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Caso Apic, richiesta respinta: azienda di Genova non sarà parte civile La difesa: "Feroldi eseguiva ordini"

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Sopra, il tribunale e Feroldi con l’avvocato Cortellazzi

Feroldi e il suo legale

E’ iniziato con le questioni preliminari il processo nei confronti di Franco Feroldi, ex coordinatore e dirigente del settore cultura Apic, l’associazione promozione iniziative culturali di Cremona travolta da un debito accertato di tre milioni di euro verso fornitori e creditori, e di altri tre milioni di crediti inesigibili, cioè andati persi e finiti nel passivo. Secondo la procura, Feroldi, accusato del reato di peculato, si sarebbe  intascato 168.334 euro, denaro ricavato dal 50 per cento dei biglietti relativi al museo civico e alla sala dei violini in base ad una convenzione secondo la quale metà dell’incasso andava all’Apic e l’altra metà al Comune. Già chiuse con l’archiviazione, invece, le altri posizioni per Giuseppe Torchio, ex presidente dell’amministrazione provinciale ed ex presidente dell’Apic, e per Renato Crotti, ex  segretario dell’associazione ed ex portavoce di Torchio.

Il collegio presieduto dal presidente Pio Massa e dai giudici a latere Francesco Sora e Andrea Milesi ha rigettato la richiesta di un creditore di Genova di costituirsi parte civile.

Si tratta della ditta Edilio Parodi Snc, fornitore di gadget per la mostra dei dinosauri. Il legale della ditta, Federico Ricci, ha sostenuto che all’azienda l’Apic “doveva più di 76mila euro”. Il tribunale, con un’ordinanza, ha stabilito che i creditori sono rappresentati dall’Apic stessa, che si è già costituita parte civile attraverso l’avvocato Isabella Cantalupo. L’associazione ha cessato la sua attività nel 2009 ed è ora in liquidazione giudiziale.

Da parte sua, la difesa, rappresentata dall’avvocato Massimiliano Cortellazzi, ha prodotto documentazione, compreso lo statuto dell’associazione, “che afferma che Feroldi ha agito su impulso dei suoi superiori”. Al termine dell’udienza, rinviata al 19 novembre per sentire i primi testi, Feroldi ha detto: “Il calvario continua”. “Ribadiamo – ha sottolineato l’avvocato Cortellazzi  – quanto abbiamo da sempre espresso: non c’è stato alcun utilizzo di denaro se non per scopi istituzionali. Feroldi eseguiva gli ordini dei suoi superiori”.

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