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Sette mediatori e assistenti sociali del Comune senza contratto da gennaio Colleghi e assistiti: 'Così la crisi la pagano i cittadini più fragili'

AGGIORNAMENTO – Cosa sta accadendo ai Servizi Sociali del Comune di Cremona? C’è stata la denuncia di alcune associazioni sulla sostituzione dei buoni spesa da 5 euro dati dal Comune a una sessantina di persone in difficoltà, con il ritiro nel magazzino di una cooperativa di due pacchi al mese, donati da un misterioso benefattore. C’è la polemica del Comitato dell’Acqua sulla mancata pressione da parte della politica riguardo i distacchi di acqua che colpiscono pensionati e famiglie con figli. Ora anche i lavoratori alzano la testa e denunciano la mancanza di contratto per sette loro colleghi (mediatori e assistenti sociali) a partire da gennaio 2013: “Continuare a lavorare come se niente fosse (magari abbassando la testa, nel timore che un domani potrebbe capitare anche a noi) – scrive il gruppo di operatori sociali – senza un sussulto di indignazione, crediamo non sia professionalmente e umanamente accettabile, soprattutto dal momento che il prezzo di questa crisi sistemica lo stanno pagando proprio i cittadini più fragili”. Solidarietà anche da un inquilino dell’Aler che ha girato in redazione la lettera ricevuta da un operatore in scadenza di contratto con la quale comunica ai suoi assistiti di non poterli più seguire: “E’ un minimo gesto di solidarietà – scrive – per la persona che mi ha aiutato a trovare casa e a viverla serenamente. Anche famiglie di via Caprera e via Nuova Riposo hanno scritto, manifestando la loro indignazione: ‘Per tutti noi l’operatore è punto di riferimento per proseguire un cammino di civiltà e solidarietà”.

LA LETTERA DEI COLLEGHI DEI SETTE OPERATORI

Egregio Direttore,

non è poi così difficile essere retorici e populisti di questi tempi in Italia: lo spread, gli sprechi della casta, la disoccupazione endemica, il futuro negato ai giovani… ce n’è abbastanza per riempire ogni giorno pagine di quotidiani e animare trasmissioni televisive in prima serata.

Ma assistere impotenti al licenziamento di colleghi di lavoro come fosse un fatto naturale, a cui tutti, più o meno, sembriamo ormai assuefatti, crediamo trascenda il limite di sopportazione umano, sia davvero al di là del bene e del male.

Fra qualche settimana, dal primo gennaio 2013, sette operatori sociali del comune di Cremona (mediatori e assistenti sociali) rimarranno senza contratto a causa della crisi, si dice – barzelletta con cui in questo Paese dei Cachi si stanno giustificando tutte le nefandezze più grandi.

Non importa che i sette colleghi lavorino con noi da anni, gestendo servizi essenziali, sostenendo persone in difficoltà, operando anche a fronte di incomprensibili ristrettezze di risorse; non importa che, riducendo il personale, rischino di venir ridimensionati servizi e aggravata la condizione in cui versa un settore strategico come quello delle Politiche Sociali, già da tempo in sofferenza; non importa che i servizi pubblici, in nome di una spesso solo presunta e ideale sussidiarietà siano di fatto dismessi a favore del privato; non importa se dietro queste dodici storie professionali cancellate si celino vite umane con affetti, sentimenti, progetti, bollette da pagare, affitti, tasse, mutui…

A ribellarsi a queste logica ingiustificabile, spietata, inumana si rischia davvero di passare per retorici e ingenui in questi tempi di cinismo e menefreghismo diffuso, di essere guardati con sufficienza e compatimento. Certo è che accettare tutto questo come un fatto ineluttabile (“eh, ma c’è la crisi!”) e continuare a lavorare come se niente fosse (magari abbassando la testa, nel timore che un domani potrebbe capitare anche a noi), senza un sussulto di indignazione, crediamo non sia professionalmente e umanamente accettabile, soprattutto dal momento che il prezzo di questa crisi sistemica lo stanno pagando proprio i cittadini più fragili, figli di nessuno, senza corporazioni, sindacati, caste, famiglie più o meno nobili a cui rivolgersi. Ai piani alti delle gerarchie, invece, tutto sembra continuare come nulla fosse…

un gruppo di operatori sociali del comune di Cremona

LA LETTERA DELL’INQUILINO DELL’ALER

Signor direttore,

sono un inquilino di una casa ALER. La settimana scorsa ho ricevuto una lettera dall’operatore che ci seguiva. Rammaricato per quello che sta succedendo, volevo porle all’attenzione la lettera che ho ricevuto. E’ un minimo gesto di solidarietà per la persona che mi ha aiutato a trovare casa e a viverla serenamente. Non dimenticherò mai la frase che mi disse quando ero sotto sfratto da una casa di un privato: “La casa è un diritto, l’affitto è una rapina”. Ho capito, solo vivendolo, quanto fosse vero…

Eccola:

“Cara inquilina, caro inquilino.

Scrivo questa lettera per informarvi che il mio contratto di lavoro, in scadenza il 31 dicembre 2012, non sarà più rinnovato per l’anno 2013. Il servizio di mediazione sociale sarà rivisto nel corso dell’anno 2013 ed ad oggi niente è certo. Questa situazione per me è molto pesante, sia dal punto di vista esistenziale meramente lavorativo, ma anche dal punto di vista emozionale. Questi sei anni trascorsi, in mezzo a mille difficoltà, tra litigi, mediazioni, conflitti, conoscenze reciproche e questioni collettive affrontate insieme a voi, hanno segnato la mia vita.
Ho conosciuto persone stupende che anche nella difficoltà della sopravvivenza, perchè è questo che realmente vedo, mi hanno sempre fatto vedere una realtà difficile ma sempre dignitosa, non molto conosciuta e che tanti non riescono a capire. Insieme a voi sono cresciuto come individuo e ho visto dei piccoli frammenti della “comunità che viene”, a tratti solidale, rispettosa dei liberi accordi presi e con quella voglia di riconoscere tutte le diversità presenti.
Ho sempre cercato di rendere la questione operatore/utente più paritaria e orizzontale possibile, dove reciprocità e condivisione sono stati strumenti necessari per affrontare quelle problematiche che siamo riusciti a risolvere insieme, naturalmente non tutte…
Il mio intento principale è di tenermi stretto quello che è nato fra e con voi.

Come ho scritto nei ringraziamenti della mia tesi di laurea: “Un caldo e affettuoso abbraccio va a tutte le persone che ho conosciuto negli ambiti popolari di quartiere, che mi hanno fatto conoscere quella splendida cultura che si annida fra tutte le persone, che subiscono giornalmente la prepotenza dei più forti economicamente ma non moralmente. Voi per me rappresentate più che un lavoro…”

Spero che questo non sia un addio, ma un arrivederci.

Gilles Deleuze, filosofo francese del ‘900, disse che morire è acquietarsi nella solitudine, vivere, invece, è sentire a fondo la potenza liberatoria, la prestesa che nasce quando i corpi si distendono nella gioiosa capacità di inventarsi reciprocamente la vita”.

A.R.

LA LETTERA DAI CONDOMINI ASSISTITI: ‘INDIGNATI’

Con questa lettera vogliamo far presente il nostro disappunto per la notizia di licenziamento del sig. A.T., nostro mediatore sociale da circa 4 anni. L’utilità dell’operato del sig. A. T. è stata essenziale tanto da migliorare quello che è il vivere civile dei nostri ambiti condominiali. Analizzando il passato dei condomini, prima dell’arrivo del mediatore sociale, si poteva riscontrare una situazione INVIVIBILE , in quanto mancavano totale rispetto dell’altrui quiete e degli spazi comuni. L’origine di tali problematiche era dovuta principalmente a differenze culturali tra le varie famiglie , con la conseguenza di mancanza di dialogo e di rifiuto da parte di esse di accettare le regole fondamentali del vivere comune.
Anche se, da parte di alcuni condomini, c’è stata la volontà di aprire un dialogo a nulla è servito e in più di un’occasione si è fatto ricorso alle forze dell’ordine.
Il sig. A.T., con il suo arrivo, con molta professionalità e umanità ha ASCOLTATO, capito le problematiche di OGNI FAMIGLIA e attraverso riunioni condominiali ci hanno spinti al dialogo e dopo varie e accese discussioni è riuscito a farci capire e condividere, in piena libertà, le regole fondamentali del vivere civile e non solo, ma anche a trascorrere piccoli momenti conviviali.
La sua presenza costante e il suo sincero interesse e rispetto per tutti è stata oltre che un esempio , indispensabile per garantire ad ogni diversa cultura un integrazione civile e di libera condivisione. Siamo indignati della scelta, che crediamo più politica che di gestione del personale, fatta dall’amministrazione comunale di licenziare una figura PROFESSIONALE e UMANA come il sig. A.T. per tutti noi punto di riferimento per proseguire un cammino di civiltà e solidarietà e per ritrovare fiducia verso le Istituzioni Pubbliche dalle quali ci sentiamo abbandonati e non tutelati.

Inquilini di via Caprera ,80
Inquilini di via Nuova Riposo, 2 ,7, 11

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