Commenta

Violons du Roi, tornano a suonare i capolavori degli Amati

viol

Quando, intorno al 1560, Carlo IX di Francia inizia a dotare l’orchestra di corte di suonatori di strumenti ad arco, chiama al suo servizio numerosi musicisti italiani: les violons italiens du Roi. Tra loro figurano anche alcuni cremonesi. Da qui, tuttavia, non arrivano solo esecutori, ma anche violini, viole e violoncelli, fabbricati da Andrea Amati, capostipite della più antica dinastia di artigiani liutai, la cui fama, evidentemente, era già diffusa al di là dei confini italiani. La sua arte viene quindi trasmessa ai figli Antonio e Girolamo ed al nipote Nicolò.

Inverno 2013, la rassegna “Audizioni al Museo” – promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali, Commerciali ed al Turismo del Comune di Cremona, dalla casa editrice Cremonabooks e dalla Fondazione Antonio Stradivari – regala un’altra emozionante magia, permettendo di ascoltare, in quattro concerti irripetibili, violini e viole costruiti in città quattro secoli fa dalla famiglia Amati.

Inaugurerà la rassegna, domenica 20 gennaio, Giovanni Angeleri, già vincitore del prestigioso Premio Paganini, cui sarà affidato il violino “Carlo IX” del 1566, oggi nella Collezione degli Archi di Palazzo Comunale di Cremona.
Uno strumento analogo, appartenente ad una raccolta privata, sarà suonato, il 10 febbraio, da Federico Guglielmo, che insieme a Diego Cantalupi proporrà un repertorio interamente dedicato al violino barocco.

Gli ultimi appuntamenti vedranno protagonisti due tra migliori talenti laureati dalla Accademia Stauffer ed ora affermati protagonisti del concertismo internazionale: Anna Serova si esibirà, il 10 marzo con la viola “Stauffer” 1615 di Antonio e Girolamo Amati, mentre Edoardo Zosi salirà sul palco il 14 aprile con il violino “Hammerle”, costruito nel 1658 da Nicolò, ultimo esponente di rilievo della grande dinastia di liutai.

Allo stesso tempo, in piacevole sinestesia, si potrà apprezzare, insieme al suono, l’elegante bellezza degli strumenti. Il motto imperiale decora con lettere d’oro le fasce dei violini dell’orchestra reale realizzati da Andrea; dalla compostezza del profilo della viola “Stauffer” , costruita da Girolamo nel 1615, emerge un segno di modernità mentre nella perfetta fattura nel violino “Hammerle” trova sintesi, per mano di Nicolò, un patrimonio di competenze ed esperienze maturate in oltre un secolo.

Attraverso due incontri con Fausto Cacciatori, conservatore della collezione “friends of Stradivari”, sarà inoltre possibile scoprire le vicende della famiglia di liutai dal rinascimento agli albori dell’età dei lumi, quando, nella bottega degli Amati si realizzò quella straordinaria alchimia che coniugando tradizione e innovazione, metodo costruttivo e conoscenza empirica dei materiali, uso della forma interna, capacità di trovare i profili migliori ed i giusti spessori permise di codificare una cultura di prodotto ancora oggi forte e radicata nell’identità cittadina.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione riservata
Commenti