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Da nove giorni c'è aria inquinata Dati shock su smog e mortalità

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Non accennano a scendere (anzi) le polveri sottili nell’aria di Cremona. E’ da nove giorni che le centraline segnalano valori oltre i 50 microgrammi al metro cubo. Lunedì 9 dicembre (dati riferiti alle 24 ore precedenti) la media dei quattro rilevamenti si è attestata sui 71 microgrammi con piazza Cadorna a 83 microgrammi, Spinadesco a 75, via Gerre Borghi a 72 e via Fatebenefratelli a 52. Domenica la media era 74 microgrammi, venerdì ben 80. E’ dal 30 novembre che l’aria in città risulta irrespirabile. E questo solo per quanto riguarda il Pm10, per il quale esistono  valori limiti di legge. Non così per il Pm2,5, non ancora entrato nella legislazione nazionale, nonostante una direttiva Europea che ne fissa il limite giornaliero a 25 microgrammi al metro cubo (mai recepito dall’Italia). Ebbene a Cremona, tanto per prendere una centralina a caso, quella di piazza Cadorna, il valore era il triplo, 62 microgrammi, nell’ultima giornata rilevata.

Intanto dall’Europa arriva l’ultimo rapporto – shock sull’inquinamento come causa primaria di mortalità. Si chiama Escape (European Study of Cohorts for Air Pollution Effects) ed è stato pubblicato sulla rivista Lancet, coordinato dall’Università di Utrecht in Olanda, che  ha seguito in media per quattordici anni 22 coorti di popolazione europea (concentrate in 13 città), per un totale di 367.251 partecipanti. In Italia, lo studio è stato condotto a Roma dal Dipartimento di Epidemiologia del Lazio, a Torino da Città della Salute e della Scienza e dall’Università, e a Varese dall’Istituto Nazionale Tumori di Milano, per un totale di circa 31.000 persone. Si tratta di tre zone la cui aria è notevolmente migliore di quella che si respira a Cremona.

Mentre per gli ossidi di azoto e per le polveri più grossolane il risultato non è molto significato, è chiara invece l’evidenza per le polveri fini, con un aumento del 7% della mortalità generale per ogni incremento di 5 microgrammi/m3. Quello che più dovrebbe far preoccupare è che – afferma lo studio – il risultato è valido a qualsiasi livello di esposizione, per quanto basso sia; quindi anche per le località che si trovano ben al di sotto dei limiti di legge dettati dalla direttiva europea (per il PM 2,5 è 25 ug/m3). I limiti di legge, quindi, che a Cremona vengono superati decine di volte all’anno, non proteggono dall’inquinamento. Fra le 13 località esaminate dallo studio ce ne sono alcune (soprattutto nei paesi nordici) che non raggiungono la media annua di 10 microgrammi/metro cubo di PM2,5, mentre quelle italiane (Torino e Varese) superano i 30 mg/m3: il che si traduce in un aumento del rischio per i torinesi e i varesotti del 30-35% rispetto ai cittadini ad esempio della Finlandia.

Per risparmiare davvero in vite umane e malattie (come tumori, insufficienze respiratorie, ictus e infarti) bisognerebbe portare le polveri almeno a rispettare i limiti dettati dall’Organizzazione mondiale della sanità, che per le polveri sottili sono 10 microgrammi/m3. Un bel salto, per il quale ci vorrebbero misure straordinarie e strutturali, sia sul traffico sia sulle emissioni industriali, delle centrali termoelettriche e degli impianti di riscaldamento. Della popolazione campione, sono state considerate tutte le variabili che possono influire sullo stato di salute, mettendo quindi in relazione i livelli annui di inquinamento per le polveri (PM2,5 e PM10) e per gli ossidi di azoto con la residenza e la vicinanza o meno a strade trafficate. Dei volontari che si sono sottoposti allo studio è stato considerato il fatto che fumassero, bevessero alcolici, quanto pesassero, quale fosse il loro livello di colesterolo, la loro pressione, la frutta mangiata, il livello di studio e il fatto che lavorassero o meno. In questo modo è stato possibile correlare le morti alle concentrazioni di inquinanti in prossimità delle residenze, e correggere i risultati in base alle abitudini di vita e allo status sociale, che influiscono su salute e longevità.

“Ho letto la notizia, e purtroppo sono cose note – afferma Francesco Bordi, assessore all’Ambiente – A rischio di ripetermi, dico che a livello locale si può fare ben poco: è almeno a livello di macro regione che si potrebbe incidere, a cominciare da una rivoluzione dei trasporti che privilegiasse decisamente il trasporto su rotaia anziché su gomma. Al contrario, ogni giorno c’è un peggioramento sul fronte dei treni, è assurdo che non si riesca a trovare una soluzione. E poi agire sul riscaldamento, sulle emissioni industriali. Per quanto riguarda Cremona, con l’Ufficio Ambiente ho preparato un Piano sulla Mobilità Sostenibile che conto di presentare, ma servirà a poco se tutto resterà uguale nelle aree circostanti. Guardiamo le centraline di Soresina, o Pizzighettone: sono tutte con valori simili a quelli del capoluogo. E prepariamoci a una settimana con valori alti, perchè è prevista nebbia tutti i giorni”. Intanto, per saperne di più sull’aria di Cremona, dovremo aspettare l’arrivo delle trenta biciclette “intelligenti” che il settore Ambiente si è aggiudicato partecipando a un progetto sperimentale del Ministero. Saranno in grado di misurare le concentrazioni di inquinanti a seconda delle zone percorse, funzionando come vere e proprie centraline ambulanti.

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