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L'OPINIONE | E se tornasse in pista Cicciobello Rutelli?

Giusto un anno fa – era il 14 luglio – Francesco “Cicciobello” Rutelli, veniva definitivamente tolto dai pasticci (enormi) combinati dal suo ex tesosiere Luigi Lusi che aveva confessato di avergli rifilato parte del malloppo da lui sgraffignato alle casse del partito (Margherita). Balle sesquipedali. Cicciobello (la definizione è di Prodi) non ha mai avuto alcunché dal senatore Pd. Nulla. Anzi “per questo ladrocinio subìto io per primo sto pagando un prezzo assai doloroso” (lettera aperta a Feltri pubblicata su Il Giornale tredici mesi fa). Da allora di  Francesco Rutelli non si è più saputo nulla o quasi. Scomparso da giornali e tv. Fuori dal teatrino della Politica. Solo qualche comparsata di poco conto. Tutto finito?
Calma. Per la serie “a volte ritornano” Cicciobello – il royal baby de noantri – potrebbe ritornare in pista. Gli amici lo vedono inquieto, scalpitante, financo impaziente. Pronto a nuovi scatti. Con la carriera che si ritrova, ancora under ’60, Rutelli potrebbe essere ripescato. Come Bianco e Renzi, suoi vecchi compagni di merende. Come Bruno Tabacci con cui ha fondato Alleanza per l’Italia (novembre 2009) prima che il quistellese se ne andasse a cercar gloria (poca) e visibilità (parecchia) nelle primarie del Pd. Guai a sottovalutarlo.
Ricordate?  Dopo aver fatto il sindaco di Roma (1993-2001) Rutelli, spinto da sacro fuoco lasciò il Campidoglio a Veltroni,  si candidò nientemeno che a premier del centrosinistra. Cominciò la campagna a Venezia al grido, solenne, “sono pronto a servire il paese”. Portentoso l’ inizio: all’Harry’s bar di Arrigo Cipriani, mica dagli operai di Marghera o dai disoccupati di Mestre. Ma  non gli è andata bene, l’ha battuto  sul filo il  Cavaliere. Pazienza. Allora si è messo in proprio: ha fondato “La Margherita” diventandone presidente federale, ha chiamato Lusi a tenere i conti sapendolo “dirigente scout, magistrato onorario, rompicoglioni ossessivo,capace di portare a casa dei bilanci del partito cospicuamente in attivo”. Ma anche stavolta è finita come è finita. Ha scritto:”Sono determinatissimo a uscirne con l’onore intatto”. Fatto.
Rutelli è stato, in carriera, tante cose: radicale, verde, craxiano, occhettiano, neodemocristiano, ministro con Prodi, antiberlusconiano sfegatato. Diceva già nel 2006: “Berlusconi è bollito,mancano solo le patatine di contorno”. L’anno dopo Barbara, la consorte, entrava nella scuderia Mediaset come editorialista del Tg5.
In una cosa Rutelli è imbattibile: nel fiutare l’aria come un segugio in lepre.
Romano di nascita e di pasta, è figlio di lombi illustri. Il babbo, Marcello, era un architetto di successo, il nonno è stato direttore dell’Accademia delle belle Arti, il bisnonno è quel Mario Rutelli, siciliano, che ha riempito Roma di sculture facendo pure scandalo in piazza Esedra piazzando ,nella fontana, le Naiadi nude con vaste poppe. Raccontano che quando, in carrozza, passava la regina Margherita, dicesse:”Sono grosse come cupole”. Ergo la vena artistica di “Franciasco” (Barbara lo chiama così), è solida e certificata. Gli è sempre servita nei suoi molteplici oplà.
Ha cominciato con Pannella, battendosi per divorzio e aborto, poi si è intruppato coi Verdi diventando il “paladino della foca monaca e dell’orso marsicano”. Eletto sindaco di Roma, della città santa, si è scordato in fretta di essere ,o essere stato,  un laico ed ha cominciato a bazzicare parroci, vescovi, cardinali al punto da sposarsi in chiesa per testimoniare la sua sofferta ma autentica conversione. Poi sono arrivati Prodi e Parisi.Nessuno come lui ha fatto il giro dell’orto botanico: Quercia, Ulivo, Margherita. E, pare, non è finita qui.

Enrico Pirondini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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