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Il vescovo celebra la Pasqua in carcere, c'è anche mons. Cantoni

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«Ad ogni persona, sia che sbagli con malizia o con superficialità, il Signore Gesù offre il suo amore affinchè ritrovi se stessa e la sua dignità di fronte alla società. La giustizia è certamente necessaria, ma da sola non può rinnovare la persona: solo il perdono compie questa trasformazione». Sono parole di speranza quelle che mons. Dante Lafranconi ha rivolto, martedì 26 marzo, ai detenuti della casa circondariale durante la tradizionale celebrazione eucaristica in prossimità della Pasqua. Quest’anno, accanto al vescovo di Cremona, c’era anche quello di Crema, mons. Oscar Cantoni, accompagnato da don Luciano Taino, che presto dovrebbe occuparsi stabilmente dei detenuti che provengono dal Cremasco, e diversi operatori della Caritas diocesana. La Messa è stata concelebrata anche da don Felice Bosio e don Roberto Musa, rispettivamente cappellano e vice cappellano, e da don Antonio Pezzetti, direttore di Caritas Cremonese, i cui operatori sono in prima linea per offrire assistenza morale e materiale ai tanti carcerati senza famiglia. I due vescovi sono stati accolti dal direttore del carcere, dottoressa Ornella Bellezza, dal comandante degli agenti Maria Teresa Filippone e dall’ispettore capo Angelo Grassadonia. A rappresentare l’Amministrazione comunale è intervenuto l’assessore ai Servizi sociali Luigi Amore. Infine da segnalare la presenza di alcune volontarie dell’associazione “Zona Franca” che si occupano della distribuzione di vestiti.
«Noi non interessiamo alla società, anzi, più stiamo in carcere e più la gente è contenta. Chiediamo che almeno la Chiesa abbia a cuore la nostra situazione e ci dica che siamo preziosi ai suoi occhi». Il grido del detenuto, che a nome di tutti i suoi compagni ha salutato i due vescovi all’inizio della liturgia, ha rivelato tutta la drammaticità della vita dietro le sbarre, fatta di solitudine e di emarginazione. Poi il riconoscimento della buona volontà degli operatori del carcere di Cremona che però si scontra con un sistema carcerario in generale «incivile e intollerabile», che non permette una vera e propria redenzione, nonostante l’articolo 27 della Costituzione Italiana.
Nell’omelia mons. Lafranconi ha riflettuto sul duplice tradimento che si consuma nell’ora della Passione: quello freddo e premeditato di Giuda e quello di Pietro, dettato dalla paura e dal disorientamento: «Gli uomini quando sbagliano non sono tutti colpevoli alla stessa maniera: c’è chi sbaglia per calcolo e chi per superficialità e fragilità. Eppure a entrambe le categorie Gesù offre il suo amore e sprona a ritrovare la dignità perduta e la propria identità».
Per mons. Lafranconi il perdono è indispensabile per dare un senso alla propria vita: senza di esso, infatti, non ci può essere reale cambiamento: «La giustizia è certamente necessaria – ha spiegato il presule -, ma da sola non può rinnovare la persona: solo il perdono compie questa trasformazione». La celebrazione si è conclusa con il saluto del direttore del carcere Ornella Bellezza e con la distribuzione a tutti i presenti di una foto di Papa Francesco. A questo dono si aggiungerà, il giorno di Pasqua, una colomba offerta ai detenuti di ogni cella dalla Caritas cremonese.

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