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La Scac in bianco e nero Inaugurata la mostra di foto di Davide Magri

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Immagini in bianco e nero che testimoniano un passato industriale che sembra lontanissimo nel tempo, che trasmettono la fatica di chi in quei capannoni vi ha lavorato per tutta la vita. Le si può ammirare nella Sala Alabardieri di Palazzo Comunale dove è stata inaugurata la mostra “SCAC: Un pezzo della nostra storia” (aperta fino al 28 ottobre prossimo, ingresso libero dal lunedì al sabato, dalle 9 alle 18, la domenica dalle 10 alle 18).

Curata e allestita dal fotografo Davide Magri, l’esposizione – patrocinata dal Comune di Cremona – documenta una delle principali realtà industriali del passato cremonese. Una realtà industriale che ha profondamente inciso nella storia economica e sociale della nostra città come ha ricordato il vice sindaco ed assessore all’Urbanistica Carlo Malvezzi che ha presenziato all’apertura ufficiale.

“Queste forografie – ha detto Malvezzi nel suo breve saluto – lasciano dentro di noi un po’ di nostalgia per un passato laborioso. D’altro canto ci fanno comprendere che tutto sta cambiando molto in fretta e che, inevitabilmente, una zona ora abbandonata può anche rinascere, ritrovare sotto altre forme quella vita che là si è spenta da anni.”

E’ stata la curiosità di vedere cosa c’ero dietro quei cancelli arrugginiti che ha spinto il fotografo Davide Magri a spingersi all’interno si quei capannoni dismessi, sopravvisuti come un tempio del lavoro rimasto intrappolato nel deserto. Ha così iniziato a scattare foto, dopo foto, trovandosi poi tra le mani un vero e proprio archivio della memoria.

Come ha ben evidenziato la critica d’arte Donatella Migliore, Davide Magri, fotografo di fine sensibilità, ha considerato questa pagina di storia cremonese come personalissimo terreno d’indagine, sviluppando una ricerca fotografica mirata a far emergere le atmosfere di questo luogo, più ancora che il luogo stesso. La scelta del bianco e nero, innanzitutto, è già di per sé un manifesto programmatico, è la volontà dichiarata di esaltare le luci e le ombre, gli aspetti anche più crudi e degradati di quest’area. Il suo racconto per immagini inizia in punta di piedi, con quel garbo che lo contraddistingue nel carattere e nel suo lavoro, con una foto esemplare: una rete in primo piano inquadrata esattamente nel suo punto di rottura attraverso il quale si vede sullo sfondo uno dei capannoni della fabbrica; è l’incipit, l’invito che Davide ci rivolge ad entrare, a sfogliare insieme a lui i capitoli di questa narrazione.

La SCAC è una grande area industriale in via Sesto che negli anni Sessanta arrivò a contare anche duecento operai e che fu testimone, come altre realtà economiche locali, delle agitazioni sindacali del ‘68/’69, ma anche di grandi commesse che fecero la fortuna dell’azienda, e dell’occupazione, almeno fino agli anni Ottanta, quando il comparto cominciò a entrare in sofferenza per chiudere definitivamente nel 1994. Un tipico caso, oggi, di archeologia industriale di cui le belle ed incisive foto di Davide Magri rimarrano a futura memoria.

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