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Negli alloggi Erp l'acqua calda vale oro Bolletta da 200 euro per due mesi

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Intanto che la politica pensa a come risolvere il pasticcio del teleriscaldamento  negli alloggi comunali di via Divisione Acqui – dove l’inverno lo hanno passato al freddo nonostante bollette da 600 euro al bimestre – gli inquilini si organizzano. Prima anomalia rispetto alla norma: per l’acqua gli utenti della palazzina al civico 4 ricevono due bollette: una di Padania Acque che fa pagare l’acqua fredda; un’altra di Aem Gestioni che fattura insieme sia il teleriscaldamento che l’acqua calda sanitaria. Visti gli errori di fatturazione (ammessi dalla stessa Aem) per il riscaldamento nelle bollette invernali, gli inquilini hanno chiesto, e forse ottenuto) all’azienda ex municipalizzata di scorporare il costo dell’acqua calda da quello del teleriscaldamento. Sembra una cosa facile, ma non lo è. Ci sono volute decine di contatti tra e-mail, fax e incontri personali, per arrivare ad una quasi – conclusione di una vicenda che ha dell’incredibile. E c’è voluta la persevaranza e la pazienza di un giovane inquilino, Filippo Locatelli, arrivato nel luglio 2012 al civico 4, per riuscire a trovare un’ipotesi di soluzione ad un problema che nella palazzina di fronte, al numero 3, probabilmente sta andando avanti da anni senza che nessuno vi mettesse mano.

Il problema è come calcolare in maniera obiettiva il consumo effettivo di acqua calda per ciascuno dei 16 appartamenti. “Quella che Aem chiama ‘quota proporzionale’ – spiega Locatelli –  viene stabilita attraverso un riparto millesimale per niente chiaro, in quanto non ci è mai stato fornito il totale. Se i millesimi riguardano le singole proprietà, ossia le dimensioni degli appartamenti, allora non ci siamo, perchè viene fuori un totale di oltre 2000.  Alla fine io e un altro inquilino siamo riusciti attraverso un calcolo matematico a scorpare la quantità di calore necessaria per riscaldare la sola acqua e l’abbiamo proposto ad Aem”. Pare, ma il condizionale è d’obbligo, che la soluzione sia stata accettata da Aem. Ma la sostanza è che gli inquilini (di alloggi Erp, quindi con capacità di spesa ridotta) non sono ancora riusciti ad ottenere quello che sembra un ‘ovvietà, ossia il calcolo dei consumi individuali.

I casi reali si sprecano. C’è una famiglia arrivata da poco a cui è pervenuta una fattura da 200 euro per la sola acqua calda, visto che il teleriscaldamento è ormai chiuso. “La signora – spiega Locatelli – non riesce a capire come si possa raggiungere questa cifra. A cui poi c’è da aggiungere il costo dell’acqua fredda fatturata da Padania”. Ma le cifre più eclatanti sono quelle relative all’inverno. Tanto che, se da qui a settembre Comune e Aem non troveranno una soluzione, gli inquilini chiederanno espressamente che non venga più riaperta la centrale termica che serve il condominio. “Quest’inverno il mio appartamento raggiungeva a malapena i 18-20 gradi, me la sono cavata con una stufetta elettrica. Il sistema di riscaldamento a muro non è adeguato, le case sono fredde e so di famiglie che abitualmente integrano il riscaldamento con stufe a kerosene, il che non è simpatico. Una famiglia albanese sarebbe dovuta entrare a novembre, ma ha preferito aspettare marzo, per non fare stare al freddo i bambini. Il mio appartamento è stato usato come campione per verificare se, chiudendo la valvola, avrei pagato meno. La bolletta che mi è arrivata è stata ugualmente di 600 euro”.

Che qualcosa sia andato storto nella costruzione degli impianti lo ha ammesso anche Aem, in una delle lettere del carteggio con gli utenti: “La prima fatturazione effettuata ai condomini dell’edificio – scriveva il direttore generale di Aem Enrico Ferrari a febbraio – come a volte accade in presenza di anomalie impiantistiche occulte (imperfezioni realizzative) … è risultata non corretta e pertanto annullata…“.

Per il prossimo inverno gli inquilini stanno pensando alle alternative: stufe a pallet, caloriferi svedesi elettrici a basso consumo, o ancora pompa di calore. Tutto, purchè basta con il teleriscaldamento.

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