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Carcere, Ravelli: 'Degrado crescente' Bordo (Sel) in visita

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Non sono mancate le reazioni alla notizia del suicidio di un detenuto del carcere di Cremona (si è impiccato ed è morto all’ospedale) e alle ‘denunce’ arrivate da ambienti sindacali riguardanti la questione del sovraffollamento e il problema delle carenze di organico connesse alla futura apertura del nuovo padiglione. “Un detenuto di 66 anni  – scrive Sergio Ravelli, presidente dell’associazione radicale Piero Welby – si è impiccato domenica scorsa nel carcere di Cà del Ferro a Cremona. Stessa sorte era toccata nel febbraio dell’anno scorso a un detenuto di 45 anni. Negli ultimi otto giorni, nei penitenziari italiani, altri tre detenuti si sono suicidati: uno nel carcere di Velletri (RM), uno nel carcere di Roma Rebibbia e uno nel carcere di Rossano (CS). I dati nudi e crudi parlano di una strage continua: 32  suicidi dall’inizio dell’anno, 342 negli ultimi 5 anni, 784 dal 2000 ad oggi. I due suicidi avvenuti nel carcere di Cremona, i primi dopo molti anni di relativa ‘tranquillità’, sono la spia di un disagio e di una sofferenza crescenti che le visite ispettive dei deputati radicali negli anni scorsi avevano puntualmente segnalato. Disagio e sofferenza derivanti da un degrado crescente della struttura penitenziaria di Cà del Ferro, che da esempio positivo per tutte le altre realtà italiane si è trasformato negli ultimi anni in un semplice parcheggio di persone, quasi una discarica umana”.

“Ai problemi cronici legati al sovraffollamento (che hanno causato l’inserimento di un terzo letto in molte celle, originariamente previste come celle singole) – prosegue Ravelli -, alla grave carenza di agenti e ai sempre maggiori problemi di convivenza (il 55% dei detenuti sono stranieri), si è aggiunta la progressiva diminuzione di tutte le attività lavorative all’interno della struttura carceraria. Gli eventi drammatici di questi ultimi giorni dimostrano che l’emergenza carceri è un fatto ineludibile e improcrastinabile, perché ne va del senso di civiltà del Paese. Eppure ci dicono che le questioni relative al carcere e alla giustizia non fanno parte degli accordi di Governo; ci dicono che altri sono i problemi, le urgenze. Ci dicono che l’amnistia non è la soluzione, non risolve, che è un pannicello caldo. Peccato che in alternativa non propongano nulla e nulla stanno facendo. Il conto di questo non proporre e non fare nulla verrà pagato dai cittadini. Perché se la situazione delle nostre prigioni non muterà in modo sostanziale entro il maggio del 2014, lo Stato italiano dovrà pagare una maxi multa ai quasi 67 mila detenuti, per violazione dei diritti umani. A maggio 2014 infatti scade l’ultimatum della Corte di Strasburgo all’Italia: bisogna garantire ad ogni persona rinchiusa in cella uno spazio minimo di 4 metri quadrati, sufficientemente illuminato e pulito; bisogna inoltre assicurare, tramite le attività sociali all’interno del carcere, che il detenuto passi un buon numero di ore fuori dalla cella”.

“Secondo i dati dell’Amministrazione Penitenziaria del ministero della Giustizia – conclude il presidente dell’associazione radicale – nelle 206 carceri italiane ci sono 66.271 detenuti, a fronte di una capienza di 45.568 posti. Moltiplicando la cifra del risarcimento per i circa 20 mila detenuti in eccesso, si ottiene una somma di circa 300 milioni di euro. Se invece lo Stato dovesse risarcire l’intera popolazione carceraria, dovrebbe sborsare quasi un miliardo di euro. Il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, che ha detto che un’amnistia ‘darebbe un grosso aiuto’, ricorda che la capienza di 45 mila posti non è da prendere alla lettera perché ‘molti padiglioni sono chiusi per lavori o necessitano ristrutturazioni e l’Europa è dal 1990 che ci riprende’. Ecco, ricordiamoci queste cifre, quando ci dicono che le questioni delle carceri e della giustizia non fanno parte degli accodi di Governo, che sono altri i problemi e le urgenze, e l’amnistia non risolve. E ricordiamoci che Marco Pannella e i radicali chiedono da anni l’amnistia non come ‘clemenza’ ma come un provvedimento costituzionale volto e atto a far rientrare nella legalità lo Stato italiano imbarbarito tanto dall’irragionevole durata dei processi, quanto da un sistema penitenziario incivile e criminale”.

Anche l’onorevole Franco Bordo, di Sinistra Ecologia e Libertà, ha scritto sul caso del carcere cremonese. E ha annunciato che gioverà arriverà a Cremona per visitare la struttura. “Sono passati circa tre mesi dalla mia visita alla Casa Circondariale di Cremona in occasione della quale ho potuto verificare lo stato di degrado della struttura e circa un mese dalla mia interpellanza parlamentare in merito a Ca’ del ferro”, ricorda. “Il drammatico caso di suicidio di un detenuto, avvenuto in questi giorni – evidenzia – fa riaffiorare con tutto il carico di sofferenza una situazione ormai non più sostenibile. Un Paese moderno e democratico, al di là delle colpe riconosciute e delle pene inflitte ai condannati, non può, in nessun caso e in nessun modo, trascurare, o peggio ignorare, di assicurare ai carcerati uno standard di vita comunque umano: non è civile uno Stato che diventa complice di condizioni che non consentono la vita. Quanto è successo a Cremona dimostra che molto non funziona e molte e gravi sono le responsabilità. Anche per questo, nella mattinata di giovedì, verrò appositamente da Roma per visitare la Casa Circondariale di Cremona”.

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Commenti
  • Marco

    55% dei detenuti stranieri. Mi sembra che la soluzione sia chiara….

    • Gino

      Giusto, firmate il referendum sulla Bossi-Fini.