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Teleriscaldamento, anche a Borgo Loreto polemica delle case Aler

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Il teleriscaldamento nelle case popolari continua a far discutere. Dopo gli inquilini di Largo Pagliari che a settembre denunciavano bollette da mille e 500 a 3mila euro l’anno, ecco la protesta degli inquilini delle abitazioni Aler di via Divisione Acqui a Borgo Loreto che si sono visti recapitare bollette del teleriscaldamento di oltre mille euro a trimestre. Si tratta dei residenti al civico 4 nella struttura che ospita 16 appartamenti, ristrutturata da un vecchio stabile e collegata al teleriscaldamento cittadino. Gli inquilini hanno scritto una lettera di chiarimenti al Comune che verrà consegnata nei prossimi giorni, attraverso la mediazione del Comitato Acqua Pubblica ai quali i cittadini si sono rivolti. I problemi elencati: “bollette da oltre mille euro a un minimo di 350 euro per tre mesi senza alcuna distinzione tra appartamenti grandi o piccoli”, qualche giorno di basse temperature in casa (tra gli 11° e i 15°) per una sonda ambientale non funzionante (negli appartamenti non ci sono i termostati), bollette alla fine ricalcolate “con riduzioni tra i 200 euro e i 100 euro, tranne quei casi in cui è stata aumentata, tutto senza una spiegazione logica, senza un criterio di riduzione spiegato all’interno della scarna documentazione della bolletta”.
“Per concludere il quadro della situazione – scrivono gli inquilini – gli edifici di Via Divisione Acqui 4 e 3 sono stati conclusi nel 2010, mentre il primo utente è entrato nel maggio 2012. Quindi sorge spontanea la domanda: il Comune di Cremona ha pagato circa due anni di bollette altissime ad AEM per il teleriscaldamento senza mai accorgersene? Inoltre, il geometra che si è occupato dell’impianto ha dichiarato a diversi utenti che l’Aler ha ricevuto a novembre da Aem l’informazione che il teleriscaldamento non sarebbe stato economico e che la caldaia e impianto avevano problemi, ma nessuno si è preoccupato di avvisare gli utenti. In più Aler sostiene di prendersi carico delle spese degli appartamenti vuoti, che nel civico 3 superano il 70 %, mentre per Aem le spese del teleriscaldamento vengono partizionate tra i residenti”.
“Il teleriscaldamento – commenta il Comitato Acqua Pubblica – doveva essere la soluzione migliore per le nostre case: più ecologico, più economico e più efficiente; invece a Cremona come altrove il sistema sta dimostrando di essere non solo ben poco ecologico, ma anche di avere costi a volte insostenibili, soprattutto per chi abita in complessi di edilizia popolare, che hanno impianti mal funzionanti e inadeguati per condomini mal coibentati e non costruiti secondo criteri di efficienza energetica. Come Comitato Acqua chiediamo che il Comune di Cremona riconosca pubblicamente tutte le problematiche e individui delle via d’uscita concrete al problema teleriscaldamento in quei condomini pubblici dove i carichi in bolletta stanno diventando insostenibili e in cui abitano persone che sono già in gravi difficoltà economiche”.

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