Cronaca
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Dopo il Festival addio anche al cinema all'aperto? Senza spettacoli uno spreco gli investimenti sull'Arena

Dopo il forfait del Festival di Mezza Estate, non finanziato dal Comune e quindi al momento annullato, potrebbero esserci delle incognite anche per il cinema all’aperto che si tiene da maggio a settembre all’Arena Giardino / Frazzi. Se il Comune non ha i soldi per consentire l’allestimento del Festival, potrebbe non averli neanche per le non gigantesche, ma necessarie opere di manutenzione che servono alla struttura dei vecchi forni per essere pienamente agibile. Certo si parla di cifre molto diverse: 100.000 euro avrebbe dovuto stanziare quest’anno il Comune per contribuire al Festival (approntamento degli spazi, tribune, ecc.); poche decine di migliaia servono invece per le sistemazioni necessarie al ripristino dei locali di servizio come biglietteria, bagni e locali retrostanti.

La struttura storica che sta alle spalle dell’Arena necessita di continui interventi di manutenzione. Il Comune, negli anni, ha speso parecchio per consolidare la ciminiera e sistemare gli interni dei vecchi forni Hoffmann dove sono stati realizzati i camerini, ma le emergenze non sono finite. Non lo sono neanche quest’anno, in cui si ripropongono, a pochi mesi dall’avvio di stagione, problemi già noti lo scorso anno, come appunto le infiltrazioni. Una situazione al limite dell’inagibilità.

Il gestore della struttura, che per convenzione utilizzerà gli spazi dal 1 maggio al 30 settembre, ha appreso dalla stampa della sospensione del festival di mezza estate, ma non è ancora stato contattato per capire se e in che modo ci saranno ripercussioni anche sull’attività del cinema. “I lavori segnalati all’ufficio tecnico – si limita a dire Giorgio Brugnoli, proprietario anche del Cinechaplin – non sono di grande entità e mi auguro che vengano realizzati entro la stagione”. Già negli anni scorsi comunque, viste le difficoltà di coesistenza tra cinema all’aperto e rassegna teatrale, era stata vagliata la possibilità di trasferire da un’altra parte le proiezioni estive. Si era pensato a Porta Mosa, che alcuni ricordano come location degli ultimi grandi spettacoli all’aperto degli anni Ottanta, ma allestire delle proiezioni in quello che è un prato non è cosa semplice. Soprattutto, non è a costo zero e questo non sembra proprio l’anno di investimenti per il Comune di Cremona. Un’altra idea accarezzata da Brugnoli era quella di portare a Cremona una formula innovativa di teatro “di piazza”, utilizzando più di uno spazio all’aperto del centro storico, che come noto non offre molto (a parte il rinato Filo) dal punto di vista cinematografico.

CINEMA, TEATRI E SALE, UNA LUNGA STORIA DI SPRECHI– Ma l’Arena Frazzi rischia di diventare un monumento allo spreco di soldi pubblici. Con l’annullamento di quest’anno, il Festival come l’abbiamo conosciuto negli ultimi anni  rischia di abbandonare per sempre Cremona. I contatti con i circuiti teatrali a cui faceva riferimento la passata organizzazione rischiano di perdersi, artisti e compagnie trovano altre piazze. La prospettiva è che tutti i soldi investiti negli ultimi 5 anni nel trasformare l’Arena in uno spazio teatrale siano stati buttati al vento, senza alcun ritorno duraturo  per la città. Ricordiamo che il Comune soltanto due anni fa scelse di tornare in possesso (piena proprietà) dell’Arena, rescindendo la concessione pluriennale con il gestore del cinema. Quindi mise mano all’adeguamento della struttura, con gli interventi di consolidamento strutturale  già citati e la cementificazione della platea.

La mancanza di una programmazione culturale di ampio respiro ha fatto altre vittime in città e non è imputabile solo al centrodestra che governa da quattro anni. Andando a ritroso, che ne è della fruizione pubblica di teatro Monteverdi, che sarebbe potuto diventare una sala cinematografica per circuiti d’essai o per il teatro d’avanguardia, integrandosi con la programmazione delle Politiche Educative e Giovanili? Su un altro versante, la splendida sala di San Vitale, restaurata un paio di decenni fa dall’amministrazione provinciale, non è mai diventata veramente patrimonio della cultura cittadina, con rare manifestazioni e ultimamente, con la totale chiusura. Oggi, inserita nel fondo immobiliare Eridano, potrebbe persino essere venduta. Sarebbe interessante ricostruire la storia di altri progetti mancati come il Politeama, per raccontare questa sequela di sprechi. Forse si salva il cine teatro Filo, su cui, stavolta sì, il comune è  appena intervenuto con un considerevole intervento triennale, non a costo zero per le casse pubbliche, ma che almeno vuole dare un senso ai soldi investiti nella struttura.

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