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Vicesindaco contro parroco per violazione di privacy Condannato don Dalé

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Una vera e propria storia alla don Camillo e Peppone, quella finita in tribunale davanti al giudice Andrea Milesi che ha condannato il parroco di Gombito, don Marino Dalè, a pagare 2.000 euro di risarcimento danni al vicesindaco Carlo Pedrazzini e 2.100 euro di spese legali. Il parroco dovrà anche pubblicare la sentenza  sul bollettino parrocchiale. Un rapporto difficile, quello tra i due moderni don Camillo e Peppone, iniziato il 6 giugno di un anno fa dalla mancata visita del don alla madre di Pedrazzini (donna molto religiosa) il giorno della morte del marito. C’è da dire, per la precisione, che don Marino si era sì presentato in casa per benedire la salma, ma la vedova in quel momento era in bagno e a quel punto il don ha detto che sarebbe tornato. Ma non è stato così. Il parroco non si è più fatto vedere, come ha confermato lo stesso vicesindaco. In chiesa, poi,  Pedrazzini voleva ricordare il padre leggendo una lettera, ma il don era di tutt’altra opinione. Alla fine il vicesindaco è riuscito a ricordare il padre, ma dopo non pochi momenti di tensione con il parroco. Alcuni giorni dopo la funzione, don Marino ha fatto pubblicare sul giornalino parrocchiale una sorta di vademecum sul modo di comportarsi in caso di lutto per la celebrazione di un funerale. Pedrazzini, ovviamente, si è sentito chiamato in causa.  Al limite della sopportazione, dopo essere stato anche insultato alla festa dell’oratorio, il vicesindaco ha scritto due lettere al vescovo Dante Lafranconi, lamentandosi del comportamento di don Dalè. Il vescovo ha letto, ha cercato di mediare, di riavvicinarli, ma non c’è stato nulla da fare. Il  dialogo tra i due non è arrivato. Lo scorso 4 novembre l’ultimatum del don: non avrebbe benedetto i Caduti se alla cerimonia fosse stato presente Pedrazzini, che a quel punto è stato costretto a rinunciare, non presentandosi. E ancora: la scorsa settimana don Marino non ha voluto in chiesa il gonfalone del  comune. Così, quando il don ha pubblicato le due lettere sul bollettino parrocchiale, è scattata la denuncia per violazione della privacy. Nell’ordinanza, il giudice parla di “natura riservata e intima dello scambio epistolare intercorso” con il vescovo, “vertendo lo stesso su fatti della vita privata ed avendo all’evidenza tono confidenziale ed amichevole, senza che possa ragionevolmente affermarsi che per la carica gerarchica ricoperta dal vescovo, esso perda la sua natura privata”. Per Milesi, “non vi è evidenza di alcun pubblico interesse alla pubblicazione”. A dicembre c’era stato un tentativo di conciliazione: il vicesindaco era disposto a rimettere la querela se avesse ottenuto le scuse pubbliche e il pagamento delle spese legali. Niente da fare. Don Marino ha voluto arrivare alla sentenza. Nella causa, Pedrazzini era assistito dall’avvocato Chiara Tomasetti, mentre il parroco dai legali Giovanni Benedini e Attilio Guarneri.

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