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Maltrattamenti alla loro piccola, per il papà egiziano e la moglie condanna a 6 anni e 8 mesi

tribunale

Sei anni e otto mesi di reclusione per Ashraf S., 30 anni  e altrettanti per Rehab S., 24 anni, la moglie. E’ la pena inflitta dal gup Letizia Platè nonostante il reato si sia “alleggerito”, essendo stato riqualificato da lesioni volontarie gravissime a lesioni volontarie gravi. Per il 30enne, che è in carcere, il pm Fabio Saponara aveva chiesto una pena di quattro anni e otto mesi di reclusione, mentre per la moglie due anni e otto mesi. I due sono stati processati con il rito abbreviato, che riduce la pena di un terzo. I due coniugi sono stati ritenuti colpevoli di aver maltrattato la loro figlioletta che oggi ha tre anni, “facendola oggetto di ripetuti atti di violenza e sevizie fisiche, fino ad attingerla con dei morsi sul dorso”. Nella sua precedente ordinanza, il gip Guido Salvini aveva parla di “Shaken Baby Syndrome”, “che consegue ad un violento scuotimento del capo”. La motivazione della sentenza sarà depositata entro 45 giorni.

Gli imputati erano difesi dall’avvocato Marco Giusto, del foro di Crema. “Non ho parole, ci appelleremo senz’altro”, ha detto il legale subito dopo il pronunciamento della sentenza che ha inasprito di molto le pene chieste dal pm. “Questo è un processo nato dalla cultura del sospetto”, ha continuato il legale, che ha spiegato: “ora la bambina sta meglio, riesce a mangiare e ha recuperato l’uso dell’emisfero sinistro. Quando è successo il fatto la piccola era rientrata da un mese e mezzo in Italia dopo aver vissuto in Egitto con la zia. Soffriva di crisi epilettiche, e questo ha tratto in inganno i miei clienti. Lo scuotimento è colposo, questo è un processo con un’accusa di banali lesioni colpose, probabilmente accompagnate da un’omissione di soccorso”. Durante la scorsa udienza, Giusto aveva spiegato: “fondamentalmente abbiamo ricostruito il fatto.  La perizia del pm dice che la caduta è assolutamente compatibile con il trauma accusato dalla bambina. In forza di questo riteniamo che sia stato un evento sfortunato, da ascriversi per lo più al non aver messo a norma la scala interna della casa e al non aver portato immediatamente la bambina all’ospedale. Questo si spiega con il fatto che la bambina è epilettica, c’erano stati precedenti in Egitto. Hanno cercato di rianimarla con lo scuotimento, l’hanno messa sotto l’acqua, hanno fatto le cose che ognuno di noi avrebbe fatto al loro posto. Il mattino dopo si sono resi conto del suo stato e nel primo pomeriggio l’hanno portata in ospedale”. “Il morso?”, aveva precisato il legale. “Da loro si usa così, era per svegliare la bambina. Un pizzicotto sulla schiena e sotto il vestitino per cercare di rianimarla”.

Per il giudice Salvini, invece, “l’inspiegabile ritardo con cui la piccola è stata portata al pronto soccorso non può spiegarsi solo con il disinteresse e la mancanza di sentimenti di protezione, ma, più ragionevolmente, con il timore che venissero scoperti i maltrattamenti”.

L’imputato era stato fermato dalla polizia di Cremona il 6 gennaio scorso durante un tentativo di fuga all’aeroporto di Bergamo con in mano un biglietto di sola andata per Alessandria d’Egitto. “Se uno vuole fuggire”, aveva commentato l’avvocato Giusto, “prende una nave o un’auto, non un aereo che è il mezzo più controllato. Voleva andare in Egitto per prendere i documenti sanitari della bambina. Il biglietto di sola andata? Perché non sapeva quando avrebbe preso i documenti sanitari”. Per il fratello dell’arrestato, “l’imputato ha preso il biglietto di sola andata perché in quel periodo l’Egitto era nel caos, Mubarak era in prigione”.

Attualmente la piccola vittima è ricoverata in un centro specializzato a Como. Sul suo corpo il medico legale aveva riscontrato 27 segni di lesioni. Secondo l’ultima relazione medica, non è più in pericolo di vita, ma “i danni cerebrali e neurologici che ha subito sono in buona parte irreversibili”. La coppia ha altri due figli che sono ospitati in una comunità.

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