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Processo per una rete che vale venti euro, cinese condannato

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Nella foto, il giudice Pio Massa e l’avvocato difensore Elena Pisati

Padre condannato, figlio assolto. Questa la decisione del giudice Pio Massa nei confronti di due cinesi accusati di aver rubato da un cantiere venti metri di rete di recinzione del valore di 20 euro. Con l’aggravante dell’esposizione della rete, per necessità, alla pubblica fede. Dopo quattro udienze, oggi per i due imputati è uscita la sentenza: il figlio è stato assolto, mentre il padre è stato condannato ad una pena di due mesi e venti giorni e 60 euro di multa. Entrambi gli imputati erano difesi dall’avvocato Elena Pisati. Le motivazioni della sentenza saranno rese note tra novanta giorni. Il fatto risale al marzo del 2009. I due cinesi stavano tornando in macchina da Brescia quando all’altezza del rondò di Corte de Cortesi con Cignone si erano fermati. Il padre era sceso, aveva preso il pezzo di rete dal cantiere, l’aveva arrotolato ed era risalito in macchina. Ma era stato visto da un testimone che aveva preso il numero di targa e chiamato i carabinieri. Ai militari, il padre dirà di aver portato la rete in un orto a Sant’Ambrogio. Ci porterà i carabinieri e restituirà il maltolto al proprietario, un imprenditore bresciano. La scorsa udienza quest’ultimo, sentito in aula, aveva detto di non ricordarsi nemmeno in quale cantiere si fosse verificato il furto. La denuncia l’aveva fatta il suo geometra. Il testimone ha detto che c’era l’intenzione di ritirare la denuncia, ma non è stato possibile. Con l’aggravante, infatti, si procede d’ufficio.

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