Cronaca
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Mille giovani al Palasport col vescovo per la veglia delle Palme

Oltre mille giovani hanno partecipato, sabato 23 marzo, alla veglia delle Palme  presieduta dal vescovo Lafranconi al Palazzetto dello Sport di Cremona. L’incontro, promosso dalla Federazione Oratori Cremonesi, ha avuto inizio alle 18 con la preghiera caratterizzata da un prolungato momento di adorazione eucaristica. Intense le testimonianze dei giovani dell’oratorio di Motta Baluffi, da anni impegnati d’estate tra i bambini brasiliani e dell’educatore professionale Mattia Ferrari della Caritas Cremonese. Nell’omelia mons. Lafranconi ha invitato i giovani a fidarsi di Dio, che sceglie gli uomini nonostante le loro fragilità e infedeltà e a non temere dell’ostilità delle altre persone. Dopo cena il Teatro Minimo di Bergamo ha presentato “Della luce più Chiara”, una piece teatrale sulla vita di Santa Chiara d’Assisi. Durante la veglia sono stati raccolti 2000 euro per le famiglie colpite dalla crisi economica e assistite dalla Caritas Cremonese.

L’omelia del vescovo

Il vescovo ha rimarcato la fiducia che Gesù ripone nei suoi seguaci: «Quando Gesù, durante i momenti della passione, dice di aspettare i suoi apostoli in Galilea sa di rivolgersi a persone che subito dopo l’avrebbero piantato in asso. Ciò nonostante egli non cambia idea, persiste nell’affidare la sua missione a questi uomini fragili, a gente che sa che lo tradirà e non pago conferma la sua decisione anche dopo la loro fuga e il loro rinnegamento». E ha aggiunto: «Cristo si fida di me! Di noi tutti! Non abbiate gli stessi timori di Geremia, che si sentiva frenato nella sua vocazione perché era giovane! Gesù si fida! Se non avessimo questa certezza con quale coraggio andremmo a testimoniare il suo Vangelo?».

Il presule, poi, si è domandato perché Gesù manda i suoi discepoli proprio in Galilea: «È la terra più a Nord della Palestina ed era considerata una zona secolarizzata, dove la fede in Dio si era sbiadita a causa della mescolanza di popoli e tradizioni diverse. Anche noi oggi ci troviamo in un ambiente refrattario al Vangelo, incapace anche di vedere la bellezza di certe testimonianze. Eppure in qualunque luogo ci troviamo Dio si fida di noi e ci manda a fare dei discepoli».

Fare discepoli, però, è un impegno serio poiché non si esaurisce nel fare propaganda o nell’offrire un semplice annuncio, ma  «nell’aiutare le persone a scoprire la bellezza del messaggio di Cristo e dello stile di vita che gli ha indicato facendosi uomo». Fare discepoli significa anzitutto battezzare, «cioè mettere in comunione col Padre, il Figlio e lo Spirito» e insegnare «a osservare tutto ciò che Gesù ci ha comandato».

E quindi il vescovo ha precisato: «Il discepolo è una persona che a cuore di vivere come Gesù gli ha proposto e che è consapevole che se Dio si fida di lui, dall’altra parte lui può fidarsi di Dio perché egli è sempre presente».

Rivolgendosi direttamente ai giovani il vescovo Dante ha chiesto di pensare a come giocare la propria esistenza, a impegnarsi, cioè a scoprire la propria vocazione: «Siate certi di poter contare su Cristo: egli è con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo».

Al termine della sua omelia mons. Lafranconi ha invitato i ragazzi che non andranno a Rio de Janeiro per la GMG con Papa Francesco, a partecipare il 27 e 28 luglio prossimo presso il santuario di Caravaggio, al meeting lombardo per seguire in diretta il grande evento ecclesiale in terra carioca.

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