Un commento

25 anni di Casa Accoglienza, "Come si fa a dire che non è indispensabile?"

accoglienza

“Non si può pensare di fare accoglienza senza il terzo settore e senza finanziamenti”, esordisce così l’assessore ai Servizi Sociali del Comune Luigi Amore in occasione dell’incontro in Sala Quadri di palazzo comunale per i 25 anni dall’apertura della Casa dell’Accoglienza di Cremona.
“Mi auguro che in occasione di questi 25 anni di Caritas – ha proseguito Amore – si possano tirare le orecchie, non al festeggiato, ma al Comune e alle istituzioni perché in questi anni non è stato fatto tutto per l’accoglienza”. “Un momento importante – ha detto il Vescovo Lafranconi – per mettere al centro l’accoglienza che negli anni si è aperta al mondo. La situazione migratoria attuale ci costringe a fare un salto qualitativo nel nostro modo di accogliere le persone”.
“Significativo momento istituzionale per ricordare a tutti il valore della carità. Importante perché di accoglienza c’è bisogno tutti i giorni”, è stato l’intervento di don Pezzetti, direttore di Caritas cremonese.
“Come in tutte le case ci sono difficoltà e a volte si litiga – ha spiegato Cristiano Beltrami, vicedirettore di Caritas – Ma come si fa a dire che non è indispensabile la Casa dell’Accoglienza? Non è un accumulo di problemi, è una vera e propria risorsa per la città”.
“Anni fa avevo sentito parlare della Casa dell’Accoglienza, ma non ero mai venuto in contatto con queste splendide persone – ha commentato il sindaco Cremona Oreste Perri – I bisogni vogliono risposte immediate e non hanno colore della pelle. Alla Casa dell’Accoglienza non ci sono solo sostegni, ma anche parole di speranza. Le strutture come queste vanno sostenute. Un grazie come cittadino”.
Intervento significativo, a conclusione dei saluti della autorità e dei responsabili della Casa, da parte di monsignor don Perego, Direttore Generale della Fondazione Migrantes, già Direttore di Caritas Cremonese dal 1997 al 2002 che ha ripercorso un pezzetto di storia dell’accoglienza cremonese e italiana.

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Commenti
  • Giorgio Bonali

    Ricordo don Giosuè Regonesi a fianco del “grande vescovo” monsignor Assi durante l’inaugurazione della Casa dell’Accoglienza il giorno di S.Omobono di 25 anni or sono.
    Mi risulta che il sacerdote sia ancora vivo e vegeto, per cui mi aspettavo di vederlo tra gli invitati alle manifestazioni per l’anniversario.
    Invece, stando a quanto è scritto sul sito della Diocesi, era presente solo ad una delle manifestazioni “nascosto tra il pubblico don Giosuè Regonesi, che curò, per volere di mons. Enrico Assi, la nascita della Casa dell’Accoglienza e ne fu il primo direttore”.