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Ex Colata: altri furti prima di marzo, il rame rubato finito in Francia

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Nella foto, Antonio Pinto

E’ toccato ad Antonio Pinto, 26 anni, di Taranto e residente a Misano Gera D’Adda, in provincia di Bergamo, essere interrogato dal gip Guido Salvini per il furto di rame all’ex Colata Continua di Pizzighettone (leggi l’articolo). Pinto, l’autotrasportatore ritenuto il tramite fra le guardie giurate e il “capo” Francesco Messina, ha ammesso il suo coinvolgimento nell’episodio, nei limiti delle sue responsabilità personali. Assistito dagli avvocati Vito Castelli e Maria Laura Quaini, ha raccontato di conoscere da tempo Angelo Del Vecchio, una delle tre guardie finite in manette. “Abitiamo in paesi vicini”, ha detto Pinto. “Sapevo che faceva la guardia giurata e un giorno mi ha detto che nella sua ditta c’era molto rame e che ogni tanto ne prelevavano un pò per rivenderlo, ma che si poteva fare qualcosa di più. Mi ha allora proposto di intervenire quando c’era lui di turno e rubarne una quantità maggiore”. Secondo quanto dichiarato da Pinto, dunque, all’ex Colata Continua, prima della razzia della notte tra il 2 e il 3 marzo scorso, ce n’erano state altre. Al giudice, il 26enne ha spiegato di aver accettato e di essersi recato con due furgoni a noleggio alla Carlo Colombo intorno al 2-3 febbraio verso le 23. “Quella sera”, ha confessato, “mi attendevano Del Vecchio e Saletti e abbiamo caricato circa 300 chilogrammi di rame. Ho pagato subito Del Vecchio 1200/1300 euro”. Pinto ha poi aggiunto di aver messo in contatto Del Vecchio, come da lui stesso richiesto, con altre persone per poter prelevare una quantità molto maggiore di rame. “Le tre successive visite che io ho fatto alla Carlo Colombo sono legate a questi contatti che ho procurato a Del Vecchio, mentre personalmente non ho fatto più niente in relazione a quello che doveva succedere”. A detta di Pinto, la notte del furto di marzo lui si trovava in Puglia con i genitori, e ha aggiunto di non aver mai ricevuto compensi per l’episodio della notte del 2 marzo. Quando poi si era incontrato con Del Vecchio, quest’ultimo gli aveva detto che non aveva ricevuto alcun compenso, ma Pinto ha sostenuto di aver saputo successivamente che invece aveva avuto 10.000 euro, ma che non era soddisfatto del compenso. Per quanto riguarda la destinazione del rame rubato prima di marzo, l’autotrasportatore ha sostenuto di averlo rivenduto ad un rottamaio e di aver ottenuto 200 euro, mentre per quello dell’ultimo furto ha riferito di aver saputo da De Vecchio che era destinato ad andare in Francia.

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