Commenta

Morti di meningite, parlano i medici "Solo forti sospetti"

meningite

Nella foto, Mirko Zanazzi

Parola a due dei tre medici imputati di omicidio colposo nel processo davanti al giudice Francesco Sora per la morte di Orsola Contardi, 55 anni, di Scandolara Ripa D’Oglio, la mamma del 20enne Mirko Zanazzi, entrambi deceduti nel febbraio del 2010, lui per una sepsi meningococcica, lei tre giorni dopo per meningite.

Oggi hanno reso la loro testimonianza i cremonesi Riccardo Merli, 48 anni, e Marco Botteri, 38 anni, mentre il prossimo 6 marzo sarà sentito il terzo imputato, il medico dell’Asl di Cremona Paolo Marconi, 56 anni, di Ligonchio, in provincia di Reggio Emilia.

Per la procura, chi avrebbe dovuto occuparsi della profilassi sulle persone che erano entrate in contatto con Mirko era Paolo Marconi, il medico di pronta disponibilità in servizio presso l’Asl che invece non si era  attivato, nonostante fosse stato informato la mattina del 13 febbraio. Non meno responsabilità, però, avrebbero anche Merli e Botteri, accusati di non aver prescritto la profilassi ad Orsola Contardi. Secondo i consulenti del pm, l’omessa prescrizione “ha contribuito a determinare l’evoluzione negativa della vicenda clinica della signora Orsola Contardi, conclusasi con il decesso”. Per gli esperti del pm, in sostanza, un’eventuale tempestiva prescrizione di chemioprofilassi si sarebbe di fatto trasformata in terapia e con elevata probabilità sarebbe valsa comunque a scongiurare il decesso della donna.

LA TESTIMONIANZA DI RICCARDO MERLI, MEDICO DEL PRONTO SOCCORSO

Il primo ad essere sentito è stato Riccardo Merli, da 22 anni medico del pronto soccorso dell’ospedale di Cremona, che ha ripercorso gli avvenimenti, a cominciare dalla sera del 12 febbraio 2010, un venerdì.  Merli ha riferito di aver preso servizio alle 20 come medico di guardia e alle 21 di essere stato avvisato dal primario di Pneumologia che sarebbe arrivato un giovane affetto da un dolore al testicolo destro. “Mirko”, ha ricordato Merli, “è arrivato alle 21,49. E’ stato registrato dall’infermiere che ha deciso di farlo accomodare in una stanza a parte perché aveva la febbre. Insieme a lui c’erano i genitori. Poi l’infermiere è venuto in ambulatorio dove io stavo visitando un paziente con una patologia grave. Mi ha detto che c’erano dei sintomi che non lo convincevano. Mirko, che quella mattina aveva avuto la febbre alta, è arrivato in ospedale con lesioni petecchiali al volto e sul corpo, si sentiva stanco e sulla punta delle dita aveva un colorito bluastro”. “L’ho visitato alle 22,18”, ha spiegato Merli, “e dai sintomi ho sospettato una sepsi meningococcica. Ho quindi avviato subito una terapia antibiotica e poi ho chiamato il neurochirurgo di guardia e a Mirko è stata fatta una tac all’encefalo dalla quale è emerso un lieve edema cerebrale diffuso. Successivamente siamo tornati al pronto soccorso, ma le petecchie erano aumentate. Alle 23,20 ho chiamato il rianimatore Botteri. Gli esami del sangue indicavano una presenza molto bassa di piastrine. A quel punto, insieme al rianimatore, al neurochirurgo e al medico di guardia di malattie infettive abbiamo deciso di ricoverarlo in Terapia Intensiva”. “Quella sera”, ha continuato Merli, “il reparto era pieno e Botteri mi ha chiesto il tempo necessario per spostare uno dei malati e trovare un letto libero. Alle 23,56 Mirko era in Terapia Intensiva. Ero in contatto con Botteri, ma quella notte è stata una notte impegnativa, tanto che c’erano più di 50 persone da visitare. Alle 6,30 di mattina mi hanno comunicato il decesso di Mirko”. Merli ha poi spiegato che alle 8, al termine del turno, aveva raggiunto il medico della direzione sanitaria Margherita Fornaciari alla quale aveva spiegato l’accaduto. “Sospettavo una sepsi meningococcica”, ha detto Merli, “ma non potevo escludere altre malattie come una leucemia acuta fulminante o una sepsi fulminante di altra natura”.  “Perché ha aspettato fino alle 8 ?”, ha chiesto il pm onorario Silvia Manfredi. “Ero in attesa di completare l’iter diagnostico. Ho ritenuto che dovessero essere terminati alcuni ulteriori accertamenti in reparto”. A Merli, la Fornaciari aveva detto che avrebbe chiamato l’infettivologo e anche la radiologa. “L’avviso immediato”, ha aggiunto il medico, rispondendo in aula alle domande delle parti, “deve essere fatto solo in caso di accertata diagnosi di meningite. Il mio sospetto doveva ancora essere confermato”. L’imputato ha poi detto di aver fatto la profilassi domenica mattina. “Mi ha chiamato un’infermiera dicendomi che la mamma di Mirko aveva gli stessi sintomi. La terapia antibiotica me la sono fatta da solo. Quella mattina ero fuori città, ma con me avevo la borsa medica. La prendo sempre quando vado via”. “Dopo due giorni la profilassi non serve più”, ha specificato Merli, che ha ricordato che “era compito della direzione sanitaria stilare un elenco delle persone che erano venute in contatto con il paziente. Non spetta al pronto soccorso il compito di fare la profilassi. E’un compito che spetta alla direzione sanitaria che ha rapporti diretti con l’Asl”.

In udienza è stata sentita anche la testimonianza dell’infermiere che aveva accompagnato Mirko nell’ambulatorio di Merli. “Aveva la febbre”, ha detto il testimone, “dal computer era un codice giallo. A Mirko è stata fatta mettere una mascherina e dopo la visita al pronto soccorso l’ho accompagnato a fare la tac e successivamente nel reparto di Terapia Intensiva dove è stato ricoverato”. Anche il testimone ha detto di aver fatto la profilassi la domenica mattina.

SENTITO ANCHE MARCO BOTTERI, MEDICO DI TERAPIA INTENSIVA

Sentito anche Marco Botteri, per dieci anni medico della Terapia Intensiva dell’ospedale Maggiore. “Nel mio reparto il quadro di Mirko è peggiorato”, ha raccontato. “Ho quindi potenziato la terapia antibiotica. Aveva la pressione sempre più bassa e anche dolori addominali. Così ho contattato il chirurgo per una tac all’addome. Intanto sono arrivati i risultati preliminari del liquor (liquido che occupa i ventricoli cerebrali, ndr) che non hanno dipinto un quadro di una forma meningococcica”. “Il quadro certo”, ha detto Botteri, “è che ci fosse uno shock settico, cioè un’infezione generalizzata, e quindi ho potenziato la terapia. Tra le ipotesi, c’era anche quella di una leucemia fulminante”. Il medico ha anche spiegato che in Mirko c’erano stati diversi arresti cardiaci, fino alle 6,30, quando era stato costretto a dichiarare il decesso. “Dal punto di vista emotivo”, ha riferito l’imputato, “è stata una cosa schoccante”. Il medico ha ricordato di aver parlato diverse volte con i familiari che aspettavano fuori in sala d’attesa. “Con loro ho parlato anche dell’organizzazione dell’autopsia”. Alle 8 anche Botteri contatterà la Fornaciari. “Una volta per telefono, poi è venuta di persona e abbiamo discusso del caso. Mi risulta che abbia contattato il radiologo, l’infettivologo, il medico di laboratorio e telefonato al medico dell’Asl”. Anche Botteri aveva fatto la profilassi la domenica mattina. “E’ stata la Fornaciari a dirmi di prendere la terapia antibiotica. Non l’ho presa prima perchè aspettavo la comunicazione della direzione medica che mi facesse sapere se i miei sospetti erano confermati”.

Pierangelo Zanazzi, 60 anni, di Scandolara Ripa D’Oglio, padre di Mirko e marito di Orsola, l’altra figlia Marika e i fratelli di Orsola, Fabrizio, Giovanni e Angelo, si sono costituiti parte civile attraverso gli avvocati Pasquale Nuzzo, Raffaella Bandera, Walter Ventura e Fabrizio Vappina.
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Diego Munafò, Gian Pietro Gennari e Lodovico  Isolabella.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione riservata
Commenti