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Carabiniere cremonese ucciso, indagini a tappeto: ma è giallo

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E’ passata una settimana dall’assassinio del carabiniere cremonese Giovanni Sali, appuntato scelto, militare di quartiere in servizio a Lodi (dove è stato ucciso, in via del Tempio). Le indagini vanno avanti nel massimo riserbo ma serve ancora tempo per fare luce su un delitto che giorno dopo giorno assomiglia sempre di più a un giallo. Il colpevole è ancora in libertà. O forse, i colpevoli. Molti i punti oscuri. Non è chiaro il motivo per cui qualcuno, sabato scorso, sia arrivato a uccidere Sali (sepolto a Castellone, suo paese d’origine, dopo l’affollato funerale di tre giorni fa nella cattedrale lodigiana).

Tre i colpi esplosi alle 17,30 del tre novembre da distanza ravvicinata. Due hanno colpito il carabiniere, al torace. Il militare ha cercato di comunicare con i soccorritori del 118 prima del decesso, ma le parole sono risultate incomprensibili. Testimoni dell’assassinio non ce ne sono. Al vaglio degli investigatori le registrazioni delle telecamere della zona (forse in qualche nastro è presente la fuga dell’assassino) e i racconti di chi si trovava nei paraggi. A sparare sarebbe stata la pistola d’ordinanza dello stesso militare cremonese. Poche, comunque, le informazioni che trapelano. Nei giorni scorsi si era parlato anche di impronte digitali ‘estranee’ sull’arma di Sali. Così come di una traccia (un appunto incompleto) sul suo palmare. Conferme non ce ne sono.

Di sicuro ci sono i diversi sopralluoghi effettuati sulla scena del crimine e il coinvolgimento dei Ris di Parma negli accertamenti. L’autopsia non ha riscontrato segni evidenti di colluttazione, ma non è comunque possibile escluderla. Omicidio d’impeto? O è stato premeditato? La Procura ha escluso svolte imminenti nelle indagini. Indiscrezioni, da un paio di giorni, parlano di un super esperto di analisi del crimine arrivato a Lodi per ricostruire il profilo dell’omicida.

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