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Materia prima dai rifiuti ecco il progetto che mette d'accordo ambiente ed economia

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Presentato presso la sede delle Acli provinciali il progetto  “Amali, rifiuti = risorse”, che arriva a Cremona nel bel mezzo della polemica sui rifiuti e sul futuro dell’inceneritore, ma che sta facendo il giro del territorio e delle istituzioni provinciali e regionali da oltre un anno. A presentarlo Maria Grazia Bonfante,  capogruppo di minoranza di  “Vescovato insieme si cambia”, Ferruccio Rizzi, ex assessore all’ambiente di Casalmorano, Guido Ongaro, Vice Sindaco di Madignano e  Riccardo Ulivi, capogruppo di minoranza della lista Apertamente di Soncino. Una formazione trasversale di amministratori che da tempo si battono perchè la questione rifiuti venga affrontata non come problema da gestire con discariche e inceneritori ma come opportunità di crescita, considerate le ottime prospettive delle “materie prime seconde”, soprattutto in un Paese privo di materie prime classicamente intese, come l’Italia.

In apertura Francesca Pontiggia ha fatto presente il motivo  dell’interesse dell’associazione cattolica dei lavoratori: “Le Acli cremonesi già in marzo si erano espresse in tema di rifiuti infatti è di primaria importanza l’adeguamento a quanto indicato dall’Unione Europea, che caldeggia sistemi tariffari legati alla formula del “paghi quanto butti”. Se i 27 paesi dell’Unione si adeguassero alle normative comunitarie si potrebbero risparmiare 72 miliardi di euro l’anno. Il settore della gestione rifiuti e del riciclaggio incrementerebbe il proprio fatturato di 42 miliardi di euro l’anno, creando 400.000 posti di lavoro entro 2020.  Viste le condizioni in cui versa la nostra provincia in termini di record di sforamento dei limiti di legge sulle polveri sottili nell’aria e di tumori, unite alle difficoltà economiche, riteniamo indispensabile un profondo ripensamento del sistema di gestione dei rifiuti e degli investimenti connessi”. Il progetto viene visto insomma come un virtuoso esempio di cittadinanza attiva da cui i sindaci potrebbero trarre vantaggi.

A illustrare il progetto Amali è Maria Grazia Bonfante:  un insieme di azioni che prevedono oltre alla differenziata spinta, un sistema di impianti a freddo per il trattamento dell’indifferenziato in modo da ridurre da subito i carichi ambientali (emissioni e risparmio di materie vergini e acqua); con creazione di occupazione (1 a 15 l’impiego di manodopera anche qualificata rispetto all’inceneritore); riduzione della tassa rifiuti di almeno un 20%, abbattimento dei costi delle materie prime (del 60-70%) delle imprese liberando risorse e, consentendo un notevole risparmio energetico, fa decadere le procedure d’infrazione dell’Unione Europea. Gli impianti potrebbero sorgere nelle tante aree produttive dismesse della provincia, insieme ad impianti di riciclo dei rifiuti differenziati. “Non serve cercare tanto lontano le soluzioni tecniche – afferma Bonfante –  queste già ci sono e altrove le stanno attuando da anni. I cittadini italiani, invece, stanno pagando, senza saperlo, le sanzioni europee derivanti dal fatto che si continua a gestire la partita rifiuti con il binomio discarica – inceneritore”.

“Più della metà dei Sindaci – continuano gli estensori del progetto – della provincia di Cremona hanno deliberato all’unanimità la marginalizzazione dell’incenerimento e l’avvio in discontinuità con l’attuale fallimentare gestione integrata dei rifiuti, di un percorso di cambiamento fatto di prevenzione, riduzione, riuso e riciclo. Deliberazioni che indicano precisamente l’indirizzo politico da seguire e le relative scelte da compiere. Parallelamente invece prendiamo atto di decisioni completamente opposte prese  nei Cda, nominati, delle partecipate. Un ribaltamento delle posizioni inaccettabile e illegittimo. Inaccettabile perché i  CDA non possono non tenere conto della posizione espressa, in molti casi,  dalla stragrande maggioranza dei loro soci, cioè i sindaci e quindi i cittadini che essi rappresentano. Purtroppo quello che abbiamo potuto constatare negli incontri e nei tavoli di discussione pubblica, di questo ultimo periodo,  è esattamente questo doppio ruolo di una immagine pubblica nei quali i vari rappresentati dei CDA esprimevano condivisione rispetto ad un nuovo modello di gestione dei rifiuti e poi nel segreto delle loro stanze promuovevano azioni esattamente contrarie atte non solo a mantenere lo status quo ma a peggiorare la situazione. In virtù del referendum con il quale 27 milioni di italiani hanno confermato la pubblicizzazione dei servizi acqua, rifiuti e trasporti, sollecitiamo i Sindaci ad individuare nell’Azienda speciale costituenda per l’idrico il contenitore anche per i rifiuti puntando all’ambito provinciale come già deliberato”.

“Il nostro è un progetto che mette insieme ragioni ambientali, economiche, educative e soprattutto mette in regola l’Italia con la direttiva europea del 2008. La gestione dei rifiuti va definita a livello provinciale, per questo avevamo iniziato a muoverci nel 2012, in prossimità della scadenza del Piano provinciale rifiuti e di quello regionale. Purtroppo non siamo ancora riusciti a far capire che il problema inceneritore non è solo di Cremona ma dell’intera provincia. Anche laddove si è iniziato con la tariffazione puntuale, come a Casalmaggiore, non si è capito che si rischia di vanificare quel lavoro finchè si continua a basarsi sullo smaltimento tradizionale.” Dunque, totale contrarietà ad ogni forma di ammodernamento dell’impianto Lgh di S. Rocco, ma anche dell’ampliamento della discarica di Malagnino su Vescovato (progetto vecchissimo, partito nel 2007 e arenatosi davanti al Tar).  E a chi obietta che i rifiuti ospedalieri e gli altri non recuperabili avranno sempre bisogno di un inceneritore, i promotori della proposta rispondono con i numeri forniti dalla Regione, che nella mappatura degli impianti esistenti in Lombardia ha accertato l’esistenza di un surplus di inceneritori che avranno sempre meno combustibile da bruciare. “Impianti a fine vita come quelli di Cremona, Desio e Parona devono essere dismessi”, è l’auspicio degli estensori della proposta, la stessa recepita nella mozione votata dal Consiglio regionale a luglio e votata dalla metà dei comuni cremonesi, capoluogo compreso.

I sindaci cremonesi non dovrebbero aver dubbi su quale sia la strada battere, insistono gli ambientalitsi. Come autorità sanitarie della provincia con uno dei più alti tassi di incidenza dei tumori d’Italia, dovrebbero aver ben chiare le responsabilità anche penali oltre che morali che gravano su di loro.

21 le associazioni cremonesi che hanno sottoscritto questo manifesto di green economy, tra cui Coordinamento dei Comitati Ambientalisti lombardi, Legambiente, comitato No Autostrade. Alla presentazione ha partecipato anche Rifondazione Comunista, preoccupata in particolare degli aspetti legati alla perdita di controllo reale dei sindaci sulle proprie partecipate.

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Commenti
  • Amerigo

    Questi sono solo contro i normali cittadini. Li vorrebbero tutti poveri ed intenti a riciclare (parola che solo loro sanno tradurre). Nella religione della decrescita sono i nuovi sacerdoti. Il soviet dei rifiuti.

  • Operatore ecologico

    Io so che qui si è risolto il problema dei rifiuti con pochi soldi. Ho sentito colleghi dove non c’è l’inceneritore e costa molto di più. Ma questi signori sanno quello che fanno? Io sono preoccupato per il mio posto, loro che lavoro fanno?

  • Daniele

    ma queste persone sanno quello che dicono?
    in Europa la termovalorizzazione è molto più spinta che in Italia e non hanno multe!
    il nostro problema sono le discariche che ci fanno allontanare dalle nazioni quali Germania, Svezia, in generale nord europa in cui abbiamo una vera e seria differenziata spinta che li porta a riciclare o recuperare la maggior parte del rifiuto.
    ed il resto viene trasformato in energia!

    l’ambiente lo curano sul serio e non propongono di metterlo su strada per farlo arrivare ad un termovalorizzatore il più lontano possibile.

    l’ipocrisia di fondo è che va bene che venga bruciato solo lontano da me.
    se devo pagare qualcosa in più per il trasporto non è un problema mio.
    se creo inquinamento su due ruote non mi riguarda perchè la visibilità politica tanto l’ho ottenuta.

    rispondano invece cosa ne fanno delle percentuali di rifiuto non recuperabile e non riciclabile.
    l’Europa vi informo che ha dettato le regole di gestione dei rifiuti
    1 prevenire, diminuendo gli imballaggi
    2 riutilizzo
    3 recupero materiale
    4 recupero energetico (termovalorizzatori)
    5 discarica

    attenzione per chi votate!!
    questi dimenticano il problema lavoro, nuovi poveri e servizi ai cittadini solo perchè non appetibili a livello mediatico!

    vergogna!

  • Daniele

    Cito dall’articolo:
    “con creazione di occupazione (1 a 15 l’impiego di manodopera anche qualificata rispetto all’inceneritore)”

    questa frase cara signora da chi vorrebbe amministrarci è molto interessante.

    1 dimentica le persone che già lavorano sull’impianto, evidentemente persone di serie B che fine faranno? non vengono mai citate ma che io sappia esistono, hanno famiglia e come noi pagano tasse. vogliamo una seconda Tamoil?

    2 le persone che lavorano su un generatore a vapore (il termovalorizzatore è un generatore a vapore) a seconda della potenza hanno obbligo da legge di avere un patentino provante il superamento di un esame ministeriale, a differenza dei TMB il personale è più qualificato.
    lo so è difficile per un amministratore ma esistono i contratti di categoria in cui qualcosa viene spiegato, le consiglio di leggere prima di dire fesserie.

    3 il numero delle persone nei TMB sono simili se non inferiori rispetto ai termovalorizzatori che per loro natura richiedono un controllo attivo 24 ore su 24. la capacità delle persone che ci lavorano sono i valori delle emissioni sempre in linea di legge. basta guardare in rete per vedere come viene organizzato il lavoro negli impianti.

    una curiosità ma lei quando parla del termovalorizzatore di Cremona sa di cosa si sta riferendo o fa come presumo solo politica?

  • Francesca Pontiggia

    Spegnendo l’inceneritore si può accendere il lavoro e l’economia.
    Il sistema economico attuale si basa sulla seguente equazione: consumo di materie prime x produrre = lavoro = benessere, in America è nel Nord europa si sta diffondendo una nuova teoria economica che prende il nome di economia circolare ed è già stata denominata la terza rivoluzione industriale.
    Il principio che la sostiene è quello di disaccoppiare la produzione di beni con il consumo di materie prime e per far ciò è indispensabile recuperare la materia prima che attualmente viene incenerita.
    Ciò crea posti di lavoro aggiuntivi nel sistema di raccolta, infatti mediamente il numero di forze lavoro impiegate per una differenziata spinta è di 15 volte superiore a quelle impiegate per una differenziata finalizzata all’incenerimento.
    La lavorazione delle risorse (non più rifiuti)recuperate dalla differenziata porta anch’essa posti di lavoro, in quanto questi materiali dovranno essere trasformati in materie prime secondarie.
    In una nazione povera di materie prime come l’Italia capite bene l’importanza strategica di produrre materie prime secondarie che possono abbattere il costo di acquisto di materie prime alle aziende fino al 60-70% abbattendo così anche i costi di produzione che, sino ad oggi, sono stati abbattuti riducendo le tutele dei lavoratori.
    Per quanto riguarda il bilancio energetico anch’esso dà torto all’incenerimento, infatti per produrre una bottiglia di plastica si consuma 600 volte più energia di quella che si recupera bruciandola, inoltre la tecnologia di oggi ci aiuta rispetto a 20 anni fa, infatti siamo in grado di produrre energia pulita sfruttando in modo positivo le risorse naturali.
    La Germania ritira i nostri rifiuti campani per produrre ricchezza con le materie prime secondarie, l’Inghilterra applica questi principi da anni.
    Inoltre l’Europa ammette l’incenerimento solo dopo che le altre opzioni siano state rispettate, differenziare per dare benzina all’inceneritore non è considerato ne’ riuso ne’ riciclo, l’Europa ha chiesto una moratoria ai nuovi inceneritori entro il 2020…
    Per quanto riguarda i costi vi pongo un quesito: secondo voi chi pagherà gli 80-90mln? Ovviamente noi con le bollette che non si abbasseranno, anzi…
    Non siamo alieni, viviamo nella soietà, non abbiamo nessun vantaggio nell’impoverimento della società, anzi spendiamo tempo ed energie per il bene della società, le idee possono piacere o meno, possono trovare condivisione oppure no, ma non ritengo corretto insultare a priori, specialmente quando si utilizzano pseudonimi contro chi ci mette la faccia.
    Se siete, vista la situazione economica del Paese, preoccupati per il posto di lavoro, si può organizzare un incontro con sindacati e lavoratori per valutare insieme le criticità del progetto per migliorarlo insieme a chi, da anni lavora nel settore.
    Grazie per l’attenzione.

    • Daniele

      Spegnere qualcosa per accendere altro non porta mai più lavoro perchè vai a perdere quello che avevi prima.
      mi spiace leggere delle inesattezze evidenti.
      anche sulla repubblica qualche mese fa lo ha scritto.
      il nord europa considera il rifiuto una risorsa, il recupero energetico è ampiament previsto come trattamento del rifiuto.

      vuole dei dati di rifiuto termovalorizzato
      Danimarca 54%
      Svezia 51%
      Belgio 42%

      ho citato questi per evidenziare che sono anche i paesi che nella classifica di chi rispetta Kyoto sono ai primi posti.
      non sono degli ambientalisti di provincia che lo dicono ma classifiche internazionali.
      queste dicono che il recupero energetico, sottolineo recupero, quando attuato con le tecnologie più moderne è la soluzione ottimale per la parte di rifiuto non recuperabile e non riutilizzabile.
      non ho letto di come risolvete questa parte di rifiuto, vi ho fatto una domanda difficile?
      giusto per la cronaca i paesi citati prima hanno rispettivamente una percentuale di differenziata
      Danimarca 54%
      Belgio 57%

      in generale chi termovalorizza ha un 20% in più di differenziata!
      la Germania con il nostro rifiuto ha anche fatto funzionare i suoi termovalorizzatori! loro termovalorizzano il 37% e recuperano il 63%
      Non è vero che i termovalorizzatori devono chiudere nel 2020!
      è una leggenda metropolitana! Come si scalederebbero i paesi nordici?
      ditemi dove è scritto?

      non capisco come si fa a confondere i costi di produzione con le tutele dei lavoratori che avvengono con il contratto di settore
      dovrebbe essere importante per un amministratore almeno sapere che esiste!

      Il bilancio energetico è rispetto alla sua macchina a favore del termovalorizzatore.
      domani tutti a piedi?

      interessante sapere che non volete che il termovalorizzatore di Cremona venga migliorato dal punto di vista delle emissioni, non volete che la tecnologia attuale migliori le emissioni?
      Lo sa che il termovalorizzatore di Cremona è patrimonio di LGH e che quindi l’eventuale ammodernamento verrebbe pagato da tutti gli azionisti, compreso AEM.
      Invece la differenziata la paga il comune, direttamente noi con le tasse.
      queste cose sono così ovvie che viene a pensare male di chi per motivi politici non lo dice.
      le idee possono piacere o meno ma ignorare domande che non piacciono non le risolve ma le confonde.
      Daniele non è un pseudonomo.
      sono molto preoccupato di chi vende fumo ma che non parla di argomenti che a livello locale sono più importanti.
      secondo lei è normale che un uomo si uccida per il lavoro?

      • Daniele

        Correggo Danimarca rifiuto recuperato 44% sorry

  • Operatore ecologico

    Sig. Francesco Pontiggia,
    lei che lavoro fa?

  • paolo pini

    se desiderate spegnere il termovalorizzatore ed accampare obiettivi profetici sula differenziata spinta, prego accomodatevi

    fate richiesta scritta all’AEM da lunedì ogni giorno a voi 4 nella foto vi fate portare il rifiuto indifferenziato che viene oggi incenerito, poi vi fate portare ogni giorno la parte delle differenziata che non può essere riciclata, poi vi fate portare i rifiuti ospedalieri e, con questi rifiuti, ci fate quello che volete, li bruciate, li differenziate ulteriormente, etc…

    se non siete in grado, come effettivamente NON siete in grado, di gestire questo problema il detto “il buon tacer non fu mai scritto”… oggi è ancora valido

    da voi per mesi vedo e leggo solo chiacchere, progetti futuribili senza senso e con una interpretazione della fisica molto fantasiosa…

    fatevi girare da chi gestisce il rifiuto 100 tonnellate di rifiuto, realizzate quello che viene da voi professato a costi efficienti e con produttività industriali… ed il giorno dopo si chiude termovalorizzatore… a naso…rimarrà acceso per i prossimi 30anni..

  • GaBe56

    I contenuti del progetto “Amali” sono lodevoli e pienamente condivisibili. Data la delicatezza della posta in gioco e per evitare la trappola dell’ipocrisia e di secondi fini personali (o elettorali) non dichiarati, diciamo le cose come stanno: “Amali” non ha inventato nulla, ma allo stesso tempo non dichiara le proprie fonti, come sarebbe corretto fare per onestà intellettuale.

    Si tratta di una rivisitazione leggermente personalizzata di “Rifiuti Zero”, una strategia per la gestione dei rifiuti che esiste da trent’anni in tutto il mondo e che in Italia è ben rappresentata da Rossano Ercolini, Goldman Environmental Prize 2013, e da 194 comuni che l’hanno già adottata (vedi: http://www.rifiutizerocapannori.it/rifiutizero/comuni-rifiuti-zero/), tra cui Parma, Terni, La Spezia, Lucca, Treviso, Carrara, Benevento e Mantova, oltre al capofila Capannori (LU).

    A mio parere, sarebbe più trasparente dichiarare: “Amali” è la rivisitazione su base locale di “Rifiuti Zero”, così non ci sarebbero equivoci. Come quello di certi personaggi che adesso dicono di voler spegnere l’inceneritore, ma fanno parte, per discendenza diretta, degli stessi partiti che l’hanno fatto accendere, ignorando la volontà popolare espressa da un referendum. E degli stessi partiti che hanno nominato i dirigenti di Aem e delle sue partecipate, che preferiscono spendere ingenti quantità di denaro per il “revamping”, invece che per garantire un futuro sostenibile alla cittadinanza.

    • paolo pini

      prenditi una giornata di rifiuto indifferenziato… tutto questo lo fai diventare riciclato con ZERO ripeto ZERO chili di scarto non riciclabile ed il giorno dopo avrai il mio appoggio e quello della mia famiglia per spegnere il termovalorizzatore

      Chiama l’AEM per farti portare il rifiuto telefono 0372 418222

      nel mentre continuiamo a bruciare il rifiuto vah…

      chiacchere e distintivo

      • GaBe56

        Sfida accettata, ma ne lancio una anche a te. Vendi casa tua e acquistane o affittane una nei pressi dell’inceneritore/i. Tanto non c’è problema…
        Mi permetto di darti un consiglio: non usare toni che potrebbero sembrare sprezzanti, perché non li merito, ma soprattutto fanno male a te.
        Un’ultima cosa: per evitare brutte figure, verifica come si scrive correttamente “chiacchere”.

        • paolo pini

          buongiorno hai ritirato il rifiuto?

          per tua informazione ho controllato per strada abito a 1,5km dal termovalorizzatore in linea d’aria sarà meno di un chilometro

          un’ultima cosa per evitare brutte figure leggi, documentati, pensa con la tua testa, rifletti su dove andranno i rifiuti che tecnicamente non si possono recuperare (questa non è politica…. è fisica….)

          rifletti sul fato che il termovalorizzatore produce ogni anno energia e calore che un impianto equivalente per produrre la stessa quantità necessiterebbe di 8.900 tonnellate equivalenti di petrolio.

          rifletti sul fatto che le emissioni del termovalorizzatore sono inferiori a quelle delle acciacierie ai cementifici alle raffinerie e a tutti gli impianti di trasformazione di materie ferrose e plastiche (che brulicano in Lombardia) sia in termini assoluti sia per unità di materia prima impiegata….

          pensare con la propria testa non fa mai male, fare i fenomeni senza avere le conoscenze non si fa tanta strada….

          poi firmati con nome e cognome…

  • Operatore ecologico

    Quindi spegnere l’inceneritore vuol dire spegnere un’idea più che spegnere un impianto. Spegnere l’idea che la donna sia padrona del suo corpo (anche l’uomo ma la donna di più). Spegnere l’idea che sia giusto fare profitto. Spegnere l’idea che la tecnologia emancipa l’uomo. Ho capito bene?

    • GaBe56

      Certo. Se la tecnologia sacrifica l’ambiente, che è la casa di tutti e soprattutto delle future generazioni, è giusto, anzi doveroso, spegnere questa idea e costruire un futuro sostenibile. Se il profitto sacrifica la condivisione e la solidarietà, che sono l’essenza degli uomini veramente liberi, è giusto, anzi doveroso, spegnere questa idea e costruire un futuro con più felicità per tutti.

      • Operatore ecologico

        Mamma mia…questi ci riportano all’anno 1.000. Hanno la verità che li illumina.. da rabbrividire.

        • GaBe56

          Caro Operatore ecologico, illuminaci tu, non chiediamo di meglio. Come te, non ho verità, ma idee. Le mie le ho espresse; se vuoi, esprimi le tue, non limitarti alle battute. Sarebbe troppo facile replicarti allo stesso modo.

          • Daniele

            replica a questo

            L’esperienza di Capannori è eccellente nella raccolta ma non lo è altrettanto nel riciclo: sono più di dieci anni che non riescono a collocare nel proprio territorio un impianto di compostaggio. Quindi ogni giorno l’organico raccolto a Capannori va all’impianto di compostaggio di Montespertoli, che si trova in un’altra provincia e dista 60 chilometri. Non mi pare né molto ecologico né molto economico….
            Tutte le altre tipologie di raccolta (organico, multi materiale, indifferenziato) vengono avviate a riciclo o a smaltimento in altri comuni.

  • Operatore ecologico

    Quale volontà popolare? Ha potuto votare solo il 25% dei cittadini serviti dall’inceneritore di Cremona.(solo la città e non la provincia) Dopo 2 anni si è votato alle elezioni comunali ed i cittadini hanno scelto di premiare chi l’ha costruito. I manipolatori della democrazia stanno nei comitati.

    • GaBe56

      Se avesse votato l’intera provincia, il risultato favorevole al “no” per l’inceneritore sarebbe stato ancora più rilevante. Non per niente, nel Cremasco e nel Casalasco la raccolta differenziata si fa da anni e con risultati notevoli, mentre Cremona è la maglia nera. Comunque, dato che parli di profitti, lo sai che qualsiasi inceneritore, se non fosse per gli incentivi statali, che vengono tolti anche dalle tue tasche, sarebbe un’impresa fallimentare e a nessuno verrebbe in mente di accenderli? Si tratta, quindi, di economia assistita. E, per giunta, altamente inquinante…

      • Daniele

        Forse è il caso prima di documentarsi.
        La Germania e gli altri paesi che usano normalmente la termovalorizzazione non penso abbiano questi incentivi.
        Se continuano a risparmiare metano e petrolio usando come fonte enegetica anche il rifiuto evidentemente un guadagno c’è.
        o sono masochisti?

        il rifiuto non differenziabile e non recuperabile viene mandato al termovalorizzatore di Cremona.
        io prima di scrivere mi documenterei

        • Daniele

          il rifiuto non differenziabile e non recuperaabile del comune di Crema viene mandato al termovalorizzatore di Cremona.
          sorry ho dimenticato del comune di Crema

          • GaBe56

            Rispondo con le parole di Stefano Montanari, direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, che credo sia documentato quanto lei, probabilmente di più: “Il bilancio energetico degli inceneritori è fallimentare e, se non ci fossero le tasse dei cittadini a sostenere questa forma di trattamento dei rifiuti, a nessuno verrebbe mai l’idea di costruire impianti così irrazionali.
            La conclusione che qualunque scienziato può trarre è che incenerire i rifiuti è una pratica che non si regge su alcuna base razionale”.
            Può bastare? Altrimenti, posso procedere con altre citazioni, anche di candidati al Premio Nobel, sempre che lei non si ritenga più documentato e più preparato di loro.

      • Operatore ecologico

        Ma che strano.. Io ricordo che per molti anni Cremona ha fatto da guida per la gestione dei rifiuti in Italia. Ricordo che solo la città di Cremona ha investito tanto nell’ambiente quando gli altri comuni della provincia stavano a guardare. Ricordo che 15.000 TEP sul sistema urbano sono certificati da : ENEA, Politecnico di Milano, AIRU, ecc.. Ricordo di aver letto sul corriere un certo Mannheimer che aveva sondato i cittadini lombardi. Il 75 % dei Cremonesi era contento del sistema di gestione attuato. Ricordo soprattutto la tariffa che pago, che è molto bassa. So del cip 6 ma so anche che è durato solo 8 anni. Quindi o lei è un disinformato o lo fa apposta.

        • GaBe56

          Per quanto riguarda la disinformazione, legga il commento appena sopra.
          Per quanto riguarda la malafede, non mi sono permesso di attribuirla a lei, quindi lei non la attribuisca a me, altrimenti mi vedrei costretto, mio malgrado, a risponderle di conseguenza.
          Per quanto riguarda i primati di Cremona, uno è certo e ben deocumentato. E’ una delle città più inquinate d’Italia e non è certo un vanto. Forse lei non ha dei figli, ma, se li ha, provi a fissarli negli occhi e a dirgli: “Sono certo, assolutamente certo, che difendendo l’inceneritore, anzi gli inceneritori (sono tre) di Cremona, mi sto impegnando per garantirvi il migliore dei futuri possibili”. Se ha il coraggio di farlo, si auguri poi che, crescendo, i suoi figli non studino e non si documentino sulla gestione dei rifiuti, altrimenti delle sue affermazioni dovrà rendere conto direttamente a loro.

          • Daniele

            non ho letto nessun dato che contraddice quello che ho scritto. in particolare perl’esperienza di Capannori

            quindi ad un luminare di parte che dice che i termovalorizzatori non sono validi si contrappone la realtà di nazioni con i rispettivi luminari che invece fanno recupero energetico, con soddisfazione ambientale (classifica di Kyoto docet) e soddisfazione economica (hanno sentito meno di noi la crisi)

            non male.
            cominci pure a scrivere le dichiarazioni che vuole.
            i fatti però sono altro

          • Operatore Ecologico

            Usare la paura, le malattie ed i figli è da fascisti. Magari rossi, ma fascisti.

  • Alessandro Tegagni

    La sottoscrizione da parte dell’Italia degli accordi di Kyoto per la riduzione delle emissioni di gas con effetto serra, inserisce un’importante e nuova variabile nei criteri di scelta per la gestione dei materiali post consumo (MPC).

    Nel documento commissionato dalla Unione Europea, intitolato “Waste management options and climate changes” (Opzioni per la gestione dei rifiuti e cambiamenti climatici), presentato nel 2001 e consultabile in rete, sono riportati i bilanci di gas serra derivanti da diverse strategie di trattamento dei MPC.

    La tabella che segue riporta in sintesi le stime conclusive, in particolare i chili di anidride carbonica equivalenti risparmiati per ogni tonnellata di MPC trattati:

    1) riciclaggio e compostaggio – 461 kg
    2) trattamento meccanico biologico e segregazione in discarica – 366 kg
    3) termovalorizzazione con produzione di elettricità -10 kg

    L’interpretazione corretta di questi dati è che per ogni tonnellata di MPC che è termovalorizzata invece di essere riciclata, si aggiungono 451 kg di gas serra all’atmosfera del nostro pianeta, nonostante la promozione dei rifiuti a fonte energetica rinnovabile, realizzata per Legge dal ministro Bersani nel suo Decreto che istituiva i Certificati Verdi.

    Questa differenza è dovuta al fatto che la termovalorizzazione dei manufatti, dopo il loro consumo, costringe il sistema produttivo globale a produrre ex novo gli stessi oggetti, utilizzando materie prime vergini ed energia non rinnovabile.

    Le basse prestazioni in termini di riduzioni di gas serra della termovalorizzazione dipendono dalla bassa efficienza dei termovalorizzatori e dal banale motivo, sfuggito al legislatore, che il miglior combustibile presente nei nostri MPC sono gli oggetti di plastica, il cui carbonio è totalmente di tipo fossile, ovvero carbonio che la “natura” aveva provveduto a segregare da diverse decine di milioni di anni nelle viscere della terra, sotto forma di carbone e petrolio.

    Pertanto, bruciare plastica al posto del petrolio e del carbone, non comporta nessun vantaggio nei bilanci dei gas serra del pianeta, anzi, lo peggiora.

    I dati della tabella dicono anche che le comunità che danno la reale preferenza al riciclo e al compostaggio dei loro MPC, dovrebbero poter mettere in vendita, come prevedono gli accordi di Kyoto, una quantità di crediti “gas serra” nettamente maggiori di quelli delle comunità che privilegiano la termovalorizzazione.

    Ricordiamo che obiettivi minimi di riciclaggio pari al 50% e trattamenti meccanico-biologici (bio-ossidazione e fermentazione anaerobica) della frazione residuale, con successiva messa a discarica e segregazione del carbonio organico non bio-ossidabile (polimeri) o a bassa bio-ossidabilità (legno e derivati) sono le scelte di molte associazioni e numerosi comitati, in alternativa alla termovalorizzazione e all’uso di CDR.

    E, dati alla mano, questa scelta è quella che garantisce i maggiori risparmi di energia, di materie prime non rinnovabili e la massima riduzione delle emissioni di gas serra.

    Stupisce il fatto che cresce il numero di paesi che, al contrario di quanto fa l’Italia, tassano la termovalorizzazione invece di agevolarla in tutti i modi?

    http://ec.europa.eu/environment/waste/studies/pdf/climate_change.pdf

    Secondo l’articolo 216 del testo unico delle leggi sanitarie, gli inceneritori sono classificati come fabbriche insalubri di prima classe e come tali “debbono essere isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni” – ci sono dei limiti di legge.

    In Regione Lombardia è passato un emendamento, in cui l’assessore dell’ambiente si è già ampiamente espresso: “La regione Lombardia è più che autosufficiente dal punto di vista dello smaltimento e del trattamento in generale dei rifiuti. Visto che produciamo meno rifiuti, che ci sono già tanti impianti che ci permettono di smaltire i nostri rifiuti, l’idea è quella di andare sempre di più verso il riuso e il riutilizzo con tutta una serie di azioni importanti, non vedo perchè dovremmo anche solo perdere tempo a pensare a nuovi impianti ma anche ai raddoppi piuttosto che alle implementazioni di quelli già esisteni”. Studio di regione Lombardia del 2010 “valutazione statistico-economica dei modelli di gestione dei rifiuti urbani in Lombardia” – evidenzia chiaramente che all’aumento della percentuale di raccolta differenziata diminuiscono i costi del sistema di gestione dei rifiuti.

    Cercate in Regione Lombardia, chiedete all’ass.Terzi.

    Vi serve altro? Uno studio Epidemiologico? Verrà fatto, sicuramente non temete. C’è già quello dell’Emilia Romagna, ne faremo fare uno a Cremona appositamente. Se determinati personaggi argomentano le loro tesi, benissimo, argomenteremo le nostre.
    L’Europa segue la strada della disincentivazione degli inceneritori, e noi?

    Sento parlare di Protocollo di Kyoto, ma ci rendiamo conto che noi veniamo ogni anno multati per non rispettare il protocollo di Kyoto? I soldi li tirate fuori anche voi, ma se vi va bene così, sarete dei benefattori europei.

    • Daniele

      Dopo la teoria guardiamo la classifica europea di chi aderisce al protocollo di Kyoto così scopriamo che uno dei paesi meno rilevanti nel contesto internazionale, l’Islanda, è però il più pulito di tutti. A seguire troviamo Svezia, Francia, Norvegia, Svizzera, Slovacchia e Belgio.

      Poi facciamo un parallelo con la gestione dei rifiuti e scopriamo che la percentuale di rifiuto termovalorizzato è Danimarca (54%), Svezia (51%), Belgio (42%), Lussemburgo e Olanda (38%), la Germania (37%), Francia e Austria (35%).

      quando si dice la realtà supera la teoria!

  • Operatore ecologico