quindi il nuovo parroco ha asperso l’assemblea con l’acqua benedetta e incensato la mensa eucaristica, gesti caratteristici dei riti di insediamento. Poi ha preso la parola Sergio Morandi, vicepresidente del consiglio pastorale parrocchiale, che ha espresso il saluto della comunità al Vescovo e al nuovo parroco: un benvenuto che aveva tutto il sapore di un ben tornato nella parrocchia d’origine. Nell’occasione è stata regalata al parroco una stola e un quaderno.

Nell’omelia il Vescovo partendo dal brano evangelico ha ricordato il compito principale di un parroco: essere a servizio della fede. Richiamando quanto detto dal Papa in apertura dell’Anno della Fede, mons. Lafranconi ha sottolineato che lo spirito di questo anno non è commemorare un evento del passato, «ma andare incontro all’attuale situazione del mondo che appare desertificato, in quanto non si rapporta più con Dio e la sua Parola e l’orientamento alla vita eterna è dimenticato». Da qui il richiamo a riscoprire l’essenziale: «portare in sé la fede e un adesione al Signore convinta e gioiosa». «Il nostro riscoprire la bellezza della fede – ha proseguito il Vescovo – permetterà a tutti quelli che perseguono altre strade di riscoprire l’importanza del riferimento della Parola del Signore Gesù per la loro vita». «”Il sacerdote – ha detto ancora – deve aiutare i fedeli a passare dalla pratica religiosa all’adesione di fede al Signore».

«Il mio augurio – ha quindi detto mons. Lafranconi rivolto al nuovo parroco – è di poter essere segno del messaggio evangelico e sprone per tutti i parrocchiani a ravvivare il desiderio di vita eterna».

Al termine dell’omelia il nuovo parroco ha recitato da solo la professione di fede (il Credo), segno che sarà lui il primo responsabile della diffusione e della difesa dei contenuti della fede nella comunità.

Al termine della celebrazione don Moruzzi ha preso la parola per il saluto. Senza nascondere l’emozione per essere tornato nella sua parrocchia d’infanzia nella veste di parroco, tanti grazie e un pensiero per le parrocchie in cui in questi anni ha svolto il proprio ministero e che ancora custodisce nel cuore, ricordandoli sempre nella preghiera. E poi il saluto alla nuova parrocchia, esteso non solo a chi frequenta, ma anche ai lontani, ai non credenti e agli ostili.

Dopo la Messa il pomeriggio si è chiuso con un momento di festa in oratorio.

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