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650mila euro dal Comune al Pareggiato, sperando nella statizzazione

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Nelle foto: un concerto in piazza Marconi e la sede dell’istituto Monteverdi

L’Istituto Monteverdi di studi musicali spera nella statizzazione, ossia del trasferimento degli oneri finanziari dal Comune allo Stato, occasione che sembrava alla portata qualche anno fa, poi tristemente tramontata. Oggi, con due proposte di legge sul tavolo del Ministro per l’Istruzione  e l’Università, è tornato il momento dei buoni auspici. In particolare, a maggio è stato presentata alla VII commissione cultura della Camera una proposta di legge, la 888, che richiede entro breve la statizzazione dei 18 istituti musicali pareggiati italiani i cui corsi sono equiparati a tutti gli effetti a quelli dei conservatori, ma che vengono finanziati in maniera esclusiva dagli enti territoriali. Tra gli altri ci sono il Monteverdi, il Donizetti di Bergamo e il Mascagni di Livorno. “Purtroppo – si legge nella proposta – la situazione finanziaria nella quale versano oggi gli enti locali italiani e l’evoluzione del panorama normativo che li riguarda rendono impossibile immaginare che tali enti possano continuare a sostenerne l’onere finanziario, ponendo in prospettiva immediata un problema di sopravvivenza di queste istituzioni”.

“Il nostro non è l’unico Istituto a soffrire di incertezza”, conferma il direttore del Monteverdi Loris Pezzani, “Si tratta di corsi di alta formazione musicale parificati a tutti i livelli a quelli dei Conservatori, tranne che per la parte economico finanziaria. Confidiamo fortemente nella statizzazione”.

Nell’anno più difficile in assoluto per la stesura del Bilancio comunale, il Pareggiato ha rischiato, insieme alla fondazione Ponchielli, di finire sotto la mannaia di quelle spese non strettamente necessarie che potevano essere limate per evitare rialzi di tassazione e rincari di rette nelle scuole d’infanzia e nei nidi. Se ne è parlato platealmente per il Ponchielli, con un ordine del giorno (bocciato) in Consiglio comunale, ma anche il conservatorio è stato citato durante uno dei numerosi dibattiti consigliari, raffrontando l’importanza dello stanziamento con l’esiguità degli studenti. “Se sono stati fatti questo raffronti qualcuno è disinformato”, chiarisce Pezzani. “Il bilancio dei corsi  pareggiati fa tutt’uno con quello della Scuola Civica di Musica. Quindi i costi vanno ripartiti non solo sui 79 studenti dei primi ma anche sui 220 dei secondi. 650mila euro lo stanziamento del Comune quest’anno, la metà circa del bilancio. Teniamo presente la peculiarità dei corsi musicali, dove il rapporto studenti / insegnanti, per l’insegnamento dello strumento deve essere in molti casi 1 a 1. E’ una tipologia di formazione che si differenzia da tutte le altre e, come è ben noto anche in Comune, sarebbe paradossale che una città che si fregia del titolo di Città della Musica rinunciasse all’alta formazione musicale”.

A riprova del valore anche economico della cultura musicale per la città, Pezzani cita il Cremona Summer Festival, da poco iniziato, che animerà la vita cittadina con concerti musicali gratuiti fino al 5 agosto. “L’indotto dell’evento è considerevole – spiega il direttore del Monteverdi – con studenti provenienti da più di 18 nazioni del mondo, in particolare oltre che dall’Italia, da Stati Uniti, Canada, Russia, Francia, Inghilterra, Cina, Taiwan, Hong Kong, Tailandia, Ukraina, Moldavia, Armenia, Sud Africa, Sud Corea, Giappone, Jamaica e Messico. Con loro stanno arrivando genitori e parenti che soggiornano sul territorio, con buoni risvolti promozionali”. Il festival estivo funge da contenitore per attività didattiche connesse alla liuteria ed è organizzato dalla Camera di Commercio di Cremona in collaborazione con il Consorzio Liutai “Antonio Stradivari” Cremona, l’Istituto di Studi Musicali “Claudio Monteverdi” e International Music Academies.

Tante attività di alto livello, ma anche tanti costi: sarà la volta buona per il passaggio allo Stato?

Giuliana Biagi

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