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Tamoil, malori alla Bissolati: chiesto il processo per il manager

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Nella foto sopra, il giudice Guido Salvini e il pm Fabio Saponara

L'avvocato di Tamoil Carlo Melzi d'Eril

Il prossimo 28 novembre il gup Guido Salvini deciderà se rinviare o meno a giudizio Enrico Gilberti, il manager preposto alla gestione della Tamoil, accusato di disastro colposo per i fatti accaduti alla raffineria cremonese il 27 agosto del 2009. Per il pm Fabio Saponara, che ha chiesto il processo, Gilberti “avrebbe cagionato per colpa un disastro ambientale, esponendo a pericolo collettivamente un numero indeterminato di persone”. Il manager deve rispondere in merito alla fuoriuscita di gas da uno dei serbatoi utilizzati durante le fasi di pulizia degli impianti. Il contenitore, che fungeva da grande pattumiera dove venivano convogliati gli scarti di lavorazione, si era danneggiato, rilasciando nell’aria un fortissimo odore di idrocarburi che aveva causato malori tra i soci delle vicine canottieri. Relativamente a quell’incidente, provocato dalle operazioni di manutenzione del serbatoio “A5”, la consulenza effettuata per conto del pm aveva parlato di rischio esplosione molto alto per la presenza di sostanze altamente infiammabili.

Per la difesa, invece, si è trattato di un evento modesto, un problema nel ciclo produttivo che ha determinato uno sversamento di gasolio sopra il tetto. Il peso del gasolio ha fatto sprofondare lentamente il tetto, provocando uno sgradevole odore di gasolio. La difesa Tamoil contesta il reato di disastro colposo: per configurare questo reato deve esserci un evento di grandi proporzioni che metta a rischio l’incolumità. Inoltre nessuna delle 50 persone che aveva accusato i malori (bruciore agli occhi e alla gola, mal di testa e nausee) è stata mai identificata, né tantomeno sentita. Il numero era stato segnalato dalla canottieri Bissolati che però non ne ha mai indicato i nominativi. Per la difesa c’è stato sicuramente un problema nella produzione, ma l’odore è durato pochi minuti. Sia dalle verifiche dei vigili del fuoco che da quelle dell’Arpa non era emerso alcun peggioramento dell’aria. Sul rischio esplosione si è espressa anche la perizia effettuata dall’esperto della difesa Carlo Tommasini, secondo cui il gasolio ha una temperatura di evaporazione molto alta, e quindi non ci sarebbero state le condizioni per il verificarsi di un’esplosione.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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