Commenta

Ragazzi e rischi del web, incontro su ricerca europea

bambini

La rapidità con cui bambini e i ragazzi negli ultimi anni hanno acquisito accesso a Internet e alle risorse online rappresenta un’esperienza senza precedenti nella storia delle innovazioni tecnologiche, un fenomeno oggi al centro dell’attenzione di educatori, genitori e delle istituzioni.

EU KIDS Online è il titolo di un’indagine internazionale, cofinanziata dalla Commissione Europea e realizzata da un network di partner guidato dalla London School of Economics and Political Science, che ha esplorato i comportamenti su Internet dei ragazzi tra 9 e 16 anni in 9 paesi europei: quanti giovani utilizzano abitualmente la rete; quali attività svolgono (ricerche scolastiche, giochi online, chat, condivisione di file e programmi, partecipazione ai social network….); qual è la percezione che hanno dei rischi presenti sul web (contenuti inappropriati, messaggi a sfondo sessuale, bullismo online, uso improprio di dati personali…) e quanto si sanno difendere quando li incontrano; quanto pesa la mediazione e l’accompagnamento dei genitori e degli altri adulti di riferimento. In Italia la ricerca è stata realizzata dall’Osservatorio sulla Comunicazione e i Media dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha curato anche la pubblicazione per la casa editrice La Scuola del report relativo ai risultati nel nostro paese.

La coordinatrice del gruppo di lavoro italiano, Giovanna Mascheroni, sarà a Cremona giovedì 24 gennaio alle ore 17.30, nella Sala Eventi di SpazioComune, per un incontro promosso dall’Assessorato alle Politiche Educative e della Famiglia. E’ questo il primo di una serie più ampia di appuntamenti rivolti a genitori ed educatori, che si svolgeranno nei mesi da febbraio a maggio anche in collaborazione con le librerie e altri esercizi commerciali cittadini.

Mascheroni svolge attività di ricerca nel campo della sociologia dei processi culturali e comunicativi; si occupa di usi sociali di internet e della telefonia mobile; pratiche d’uso dei siti di social network e nuovi modelli di socialità, rischi di internet per i minori; partecipazione civica e politica online; usi del web 2.0 in campagna elettorale. Ha ricoperto incarichi di docenza presso diverse Università per gli insegnamenti di Teoria e tecniche dell’Informazione e Nuovi media e Comunicazione.

La relatrice discuterà i dati della ricerca con l’assessore alle Politiche Educative e della Famiglia Jane Alquati e con Corrado Ignoti, responsabile dell’Area Ricerca e Sviluppo di AEMCOM e referente del progetto “Sicuri nel Web”. L’incontro si rivolge ai genitori, agli educatori e docenti, ma anche ai tecnici e operatori della comunicazione e a quanti si occupano per mestiere di web e tecnologie, con particolare attenzione ai temi della sicurezza in rete. L’indagine infatti è stata promossa dal Safer Internet Programme della Commissione Europea con l’intento specifico di fornire una solida base di dati empirici sulla quale operatori e istituzioni possano costruire strategie di intervento.

Alcune anticipazioni per quanto riguarda i dati: il 93% dei ragazzi intervistati tra i 9 e i 16 anni va online almeno una volta alla settimana e il 60% tutti i giorni o quasi; il 49% degli intervistati (ma il 62% dei ragazzi italiani) usa internet in camera propria e il 33% accede da un telefono cellulare o smart phone. Il 59% dei ragazzi ha un profilo su un social network. Il 41% del campione (su tutti i paesi) dichiara di essersi imbattuto in contenuti o contesti di interazione online potenzialmente pericolosi, anche se non sempre questi episodi hanno avuto conseguenze negative. I genitori intervistati si sono mostrati in maggioranza fiduciosi rispetto alla capacità dei propri figli di gestire i rischi su internet; su questo tema l’indagine compie approfondimenti interessanti rispetto alle strategie che i giovani adottano quando incontrano esperienze negative: un’ampia maggioranza dichiara che, in presenza di situazioni pericolose o che gli hanno creato disagio, ne ha parlato con una persona adulta, un genitore, un insegnante, oppure ha cercato l’aiuto di amici coetanei. Per quanto riguarda il ruolo degli educatori la ricerca mette quindi l’accento sull’importanza e l’efficacia dell’accompagnamento e della mediazione attiva non solo da parte della famiglia ma anche nel contesto scolastico, dove è possibile raggiungere anche gli studenti i cui genitori non dispongono di sufficienti competenze (dalle risposte dei ragazzi emerge che comunque il 13% dei genitori non ha attivato alcuna strategia di mediazione tra quelle esplorate nel questionario).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione riservata
Commenti