Cronaca

Impianti di biogas, il record cremonese Business in crescita con gli incentivi

Impianti di biogas ancora al centro dell’attenzione, per il record di installazioni autorizzate in provincia di Cremona. L’ultima, più completa inchiesta giornalistica in ordine di tempo, che mette in risalto luci ed ombre di questa attività imprenditoriale, viene da Luca Zorloni, rilanciato dal blog ambientalista “sgonfiabiogas”, che parte dai numeri: 319 gli impianti di biogas autorizzati in regione Lombardia nel 2011, di cui 137 in provincia di Cremona, con altri 25 in corso di autorizzazione. Dati che, per quanto riguarda il biogas (non le biomasse, per le aquali altre province ci superano) pongono la campagna cremonese in testa alla classifica lombarda. L’inchiesta entra subito nel vivo degli aspetti economico e finanziari dell'”affare biogas”, intervistando Giuseppe Dasti, responsabile del desk energia del Mediocredito Italiano, cremasco, a lungo direttore di Padanie Acque fino a qualche tempo fa. Dasti spiega che circa 150 milioni di euro sono fluiti nella nostra regione per finanziare 31 nuovi progetti. Nel 2011 i 319 impianti della regione, si legge,  «pesavano per il 26% del totale nazionale e producevano il 23% della bioenergia tricolore: 655,4 megawatt. Tra 2010 e 2011 il biogas lombardo fatto un balzo in avanti del +98,1%. E nel 2014 la marcia non si ferma: Dasti spiega che arriveranno 71 nuovi impianti, il 33% di quelli finanziati su scala nazionale. Entro Expo insomma, in Lombardia ci saranno circa 500 biocentrali. Può essere un bel biglietto da visita per la manifestazione dedicata all’energia per la vita, ma è anche un’eredità impegnativa».

Sono note le critiche al biogas, a partire dal consumo di coltivazioni sottratte alle coltivazioni alimentari. «Dati del Politecnico di Milano (marzo 2013) – scrive ancora Zorloni – rivelano che nel 2010 il 30,9% dei 234.294 ettari coltivati a mais in Lombardia era destinato al biogas. L’assessore mantovano Grandi conferma: “C’è stata una distorsione della vocazione dei campi: dove si produceva frutta ora si pensa a coltivare mais. Si calcola un 20-30% di incremento del prezzo”. Visto che tra il 2007 e il 2009 il prezzo del cereale era precipitato, da 25 a 12 euro al quintale, per Ildebrando Bonacini, vicedirettore di Confagricoltura Cremona (che ha tra i suoi affiliati perlopiù produttori di mais), l’uso dei campi ai fini energetici è “legittimo”. Anzi, c’è chi ci vede, come Dasti, un’opportunità per integrare il reddito agricolo». Scettica invece la posizione di Coldiretti: «Quando vediamo mega-impianti – affermava già nel 2010 Simone Solfanelli direttore Coldiretti Lombardia –  del tutto scollegati alle reali potenzialità produttive aziendali e sappiamo che quella struttura per funzionare ha bisogno di materiale vegetale che non è possibile produrre nell’azienda che realizza la centrale, ci preoccupiamo”. Solfanelli si chiedeva cosa potesse fare la politica».

Risponde l’assessore all’agricoltura della Provincia di Cremona Gianluca Pinotti: «Se la legge lo permette e l’ente dice no, avremmo rischiato di essere portati sempre davanti al Tar». Tutti d’accordo, compreso l’assessore, che  gli incentivi sono indispensabili a questo tipo di attività: per gli impianti costruiti fino al 2012 erano previsti incentivi per 15 anni e la tariffa “onnicomprensiva” è di 0,28 cent a kilowattora, quattro volte il valore commerciale dell’energia elettrica. Da quest’anno, si legge nell’inchiesta, la tariffa sarà più bassa, ma durerà per 20 anni.

Tra gli altri elementi portato avanti dal partito “anti biogas” c’è l’incognita sulle emissioni dei camini e la possibilità che le  province rischino di non avere neanche il polso di quanti impianti siano realizzati sul proprio territorio. Per quelli di piccola taglia infatti, basta il via libera del Comune.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...