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La rivoluzione liberale di Giannino fa il tutto esaurito al Cittanova Il primo boom della campagna elettorale

foto Francesco Sessa

E’ il primo boom di questa campagna elettorale. E arriva da chi meno te lo aspetti. La rivoluzione borghese e liberale di Oscar Giannino riempie talmente il salone di Palazzo Cittanova che mezz’ora prima dell’inizio dell’incontro le porte erano già chiuse. Tanta gente è rimasta fuori, sulla piazza o sotto il porticato. Imprenditori, professionisti, artigiani, insegnanti. In sala tanti ex berlusconiani. Molti giovani attratti dal movimento fondato solo un anno fa dal giornalista che oggi è il candidato premier di “Fare-Fermare il declino”.  Qualche mese fa, ai tempi delle primarie, il Cittanova era “sold out” per Matteo Renzi, probabilmente sono proprio i liberali quelli che tirano di più i cremonesi, quelli per i quali val la pena uscire di casa per sentirli parlare di politica.

E Giannino ne ha per tutti. Ha spiegato perchè “Fare” va da solo alle elezioni. Perchè destra e sinistra sono omologhe, si compensano e spesso agiscono allo stesso modo, ad esempio nell’aumentare in continuazione il  debito pubblico. Così come Berlusconi e Santoro che hanno fatto record di ascolti, perchè hanno riproposto la solita sfida tra il bene e il male, una volta vince l’uno, l’altra volta vince l’altro: per esistere hanno bisogno uno dell’altro; sono complementari, è lo spettacolo della seconda repubblica.

L’intervento di Giannino ha toni accesi per elencare tutta una serie di “no” alle proposte economiche dei suoi avversari. Perseguono tutti una linea di politica economica con più pressione fiscale (“anche Monti che parla di patrimoniale per tenersi buono Bersani per il dopo voto”) che significa strage di imprese e di posti di lavoro. Ne ha per Berlusconi (“ha perso la faccia davanti al mondo per il suo comportamento morale più che per i suoi processi”), per La Russa (che si ostina a chiamare La Rissa, e che lo ha invitato con il centrodestra dicendo: “sappiamo che anche a te piacciono le donne”), per Formigoni (“ha chiuso indecorosamente i suoi 18 anni alla guida della Lombardia”), per Montezemolo (“come Berlusconi ha un conflitto di interessi grosso come una casa”), per Bersani (“ha fatto fuori Renzi per tenersi Vendola”), per Monti (“che delusione, il suo programma non contiene nessun numero economico: solo quelli delle pagine”).

Giannino cita più volte la rivoluzione francese e si dice pronto a gesti clamorosi, come l’incatenarsi sulla pubblica strada. Ad esempio se il prossimo governo cercherà di fare acquistare a Trenitalia la compagnia ferroviaria di Montezemolo che, nel frattempo, ha già selezionato fedelissimi per le sue liste.

Ad inizio serata la presentazione dei candidati alla Camera nella circoscrizione Lombardia 3 (Gimmi Distante, Romina Guglielmetti e Aurelio Gugliandolo) e alle regionali (Simone Bini, Letizia Sommariva e Alessandro Rossi)

Foto Francesco Sessa

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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