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Vittima del gioco, pensionato minaccia il suicidio per avere soldi dai parenti

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Chiama i parenti e annuncia il suicidio. In realtà vuole soldi perché ha il vizio del gioco. La vicenda evidenzia ancora una volta i problemi connessi a slot e affini. Problemi contro cui proprio in questi giorni si è attivata la Carovana Antimafie in provincia di Cremona. I fatti sono avvenuti a Offanengo qualche giorno fa, il 9 maggio, ma quanto accaduto lo si è appreso solo nelle ultime ore. Un uomo, un pensionato di 67 anni residente a Milano, ma nel Cremasco per cercare di farsi dare del denaro dal cognato, un costruttore della zona, ha chiamato i parenti annunciando di volerla far finita. A quel punto i congiunti, temendo che l’uomo potesse veramente compiere un gesto estremo, sono corsi ai ripari e hanno allertato le forze dell’ordine. Sul posto, di fronte ad un istituto di credito del paese, i carabinieri, che in borghese hanno avvicinato il pensionato per capire quali fossero le sue intenzioni. Tranquillizzato, l’uomo ha ammesso di non aver mai pensato di togliersi la vita, ma di aver chiamato i familiari per far capire il suo stato di estrema indigenza e per ottenere un altro cospicuo prestito. Sì, perché solo qualche mese fa il cognato aveva gli aveva allungato 15mila euro. Alla base dei problemi economici dell’uomo, il gioco. L’uomo da tempo sarebbe un assiduo frequentatore di una sala giochi di Affori, quartiere di Milano. L’uomo è stato denunciato per procurato allarme.

Il problema del gioco è in questo ultimo periodo al centro di iniziative e prese di posizioni anche nel Cremasco. Lo scorso novembre infatti il comune guidato da Stefania Bonaldi ha aderito al “Manifesto dei sindaci contro il gioco d’azzardo” dichiarando di voler mettere un freno al proliferare della sale in città. Secondo i dati dei Monopoli, a Crema risultano iscritti ben 120 esercizi iscritti con slot. Un numero elevato se si pensa alla grandezza della città. A novembre l’amministrazione, annunciando l’intenzione di combattere piaga della ludopatia, specificava: “Quella del gioco si configura come la terza industria italiana con 8 miliardi di tasse. Quindici milioni i giocatori abituali, 3 milioni a rischio patologico, circa 80.000 quelli già patologici. La Lombardia detiene il primato di incassi dell’industria legale del gioco. Le conseguenza legate a questo fenomeno sono molto gravi. Ore sottratte al lavoro, alla vita affettiva, alle relazioni per affermare il principio, così caro alla società dei consumi, del ‘Tutto, subito, senza sforzo’. Il gioco altera i presupposti morali su cui si fonda la società, che sono il lavoro, la fatica e l’impegno”. Un primo passo è stato fatto dall’amministrazione di Crema: l’aumento dell’Imu al massimo (1,06%) per i locali che ospitano macchinette. In questi giorni anche il comune di Sergnano aderirà al manifesto, così come si appresta a farlo quello di Cremona.

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