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Natale in carcere, Messa del Vescovo con agenti e detenuti

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Nel pomeriggio di sabato 22 dicembre il vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi, celebrerà la S. Messa natalizia all’interno della casa circondariale di Cremona. Un appuntamento ormai tradizionale nel quale il presule – e l’intera Chiesa cremonese con lui – intende dimostrare vicinanza, affetto e attenzione ai detenuti, ma anche a quanti operano all’interno della struttura, in particolare gli agenti della polizia penitenziaria. «Il Natale in carcere, – spiega Marco Ruggeri, operatore della Caritas cremonese dedicato in modo particolare alla pastorale dei detenuti – è certamente uno dei giorni più duri e difficili. A Natale, infatti, appare ancora più netto e insostenibile lo scarto fra la gioia e la serenità di cui la maggioranza delle persone potrà godere e la realtà pesantissima che i detenuti vivono, il tutto accentuato dalla lontananza dai famigliari, dal sovraffollamento che ha raggiunto livelli disumani e dal disinteresse se non dall’ostilità di gran parte della società».

Mons. Lafranconi sarà accolto dalla direttrice del penitenziario, Ornella Bellezza,  dall’ispettore capo Angelo Grassadonia, dal cappellano don Felice Bosio, e dal suo vice don Roberto Musa. Presenti anche i diaconi del Seminario che  dallo scorso ottobre guidano i momenti di catechesi e formazione cristiana e animano le Messe nei diversi reparti.

Alla liturgia, che sarà officiata nel teatro del carcere, sono state invitate le autorità cittadine, gli operatori di Caritas cremonese e i volontari che operano all’interno della struttura.

All’inizio della Messa il Vescovo riceverà il saluto di un rappresentante dei detenuti e al termine quello della direttrice Bellezza. Dopo l’Eucaristia, animata con il canto dal coro della parrocchia cittadina di S. Pietro al Po, mons. Lafranconi incontrerà personalmente i detenuti a cui consegnerà come piccolo dono natalizio un’immaginetta della Natività.

«Nel quadro drammatico in cui versano le nostre carceri – prosegue Ruggeri – assumerà un significato tutto particolare la presenza del vescovo Dante  per la celebrazione della Messa. Per il Vescovo stare accanto ai detenuti sarà occasione per ricordare quanto sono preziosi per la comunità ecclesiale e per rinnovare l’impegno di presenza della Chiesa nel mondo penitenziario».

Una presenza, quella della Chiesa, più che mai fondamentale «perché in carcere, oggi, c’è soprattutto bisogno di quella speranza che solo il Cristo può dare e che nel Natale si rinnova con forza. Già nel modo in cui Dio si è incarnato, si nota la volontà di portare luce proprio là dove l’oscurità del male e della sofferenza sembra invincibile. Ecco allora che il carcere da  spazio di abbruttimento, può diventare luogo di incontro con Gesù e quindi occasione di cambiamento e umanizzazione, tempo di conversione al Vangelo e opportunità per scoprirsi amati e sostenuti da quel Dio che non a caso ha scelto come primi destinatari dell’annuncio della sua venuta nel mondo, i pastori, che nella sensibilità del tempo, alla faccia del ruolo romantico assegnato nei presepi, erano considerati come i maledetti per eccellenza. Più o meno gli stessi sentimenti che molti oggi nutrono verso i carcerati».

«Ma con Gesù – prosegue Ruggeri – Tutto cambia. Proprio ai pastori, gli esseri umani ritenuti i più lontani da Dio, esclusi dalla sua salvezza, viene annunciata la nascita del loro Salvatore. Dio non è colui che punisce, ma colui che salva; non colui che castiga, ma colui che perdona. Il Vangelo di Luca ci narra della paura e fatica dei pastori, la stessa di molti detenuti, di fronte a quell’annuncio che molti volevano impossibile per loro. Sarebbe bello che, ascoltando i Vangeli della natività, almeno chi si dice cristiano e contemporaneamente coltiva un odio feroce verso i carcerati, provi a fare suo l’atteggiamento di Dio verso il peccatore».

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