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Minaccia l'ex compagna di diffondere video osé, condannato

stalking

E’ stato condannato ad una pena di sette mesi, un marocchino di 38 anni residente a Cremona accusato di aver stalkizzato la sua ex, una connazionale, dopo che lei l’aveva lasciato. Per l’imputato, difeso dall’avvocato Stefania Giribaldi, il giudice Pierpaolo Beluzzi ha concesso la condizionale, subordinata, però, al versamento di una provvisionale di tremila euro. Il pm onorario Silvia Manfredi aveva chiesto la condanna a otto mesi. La vittima era parte civile attraverso l’avvocato Simona Bozuffi. “Se mi lasci ti riempio il viso con l’acido”, “ti apro la macchina e nascondo la droga, così ti arrestano”, “io non ho paura della polizia”, “ti rovino, ti faccio venire da me in ginocchio”, “ti rovino la vita”. Queste alcune delle frasi contenute nel capo di imputazione nei confronti dell’imputato, accusato di aver minacciato e molestato la connazionale, tanto da provocarle un “giustificato timore per la sua sicurezza personale”. Si parla di minacce di morte o contro l’incolumità fisica della vittima, importunata anche sul luogo di lavoro, di continui messaggi, assillanti telefonate e anche di pedinamenti, comprese minacce di diffondere in rete alcuni video che la ritraevano nuda o in atteggiamenti intimi. La vicenda risale all’anno scorso. Secondo quanto riferito dalla donna nella sua denuncia, sporta il 29 giugno del 2012, dopo un periodo di tempo insieme, tra i due erano cominciati a sorgere i primi problemi. Problemi che nel corso del tempo erano ormai diventati insostenibili. A detta della vittima, che faceva la barista in un locale di Cremona, il fidanzato voleva una “donna schiava”, una donna che stesse in casa e che non doveva vestirsi all’occidentale. Durante la loro relazione, lui l’aveva messa incinta, “apposta”, secondo la donna, affinchè non lo potesse più lasciare, ma lei aveva deciso di abortire. Quando lo aveva lasciato, lui l’aveva ricattata di mostrare le carte dell’ospedale se lei non tornava con lui. In Marocco, abortire per una donna è considerato un’onta. Totalmente opposta, invece, la versione della difesa, sostenuta dal fratello e dalla cognata dell’imputato, entrambi sentiti come testimoni. In aula entrambi avevano raccontato che era lei ad essere aggressiva e violenta nei confronti del fidanzato perché lui non la voleva sposare.

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