Un commento

I detenuti al Vescovo: "La Chiesa solleciti revisione del carcere"

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Un appello perché «in ragione delle condizioni disumane di vita nelle carceri italiane, possiate farvi carico della richiesta, presso le autorità competenti, di un atto di clemenza e, come già aveva chiesto Giovanni Paolo II, una revisione del sistema carcerario, perché i condannati possano essere inseriti in un percorso di cambiamento e non in un sistema che, nonostante gli sforzi e la buona volontà degli operatori penitenziari, offende la dignità umana di chi, pur se colpevole, resta un figlio di Dio». Con queste parole un detenuto, a nome di tutti i reclusi, ha chiesto al Vescovo l’impegno personale e dell’intera Chiesa per far fronte alla difficile situazione che interessa anche il carcere di Cremona. L’occasione è stata la tradizionale messa natalizia che il presule ha celebrato, nel pomeriggio di sabato 22 dicembre, per i detenuti e il personale della polizia penitenziaria presso la casa circondariale di Cremona.
L’appuntamento si è svolto, come consueto, nel teatro del penitenziario. Accanto al vescovo il cappellano don Felice Bosio e il suo vice don Roberto Musa. Prestavano servizio all’altare tre dei cinque diaconi che il prossimo giugno saranno ordinati sacerdoti (tutti quest’anno hanno condotto delle catechesi per i detenuti): don Andrea Lamperti Tornaghi, don Stegano Montagna e don Marco Notarangelo. Tra gli ospiti anche Marco Ruggeri, della Caritas diocesana, da anni presente in carcere con il progetto “Fratello lupo” e diverse altre persone che prestano opera di volontariato presso la struttura penitenziaria, in particolare i rappresentanti di Zona Franca. A caratterizzare la celebrazione di quest’anno anche la presenza di uno scout del MASCI che ha portato la lanterna con la luce di Betlemme, segno di pace che già da diversi anni è accolto in città nei giorni di Natale.

Ad assistere i numerosi detenuti che hanno chiesto di poter partecipare alla celebrazione, gli agenti di polizia penitenziaria coordinati dall’ispettore capo Angelo Grassadonia. In prima fila anche la direttrice Ornella Bellezza.

Ad aprire le Messa il saluto di uno dei detenuti che, prima di formulare gli auguri di Natale alla grande “famiglia” del carcere, ha rivolto al Vescovo un accorato appello perché, insieme all’intero episcopato italiano, solleciti le autorità italiane a far fronte alla difficile situazione del mondo carcerario, gravato dal sovraffollamento e dalla mancanza di efficaci progetti di reinserimento sociale.

Una richiesta per la quale mons. Lafranconi ha garantito il proprio interessamento. «Faremo ancora presente questa situazione – ha detto il Presule – ma non dimenticate mai che il recupero vero della dignità umana non è legato agli ambienti in cui si vive, ma a quello che siamo e al modo con cui ci rapportiamo agli altri». «Il Natale non è solo il compleanno di Qualcuno, ma una ricorrenza che ci rimette in movimento e ci spinge a far leva sulla nostra volontà, capacità, voglia di vivere, speranza per il futuro».

Per il Vescovo l’incarnazione non è altro che un atto di “vicinanza” di Cristo che «si è offerto per purificare il cuore di ogni uomo e per riconciliarlo con Dio». Proprio nel Natale dunque ogni persona può ritrovare la propria dignità, ha affermato il Vescovo.

Quindi l’augurio di buon Natale a tutti i presenti: «Accogliete la sua Parola e il suo perdono – ha detto – e quella grazia che permette di affrontare il domani a testa alta, con serenità e nell’attenzione agli altri. Chiedo a voi anche di ricordare  nella vostra preghiera il Vescovo, tutta l’umanità, coloro che sono responsabili della vita pubblica e civile perché al di sopra di ogni relazione normata dalle leggi ci sia una relazione caratterizzata dalla carità, dal rispetto e dalla verità».

Al termine della Messa, animata dal coro della parrocchia di S. Pietro al Po in Cremona, impreziosito da alcune chitarre e un violino suonato dal maestro Marcello Villa, ha preso la parola la direttrice del carcere che ha evidenziato al Vescovo la difficile situazione in cui gli opertori penitenziari devono operare, sempre più  limitati da mancanza di risorse economiche. Nonostante questo, quella di Cremona, pur nelle difficoltà, riesce ancora a rimanere una «comunità accumunata da un senso di rispetto e umanità». «Voglio pensare – ha concluso la direttrice Bellezza – che questo Natale possa essere ancora all’insegna della speranza e della fede, che sono i principi che mi fanno continuare ogni mattina ad arrivare in questo  istituto con il sorriso e con l’ottimismo di andare avanti. La fede e la speranza, ma anche che qualcuno ascolti e dia risposte».

Mons. Lafranconi si è quindi intrattenuto con i detenuti, offrendo a ciascuno un’immaginetta della Natività.

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Commenti
  • Il Giò

    Troppo semplice. Avete commesso reati, mo rimanete dentro….