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In regione 60 euro in più per alimentari Ma a Cremona incrementi più bassi

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I prezzi degli alimentari aumentano in un anno del 2,4% e per le famiglie lombarde il carrello costa circa 60 Euro in più, un rincaro più contenuto rispetto a quello rilevato lo scorso anno ma che non basta a frenare il calo dei consumi. L’inflazione del largo consumo si attesta al 2% e le famiglie cercano di risparmiare cambiando le proprie abitudini di acquisto: “nomadi” della spesa tra negozi e grande distribuzione, con tappe più frequenti al discount e “sostituzioni” mirate negli acquisti (più carni bianche a discapito di quelle rosse, più birra e meno vino). Un mix che permette ai lombardi di recuperare un punto e mezzo di inflazione.

A Monza l’aumento per la spesa alimentare è minore rispetto alla media lombarda (+2%): un rincaro che vale per i portafogli dei monzesi circa 50 euro su base annua. I prezzi degli alimentari crescono di più a Brescia (+2,7%) e a Lodi (+3,9%) mentre Cremona è il capoluogo con gli incrementi più contenuti (+0,7%). Lecco e Bergamo sono le città lombarde più economiche per riempire il carrello: rispettivamente il costo della spesa vale il 3,8% e il 3,7% in meno rispetto alla media lombarda. E sugli scaffali di negozi e dei punti di grande distribuzione è boom delle promozioni: il 30% dei prodotti del “carrello tipo” presentano almeno una referenza di marca e marchio commerciale in promozione. E se si acquistano i prodotti a marchio commerciale, il risparmio è pari a circa il 31%. Senza promozioni circa il 15% delle vendite non avrebbe luogo. Il nuovo “lusso” è il biologico: con un costo superiore in media del 30%, i prodotti biologici diventano i nuovi prodotti di marca, scelti sugli scaffali nonostante i prezzi. Una tendenza che si manifesta anche nella crescita delle imprese bio in Lombardia: +59% dal 2007, con 224 negozi di alimenti bio (+21%) e 145 aziende bio con vendita diretta (+150%).

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