4 Commenti

Establishment politico da mandare a casa, ma democraticamente

Lettera scritta da Benito Fiori ('il frantoio')

Beppe Grillo ha convocato a Roma il suo movimento per una grande manifestazione contro l’elezione di Giorgio Napolitano e questo non può non fare pensare ad un incoraggiamento per un atto rivoluzionario, ossia per un «rivolgimento violento dell’ordine politico-sociale vigente» (Dizionario Garzanti). Mentre le tante rivoluzioni in corso nel bacino mediterraneo sono rivolte da intere popolazioni contro poteri a dir poco autoritari, in Italia esiste ancora una Costituzione vigente ed una democrazia nella quale hanno dimostrato di crederci 25 milioni di cittadini elettori su 47 milioni aventi diritto e solo una interpretazione molto arbitraria può aggiungere agli 8,6 del M5S i 15 milioni di astenuti perché già nel lontano 1948 erano oltre il 9%. Detto con forza questo, si può convenire che ci siano molte da cose da correggere ed un establishment politico da mandare in pensione perché non sa guardare al futuro, ma attraverso un processo democratico. Questa “chiamata alle armi” è peraltro aizzata da dichiarazioni di questo genere: dello stesso Grillo: «Ci sono momenti decisivi nella storia di una Nazione. Oggi, 20 aprile 2013, è uno di quelli. E’ in atto un colpo di Stato»; del capogruppo al Senato, il “cittadino” Crimi: «Non finirà così, noi siamo dentro il Parlamento e faremo il possibile per bloccare le porcate che stanno facendo»; del deputato cittadino Roberto Fico: «Ora dobbiamo reagire come Popolo italiano unito e non solo come Movimento Cinque Stelle.».
Su questa spericolata iniziativa, lapidario invece il commento dell’ottimo candidato del M5S al Quirinale, il prof. Stefano Rodotà: «sempre stato contrario alle marce su Roma».
A questo proposito, va anche registrato l’incitamento ai parlamentari del M5S a continuare sulla linea della intransigenza nell’elezione del Capo dello Stato del loro ideologo, prof. Paolo Becchi: «Insistiamo su Rodotà, la casta si ricompatta su Napolitano. La logica amico/nemico diventa chiara: da una parte noi, dall’altra gli altri». L’uso della parola “nemico” non può essere casuale per un cattedratico e quello strumentale del nome di un’alta e degnissima personalità come il prof. Rodotà per fare implodere un partito, il PD, brutalizza la lotta politica.
Conosciamo alcuni membri del M5S a Cremona e, per fortuna, sembrano ragazzi intelligenti, seri e desiderosi di conoscere. Ci si limita allora a sorridere con loro dell’ironia della battuta del loro senatore Campanella: «Smarriti… disorientati… adotta anche tu un parlamentare del Pd».

Per il Gruppo di riflessione politica “il frantoio”
Benito Fiori

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione riservata
Commenti
  • grigiorosso61

    Perchè siamo forse in una democrazia? Sembra che siamo sotto una dittatura economica dettata da Banche, Europa e poteri forti e i nostri parlamentari sono le quinte colonne.

    • Orso Bubu

      Condivido questo dubbio e aggiungo per Benito.

      Per età ed esperienza dovresti sapere che esistono molte forme di violenza, diversi livelli di “intensità” per ognuna di esse e molti livelli di sopportazione. Purtroppo esistono sempre meno modi di reagire e questo esaspera le persone. Chi ci comanda spera nel caos ma ignora che, come natura insegna, dal caos si può passare all’auto-organzzazione (come la circolazione stradale a Napoli).

  • Sandra

    Mah , a me ogni volta che vedo Crimi viene in mente il bradipo , e quando ascolto le starnazzate di grillo mi chiedo cosa succederebbe se qualcuno cominciasse a rispondergli usando gli stessi toni, magari in piazza…. attenti ragazzi , perche’ chi semina vento raccoglie tempesta.

  • Da Wikipedia

    Cause e condanna per diffamazione

    Beppe Grillo nel 2003, patteggiò una causa per diffamazione intentata contro di lui da Rita Levi-Montalcini. Durante uno spettacolo, Beppe Grillo chiamò “vecchia puttana” la signora (allora 94enne) vincitrice del Premio Nobel 1986 in Medicina e senatrice a vita della Repubblica Italiana (2001-2012).

    Nel 2012 in appello Grillo è stato condannato per aver diffamato a mezzo stampa la Fininvest in un suo articolo pubblicato nel 2004 sulla rivista “Internazionale”. Il risarcimento del danno patrimoniale, pari a 50.000 euro, oltre alle spese processuali, è stato stabilito dai giudici della prima sezione della corte d’appello del tribunale di Roma.