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Carcere, tre agenti aggrediti e feriti "Il fenomeno ora è preoccupante" Futuro della struttura, alta l'attenzione dei sindacati

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Il nuovo padiglione del carcere, progettato per far fronte al sovraffollamento, sarà pronto solo tra qualche settimana. Restano infatti da completare alcuni lavori per renderlo pienamente operativo (risulterà tale, probabilmente, oltre la fine di ottobre). Si attende la data dell’inaugurazione ufficiale. La situazione, per i sindacati, sembra però destinata a restare ancora problematica, nonostante l’apertura del padiglione. E ora qualcuno comincia a preoccuparsi seriamente anche per il fenomeno delle aggressioni ai danni di agenti di polizia penitenziaria. L’ultimo episodio di questo genere, pochi giorni fa (ma lo si è appreso solo in queste ore): tre uomini sono finiti all’ospedale e per uno di loro prognosi di un mese.

Tornando, nel dettaglio, alla questione delle condizioni degli edifici, il provveditore lombardo dell’amministrazione penitenziaria Aldo Fabozzi durante un incontro con le sigle regionali dei lavoratori martedì scorso (organizzato per altri motivi ma nel quale si è discusso anche del caso cremonese) ha respinto la proposta di una chiusura momentanea (in concomitanza con l’entrata in funzione dell’ala moderna) delle aree più critiche ai piani superiori della vecchia struttura. Una proposta avanzata dai sindacati per favorire immediate operazioni necessarie a migliorare le condizioni dell’immobile “attempato” (interessato spesso, tra le altre cose, da infiltrazioni). Fabozzi ha comunque cercato di rassicurare, parlando di interventi che saranno pianificati tra non molto.

Una quindicina di uomini sono arrivati per rafforzare la pianta organica della polizia penitenziaria. Non abbastanza, rimarcano le associazioni sindacali. Queste le parole del vicesegretario regionale del Sinappe Vincenzo Martucci (che recentemente ha firmato assieme al segretario provinciale dell’Osapp Salvatore Castelli una lettera aperta – leggi l’articolo): “Con il personale ora attivo a Cremona saremmo quasi a posto per lavorare solamente nella vecchia struttura”. Altro problema importante per i sindacati è la mancanza di un numero adeguato di educatori. E c’è chi, come accennato, ammette di essere seriamente preoccupato anche per le aggressioni ai danni del personale in divisa. L’ultima, messa in atto da un detenuto, mercoledì: tre agenti all’ospedale, per uno di loro ben 30 giorni di prognosi, 10 per i colleghi. Martucci conferma l’accaduto e le preoccupazioni, e commenta: “Cremona sembrava essere tranquilla da questo punto di vista. Negli ultimi tempi, però, queste aggressioni sono diventate decisamente più frequenti”.

“Non abbiamo ancora ricevuto nessun segnale dopo la nostra lettera aperta – aggiunge il vicesegretario regionale del Sindacato nazionale autonomo di polizia penitenziaria -. E vorrei sottolineare un’altra cosa, che si collega al numero esiguo di educatori. Le linee guida dell’amministrazione centrale, anche alla luce delle condizioni delle carceri e dei conseguenti ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, spingono per l’apertura delle celle (nel caso dei reati meno gravi) in fasce orarie sempre più ampie. A Cremona i detenuti possono muoversi nel reparto detentivo, al momento, dalle 16,30 alle 20 (non è comunque in questo contesto che si è verificata l’aggressione finita con il ferimento dei tre agenti). Il problema è che tenere aperte le celle non basta. Bisogna impegnare i detenuti con attività utili”.

Michele Ferro

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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